Ariel · Davide · LA FAMIGLIA AUTISTICA · LA MAMMA AUTISTICA

Dalla madre ai figli

Ieri siamo usciti a cena, una delle nostre rare uscite serali. Avevamo già mangiato quando ho visto Ariel piuttosto agitata e, al suo accenno affermativo alla domanda: “Devi andare in bagno?”, ci siamo alzate, le ho messo la mascherina e, mentre stavo indossando la mia, l’ho vista avvicinarsi ad un tavolo con tre adulti e una bambina di un anno e mezzo circa. Ho fatto un salto per acchiappare la Princess temendo che, in uno dei suoi slanci di affetto verso i bambini più piccoli, volesse accarezzare la bambina, ma Ariel è stata più veloce e con sommo orrore l’ho vista armeggiare con il telefono su cui la piccoletta stava guardando i cartoni animati: la nostra streghetta voleva scegliere un cartone animato che fosse di proprio gradimento. Ovviamente mi sono scusata profusamente e, senza troppe spiegazioni, l’ho allontanata dalla famigliola imprecando a denti stretti e facendomi una nota mentale di preparare una storia sociale.

Questa è solo l’ennesima figuraccia fatta da quando sono diventata madre.

Tempo fa al bar Ariel tentò di rubare il telefono al signore che stava facendo colazione di fianco a noi e al McDonald’s decise che le patatine della ragazza del tavolo di fronte erano più buone delle sue e se andò a prenderne una tra lo stupore della cliente e l’imbarazzo della sottoscritta che non aveva previsto l’ennesimo tentativo di furto. Sì, lo so che tutto questo non è socialmente accettabile e, infatti, ci stiamo lavorando!

Anche Davide nell’arco degli anni ha contribuito a questo parterre di vergogna materna: aveva 15 mesi e, in piena fase Terrible Two, ci fece quasi cacciare dall’hotel in cui soggiornavamo urlando e dando il peggio di sé. Avevamo un trattamento in mezza pensione, ma cenammo al ristorante solo la prima sera quando prese un pacco di caramelle dure dalla mia borsetta e iniziò a lanciarle ovunque. Non so come, ma ad un certo punto mi ritrovai sotto ad un tavolo a raccogliere le caramelle, terrorizzata l’idea che qualcuno ci mettesse il piede sopra e si facesse male. Sempre durante quella vacanza invernale (ma anche infernale!), avemmo la brillante idea di andare al MART a Rovereto: il pestifero prima tentò di abbracciare una statua tra la costernazione del custode e poi di fare una bagno nella fontana antistante l’ingresso.

Tutt’oggi continua a collezionare figuracce che subisco di riflesso, ma che non riporto nel pieno rispetto dalla sua privacy di pre-adolescente. Vi basti sapere che non sempre la zip dei pantaloni si trova al posto giusto…

Ho sempre odiato fare brutte figure e, da che ho memoria e consapevolezza di me stessa, cerco di evitarle in tutti i modi filtrandomi in continuazione e probabilmente questi tentativi di autocontrollo hanno un effetto paradosso che dà luogo a situazioni surreali, soprattutto quando le provocano i miei figli che hanno la capacità di lasciarmi disarmata. Poi però ripenso a quello che ho combinato io in passato ed effettivamente…

Una vacanza in Spagna fu teatro di una miriade di episodi fantozziani. Avevo 8 anni e ne combinai di tutti i colori: a Toledo rischiai di sfondare una vetrina con la fronte, poiché non mi ero accorta che i beni esposti erano protetti da un vetro; a Madrid rimasi bloccata tra le porte di un vagone della metropolitana, perché, pressoché priva del controllo del mio corpo, ero convinta di riuscire ad entrare ed invece no! Fui salvata da mio padre e da un signore che mi tirarono e strattonarono finché riuscirono a tirarmi dentro. È un miracolo se non ho il braccio destro 30 cm. più lungo del sinistro! A Barcellona ebbero la brillante idea di affidare alla sottoscritta il biberon di mio fratello, pieno di Coca-Cola mista ad acqua. Passeggiavamo sulle ramblas, io ero distratta (come sempre!) e iniziai a giocherellare con la tettarella del biberon: presi la tettarella tra pollice e indice e iniziai a sheckerare la bottiglietta a destra a sinistra. Ovviamente ebbi la brillante idea di mollare la tettarella nel preciso istante in cui passava un signore completamente vestito di bianco. Il biberon esplose a pressione inondando il signore di liquido marroncino. Quel giorno ho imparato un sacco di parolacce catalane…

Qualche annetto dopo, mentre ero in vacanza con mia madre, decisi di suonare il campanello della nostra camera per vedere cosa sarebbe successo, mentre la genitrice mi blastava: “No sta točhâ!”[1], ma io niente!, dovevo assolutamente scoprire l’uso del campanello e suonai. Sentimmo lo scatto della serratura e la camera chiudersi ermeticamente, il pass si smagnetizzò seduta stante e, mentre stavo cercando di capire cosa fare arrivò la security con i nuovi pass. Ovviamente ci chiesero i documenti, mi dovetti scusare e mia mamma mi fece un cazziatone storico. Brutto essere ripresi così duramente dalla mamma a 32 anni.

L’ultima figuraccia è di stamattina. Sono entrata piano piano nel campo di girasoli per scattarmi questo selfie: mi imbarazza fare certe cose e cerco sempre di passare inosservata. Ho fatto la fotografia, l’ho controllata e ho iniziato ad uscire. Avevo metà corpo sulla strada e metà nel campo, quando è passato un signore anziano che mi ha guardata stupito. Cercando di leggergli nel pensiero gli ho detto: “Sono entrata per farmi una fotografia…”

Apriti cielo: lo sguardo si è annuvolato immediatamente e se ne è andato borbottando: “Ğovins!”[2]

Considerata l’età, probabilmente per lui è più accettabile entrare nel campo ad espletare funzioni corporali che per farsi fotografie da soli.

Domani contatterò la SINPIA[3] per vedere se vogliono lavorare con me sullo studio di una nuova malattia: la sindrome di KatyZof , ossia la trasmissione genetica dalla madre ai figli della capacità di fare stratosferiche figure di merda.

P.S.: un sentito ringraziamento al signore che mi ha dato della “giovine”, anziché della cretina.

katy_girasole

[1] Non toccare!

[2] Giovani!

[3] Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza

Ariel

Il grande amore di Ariel per la montagna

“Ariel… Ariel… Arieeeeel… Dove sei? Dài, su che andiamo in montagna…”

La Princess non si trova. Quando le abbiamo detto che saremmo andati in montagna, ci ha guardati con odio profondo e ora non la troviamo più.

Finché sento un debole “Aaaah!” provenire dal soggiorno.

Trovata! Era nascosta accanto a Orso e agli Alpini: forse sperava che la proteggessero.

Quando una bambina che butta i telefoni in acqua incontra due genitori con la cazzimma a mille, quella bambina ha davanti a sé una strada in salita.

Letteralmente.

Ariel · LA MAMMA AUTISTICA

Non è l’autismo…

Completamente vestita, tiene il disgraziato cellulare con il pollice e l’indice e mi guarda con aria di sfida.

“Ariel, dai il cellulare alla mamma…”, dico allungando la mano verso di lei che, invece, arretra verso il centro della piscina.

“Ariel, mi sto arrabbiando. Dammi il cellulare!”, intimo facendo il passo del granchio verso sinistra, mentre lei fa altrettanto in maniera speculare. Non riesco a guadagnare centimetri, è troppo furba, la Stregacombinaguai!

Ci guardiamo dritte negli occhi: è uno scontro di volontà epico. Mi tolgo una ciabatta e la minaccio: “Ariel, non costringermi ad entrare!”

Sorride strafottente, allunga il braccio lateralmente, apre le due dita e fa deliberatamente cadere il telefono in acqua.

“NUOOOOOOOOOOOOO! Ariel, jo ti copi!” (*)

Ride, ride soddisfatta. Lo recupera sul fondo della piscina e si avvicina con la sua preda grondante acqua. L’acchiappo per un braccio e la faccio uscire dalla piscina, per oggi ha chiuso.

Questa volta l’autismo non c’entra proprio per nulla: questi sono i primi sprazzi adolescenziali di una femmina volitiva e vagamente anarchica… Mi chiedo da chi possa aver preso…

Quando una mamma armata di ciabatta discute con una bambina armata cazzimma per la salvezza di un telefono, quel telefono è un aggeggio morto.

Dopo numerosi tentativi di rianimazione, compreso un trapianto a batteria aperta, l’aggeggio è attualmente ricoverato in terapia intensiva dove lo teniamo in coma riso-logico.

Metti:
per una preghiera per l’aggeggio;
😂 se usi le ciabatte come armi di dissuasione di massa;
👍se hai figli adolescenti.

Scrivi AMEN nei commenti se anche tu stai pensando scappare di casa!

Ariel adolescente… Che Odino abbia pietà di me!

* Friulano, trad. “Ti ammazzo!”, in certi momenti la marilenghe rende decisamente meglio dell’italiano 🤣🤣

segno della croce canavacciuolo

Ariel · LA MAMMA AUTISTICA

Non chiudete quella porta

Ferma sull’uscio di casa, il cellulare nella mano sinistra, sto togliendo le chiavi con la destra quando Ariel mi spinge fuori, esce e… Chiude la porta.

Nuooooooooo! 😱😱😱😱😭😭😭

Il mio urlo di dolore riecheggia nella Bassa Friulana: siamo chiuse fuori.

Controllo tutte le porte e le finestre di casa, ma so, SO che è tutto sprangato: da 15 giorno chiudo tutto a chiave e abbasso le saracinesche ovunque per evitare altri bagni serali in solitaria della Princess.

Recupero le chiavi di riserva ed entro dal seminterrato, ma la porta in cima alle scale è irrimediabilmente chiusa.

Chiamo mia mamma, chiamo Luca e alla fine decido: sfonderò quella porta a martellate.

Thor, scansate che sto arrivando io!

Allontano Stregacombinaguai e Canesempreincalore e do un timido colpo al vetro.

Niente. Non succede niente al vetro che protesta emettendo una vibrazione che fa rizzare i peli di tutti e tre.

Basta! Ecchecazzo, pure la porta ci si mette oggi? Già sto nervosa di mio!

Immagino che al posto del vetro ci siano tutti coloro che hanno deriso i miei figli in questi anni e… Viene giù al primo colpo.

Fanculo, mai fare arrabbiare una mamma armata di martello, hai capito, vile vetro giallo?

Chiamo Luca e gli dico: “Siamo dentro.”

Lui: “Vabbè, vorrà dire che è la volta buona che cambieremo i serramenti…”

Esticazzi! Ad averlo saputo, li prendevo a martellate tre anni fa! 🤔🤔

E subito mi viene un’idea geniale: “Ariel… Arieeeeeeel, cucciola di mamma, vieni qua… Adesso ti insegno un bel gioco con questo aggeggio per distruggere le cose… Dai un bel colpetto sulla cassettiera di mamma, brava, continua così…” 😈

Chissà in quanto tempo quelli di Manomano consegnano l’aggeggio per bucare cose? 😁😁

Se oggi non vi risponderò, è perché sto lavorando per “rimodernare” casa. Sapevatelo!

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Ariel · Il mondo intorno a noi

La linea del cerchio (una storia di autismo e di abbracci)

Ringrazio Anna Sabatti e tutto lo staff di Mongolfiere Tascabili per questa preziosa opportunità.

LA LINEA DEL CERCHIO
(Una storia di autismo e abbracci)

Le lacrime scendono improvvise, come se qualcuno avesse aperto un rubinetto che non riesco a controllare.

Guardo mio marito: i suoi occhi sono inespressivi, forse non ha capito appieno ciò che la psicologa ci sta comunicando, la portata devastante di una locuzione come “bambina speciale”.

Ariel gioca su un materassino nell’angolo dello studio ed emette i suoi soliti suoni che sembrano essere senza senso per alcuni ma che io, dopo 30 mesi, di abbracci, di lacrime, di coccole, di dolore riesco ad interpretare: ogni sfumatura, ogni chiusura, ogni tonalità hanno un senso ben preciso in questa comunicazione atipica, fatta di urla e amore, di braccia trascinate, di sguardi evitati.

 

la linea del cerchio – mongolfiere tascabili

Ariel

Ops… She did it again!

Altro che Britney Spears: Ariel è una recidiva della peggior specie.
Ieri, dopo essere stata in piscina con Papà e Davide, è rientrata per pranzare e mi ha subito chiesto il telefono, (il riso non ha fatto il miracolo e il tablet ha visto la luce che Melinda Gordon fatti in là).
Gliel’ho dato e, mentre mettevo la pasta a Davide, ho chiesto ai due uomini: “Avete chiuso la porta e abbassato la saracinesca, vero? Non vorrei che…”
Mi hanno guardata con gli occhi del cerbiatto accecato dai fanali e subito dopo Davide è scattato verso il giardino sul retro… Troppo tardi: Ariel aveva già lavato il telefono. 🤬
Il povero aggeggio (aveva solo 15 giorni di vita) non è completamente defunto: continua a ricevere messaggi e chiamate, ma lo schermo è completamente nero, così devo pure sorbirmi la tortura cinese di sapere che c’è qualcuno che mi cerca e non sapere chi. 😭
Ora sto lavorando sulla storia sociale, ma intanto ho preparato la regola visiva. Se non funzionerà, smantellerò la piscina con le mie mani: l’oggetto che dovrebbe essere di divertimento, sta diventando una schiavutù per l’intera famiglia costringendoci a vivere tappati in casa con porte e finestre sbarrate.
Ciao, Redmi Note T8, abbiamo passato poco tempo insieme, ma ti ringrazio per le belle foto. R.I.P.
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Ariel · LA MAMMA AUTISTICA

Vorrei…

VORREI…

Vorrei essere felice come Ariel in piscina,

Come Davide in aeroporto,

Come Luca allo stadio,

Come Baloo, perennemente in calore, attaccato alla gamba del disgraziato ospite di turno.

Invece sono stecchita come il tablet che Ariel ha fatto cadere in piscina.

Vorrei qualcuno che si buttasse in acqua per salvarmi come la Princess ha fatto per il suo aggeggio,

Qualcuno che mi mettesse ad essiccare in un sacchetto pieno di riso,

Qualcuno che mi prestasse una corona del rosario e una Radler per credere nella resurrezione tecnologica.

Ariel

La subdola nuotatrice

“Ciao Katy, ti volevo dire che Ariel è in piscina da sola. Nuda.”

Porca trota! Ringrazio il vicino di casa e corro sul retro urlando a Luca: “Ariel è in piscina da sola! “

La trovo infreddolita, ma raggiante.

Comunque io lo sapevo.

Come cosa?!

Sapevo che:

1. Ariel stava combinando qualche guaio visto che non si sentiva volare una mosca;
2. La piscina sarebbe stata la mia croce estiva dell’anno Domini 2020;
3. L’altalena, croce estiva dello scorso anno, sarebbe diventata il suo elemento distrattore. Me la vedo mentre pensa: “Faccio finta di salire sull’altalena e appena si distraggono, mi butto in piscina!”;
3. Il telo, che mio marito reputava un potente dissuasore, non l’avrebbe dissuasa proprio per niente;
4. L’assenza della scaletta, che mio marito reputava un ulteriore dissuasore, l’avrebbe dissuasa meno del telo;
5. La pioggerellina ed il freddo non l’avrebbero fermata manco per il cavolo;
6. Passerò l’estate a fare la bagnina.

Quello che non sapevo è che mia figlia sapesse saltellare: mentre rientrava in  casa, saltellava e rideva soddisfatta per averci gabbati.

Potere di un bel bagno serale a 10 gradi.

Nella fotografia potete ammirare una bambina autistica raggiante avvolta in un fumetto che le copre le pudenda che lei, invece, esibisce al mondo senza alcun problema. E niente, non ha decisamente preso da me. 🙈

Ariel

9 anni

Piove, fuori e dentro.

Oggi Ariel compie 9 anni.

I temuti 9 anni del “se non parlerà entro i 9 anni, non parlerà più”.

I fatidici 9 anni che fanno da spartiacque tra la bambina e la ragazzina.

I 9 anni che stanno all’infanzia come i 45 alla mezza età: giri di boa che chiudono un ciclo e ne aprono un altro.

A me i numeri dispari piacciono da sempre, ho una fissa per i numeri primi escluso l’inutile 2 che viaggia sempre in coppia perfetta.

Ariel 9 anni, io 45. Ho vissuto 5 volte la sua vita e ogni giorno imparo qualcosa da lei. È una maestra esigente, ma paziente con quest’alunna somara che recidiva sempre negli stessi errori.

Piove fuori, ma non dentro.

Ariel cresce e ogni giorno fa un importante passo da formica verso un futuro pieno di incognite, ma con una grande certezza: l’amore della sua famiglia che la avvolge e la protegge e che scalda il mio cuore di cristallo.

Piove fuori, ma dentro c’è il sole per brindare alla mia Principessa del Vento.

Tanti auguri, Princess Ariel!

Ariel

La Princess senza pisello (e non pensate male, scostumati!)

Ariel ha una spiccatissima selettività alimentare incentrata su tre capisaldi:

1) il cibo che mangia deve rientrare nella punta della piramide alimentare;
2) deve essere di colore giallo impanato;
3) più può sporcare casa mangiando, meglio è.

Le lasagne devono essere fatte con la Sfogliavelo di Rana, il ragù della mamma e la Besciamella della Chef. A casa nostra, montate in sua presenza e, in caso, trasportate a casa della nonna.

Quando mangiava la pasta (ora si è presa una pausa di riflessione), gradiva solo le mezze penne della De Cecco con Tonno Rio Mare. Non il pescato a canna, per amore diddio!

La brioche è esclusivamente alla marmellata de “Il Pasticciere”, i
bastoncini di pesce sono della Findus e i Cordon Bleau e i wurstel “Wudy” della Aia.

Adora la Coca-Cola, ma accetta anche la Pepsi, unica concessione della nostra Princess senza pisello, perché schifa frutta, verdura e legumi, nonché dolci e gelato. Ama, però, mangiare lo zucchero con il cucchiaino e caramellare tutta la casa.

Ora, a quasi 9 anni, ha scoperto le patatine.

Rigorosamente le Classiche della San Carlo.

E sì: ho provato più volte a cambiare marca, ma il suo delicatissimo palato riconosce subito le differenze e schifa ciò che non le piace. Abbiamo lavorato a lungo sulla sua rigidità alimentare, ma con scarso successo.

Lei è soddisfatta di ciò che mangia, è normopeso e le sue analisi del sangue sono perfette.

Mi chiedo: ha senso insistere nel cambiare il suo stile alimentare o sarebbe l’ennesima imposizione decisa da altri per lei?