Ariel · LA MAMMA AUTISTICA

Il regalo (Buon Natale)

Ogni anno diventa più difficile scegliere il regalo di Natale per Ariel.

A differenza del fratello, con lei non ci sono mai stati segreti: non le ho mai parlato di un signore pancione di rosso vestito che, con una slitta trainata da renne, porta i regali ai bambini buoni. Ho sempre preferito un approccio razionale che le fosse più congeniale. Anche perché cosa vuol dire “essere buona” per Ariel? Quando lei è libera di essere se stessa è sempre “buona”, potrebbe non risultare tale agli occhi di chi la vorrebbe conformare alla norma. Non capirebbe la punizione del carbone e sono certa che non le interessa non trovare regali con il suo nome: a differenza degli altri bambini lei non ha mai grandi richieste e non ama spacchettare i doni sotto l’albero.

Per i suoi primi tre Natali le regalai tre bambole, poi capii che non aveva senso: non le piacevano, anzi, forse pure la spaventavano un po’ visto che spesso la trovavo a combattere furiosamente con loro. Così rinunciai ad un regalo che era uno stereotipo dell’infanzia femminile e che alla fine, lo ammetto, non piaceva nemmeno alla mia me bambina. Oggi l’unico sopravvissuto è Cicciobello a cui è improvvisamente spuntata una strana barbetta da moschettiere, opera di uno dei tanti maschi che gira per casa.

Ogni anno, quindi, parto con lei a fare gli acquisti di Natale e cerco di capire cosa le piace: la osservo soffermarsi su pastelli colorati, libretti sonori, oggetti pelosi che tocca con delicatezza, ma alla fine sceglie sempre lo stesso libretto di Bing, la stessa confezione di bolle di sapone…

Ariel però ha 9 anni e mezzo e mi chiedo se questi regali siano adatti: è facile considerarla una bambina più piccola di quanto sia visto che non parla e nessuno riesce a sondare fino in fondo i suoi sogni e i suoi desideri. Generalmente sono brava ad interpretare le sue richieste, raramente sbaglio, ma nei confronti dei regali di Natale ho una forma di blocco mentale, divisa tra tre fattori: regalarle un gioco adatto alla sua età, ciò che mi farebbe piacere regalarle e quello che lei vorrebbe ricevere.

Sta crescendo e non vorrei mortificarla con regali da bambina molto più piccola, ma poi penso a quanto è felice quando scoppia le bolle di sapone e a quanto si sente competente mentre attacca gli stickers di Bing. Chi sono io per giudicare ciò che la diverte? In fondo ci sono adulti che non cresceranno mai e che si immedesimano talmente nei giochi della PlasyStation da pensare di poter guidare un’automobile di Formula 1 solo per avere vinto il Gran Premio di Montecarlo virtuale… Se si somma che io amo la neve e che potrei passare ore a guardarla cadere, con la lingua di fuori, perché trovare infantile la passione di Ariel per le bolle? Chi è senza peccato scagli il primo fiocco (o il primo controller).

Cos’è per voi un regalo?

Per me è un dono scelto con il sorriso pensando a chi lo riceverà, una coccola per l’anima che fa sentire amati e apprezzati per il semplice fatto che qualcuno si è ricordato di noi. Non è necessariamente un oggetto e potrebbe non avere un valore economico, ma anche solo emozionale.

In questi giorni Ariel mi cerca spesso, mi prende per mano e mi fa accomodare sul divano di fianco a lei, mentre guarda i cartoni animati o sfoglia un libro. Ricerca la mia compagnia, non vuole sentirsi sola.

Così  ho deciso.

Le ho regalato una macchina che crea e spara bolle che ho incartato e infiocchettato in rosso e bianco per farle capire che nei pacchetti a volte ci sono regali divertenti.

In un cesto ho riposto una copertina morbidosa, qualche lattina di Coca Cola, una confezione di popcorn e il solito libretto con gli stickers. Il contenitore in vimini è aperto, così che lei non debba scartare troppi regali visto che non le piacciono le sorprese e che possa subito vedere che sono tutte cose che ama.

Soprattutto le donerò del tempo tutto per lei e lei farà altrettanto con me: metteremo la Coca Cola e i popcorn sul tavolino basso, ci siederemo sul divano con i nostri calzini antiscivolo preferiti – azzurri i miei, blu i suoi – la copertina sulla gambe e, mentre lei attaccherà adesivi, io guarderò il fuoco ardere nel caminetto e penserò a quanto sono fortunata a poter godere di momenti così preziosi.

Mentre scrivo queste righe, Ariel ha aperto una Coca Cola, ha steso la coperta sulle gambe e sta guardando un episodio di Bing in televisione: ha davvero apprezzato il suo regalo e io sono felicissima, perché, nonostante tutti i dubbi, anche questa volta sono riuscita ad interpretare i suoi desideri e la sua serenità di questi istanti è il regalo di Natale più prezioso che io possa ricevere.

Non mi resta che augurare Buon Natale a tutti voi, amici cari.

Un forte abbraccio dal divano nell’ultima stanza dell’ultima casa, dove il carpino scoppietta allegro e il profumo della cioccolata che sale dalla tazza stretta tra le mani scalda il cuore e gli ricorda che Natale non è un giorno, ma uno stato dell’anima.