Il mondo intorno a noi

Comunicazione etica

Le parole sono importanti e anche l’uso che ne viene fatto.

Quasi tutti siamo in grado di parlare o scrivere, ossia di esprimere il nostro pensiero attraverso le parole. L’atto del parlare non include necessariamente né la presenza di un ricevente né interesse per ciò che egli potrebbe provare alle nostre parole.

Comunicare, invece, significa interagire con un interlocutore (detto ricevente) con il quale l’emittente (colui che sta parlando o scrivendo) crea un rapporto di comprensione o partecipazione. Non tutti sono in grado di comunicare.

Solo pochi sanno comunicare eticamente, ossia senza discriminare od offendere la controparte o altre categorie di persone.

Faccio un esempio.

Vengo affettuosamente tacciata di essere una persona con determinate caratteristiche. Ecco come potrebbero essere presentate nelle tre specie comunicative di cui sopra.

Parlare: STRONZAH E PARACULA! 😍

Comunicare: Anche se mi prendi per il culo e sei una brutta persona, io ti voglio bene lo stesso. 😍

Comunicare eticamente: Non sempre apprezzo la tua ironia e voglia di volgere le situazioni a tuo favore, ma io ti voglio bene lo stesso. 😍

A questo punto il ricevente diventa emittente, ossia la sottoscritta che, adeguandosi allo stile comunicativo, potrebbe rispondere con:

Parlare: VAFFANCULO 🤣

Comunicare: Mi dispiace se ti ho fatto rimanere male, ma vedi di andare a fanculo 🤣

Comunicare eticamente: Mi dispiace se ti ho fatto rimanere male, ma personalmente ritengo solo di avere un comportamento iper-reattivo all’ambiente circostante con tratti disinvolti di adattamento della realtà ai miei interessi. 😁

E prova ne è che non uso mai questa faccetta paracula 😉, poiché sono cintura nera di comunicazione eticamente perculante. 🤣🤣

Scherzi a parte, non voglio insegnare niente a nessuno, ma comunicare è una cosa seria, soprattutto per chi vuole fare self advocacy: vivere una determinata condizione o lottare per cambiare qualcosa che non condividiamo, non fa di noi dei comunicatori, men che meno dei comunicatori etici nel momento in cui per perorare la nostra causa discriminiamo altre persone.

Un esempio? Dire che l’autismo non è causato dai vaccini, ma potrebbero esserlo le comorbidità ad esso associate quali ad esempio la disabilità intellettiva, senza pensare che stiamo rigirando la frittata che non ci piace su un’altra condizione.

Ovviamente parlare è più facile che comunicare, richiede meno fatica e un VAFFANCULO detto a piena bocca, sul momento, da più soddisfazione di tanti giri di parole, ma, oltre a chiudere il canale comunicativo, potrebbe anche far soffrire il nostro ricevente. Nonostante mi si tacci di essere stronzah e paracula, tendo ad evitare scontri diretti, perché credo fermamente che la conoscenza crei gentilezza e per poter divulgare le nostre idee, indipendentemente da quali esse siano, abbiamo bisogno di riceventi disposti ad ascoltarci e a confrontarsi con noi.

Quindi: un bel tacere non fu mai scritto, ma se riteniamo che il nostro contributo sia fondamentale per migliorare la società, comunichiamo eticamente, altrimenti ci riduciamo a “dei blablabloni.. gente che blabla”.

P. S.: mi dissocio sull’uso discriminatorio che Crozza fa della parola “matti”, ma le mie capacità di tecnico audio e video sono limitate.

Il mondo intorno a noi

Comunicazione e rispetto

Leggo molti post sulla complessa diversità degli stili comunicativi, sull’uso etico delle parole e sui fraintendimenti che possono nascere da un uso non condiviso delle stesse.

Tutto vero, tutto estremamente importante, ma…

Le parole sono fondamentali, a volte, però, per quanto una persona si sforzi, non esistono sinonimi adeguati per soppiantare un vocabolo. O forse sì, ma a patto di riuscire a modificare la comunicazione della maggioranza.

Il confronto è assolutamente necessario: favorisce prospettive e spunti di riflessione, può aiutare gli indecisi a crearsi un’opinione non conforme a quella della massa.

Il dibattito è linfa per le menti aperte e desiderose di apprendere, ma non può prescindere dal rispetto di tutte le parti in causa.

Posso condividere o meno il pensiero di una persona, posso decidere di commentare o meno un post che non apprezzo, ma nessuno mi dà il diritto di attaccare o offendere la controparte, di giudicare il pensiero altrui senza alcuna forma di apertura alla comunicazione, sebbene la fiammella della verità arda sulla mia mano.

Quello che mi auguro in futuro è di leggere meno post sui bias comunicativi (mi hanno detto che ne sono piena) e di più sul rispetto.

La comunicazione senza il rispetto non è comunicazione: si chiama monologo e, per quanto io possa essere nel giusto, nel momento stesso in cui offendo qualcuno, la fiamma della verità si spegne a causa dello spostamento d’aria provocato dalla chiusura della porta comunicativa.

Ora, e lo metto appositamente in maiuscolo affinché sia ben visibile,

CHIUNQUE VOGLIA COMMENTARE I MIEI POST È LIBERISSIMO DI FARLO, MA NEL PIENO RISPETTO DI TUTTI COLORO CHE SCRIVONO, SOPRATTUTTO DI CHI HA OPINIONI DIVERSE. CHI NON LO FARÀ VERRÀ BLOCCATO SEDUTA STANTE.

E non me ne fregherà un cazzo del funzionamento neurologico! Io non faccio discriminazioni tra neurotipici e neurodiversi: vi mando a fanculo tutti alla stessa maniera.

Ultima cosa. Vi prego, non siate pusillanimi come lo sono stata io in questi giorni che, pur di non avere discussioni sterili, ho evitato più volte di esprimere il mio pensiero.

Facciamo un patto: voi esprimete le vostre opinioni qui me, mi interessa e ci tengo, e io prometto che vi difenderò da eventuali da attacchi, soprattutto se la penserò diversamente da voi.

Questa è una monarchia illuminata, non una dittatura nazista.

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