Ariel

La luna piena

L’autistica mannara ulula alla luna piena e ronfa nascosta dai cuscini quando il sole è ancora alto.

Lentamente si alza e, con umore variabile come la mattina di novembre che l’avvolge, si trascina a piedi nudi sul divano, dove si adagia, novella Paolina, tutta burro e brufoletti. Accende la televisione e inizia la lenta vestizione che la porterà, una volta pronta, a godere voracemente di quei tre pezzi di merenda che Antonietta voleva elargire al posto del pane.

La Mater Incoronata, chiedendosi il senso del Santo Patrono nello stato laico, e facendo l’appello di tutti gli altri Santi del calendario per il giorno di scuola mancato, la porta a prendere scarpe sbriluccicose dalla pianta larga, perché la Principess Mannara ha il piede leggiadro di Genoveffa, ché la scarpina di vetro lei non se la può permettere.

Dopo un lauto pasto a base si pepite fritte presso la M gialla, è stata portata nella Casa del Vizio, ove coccole, Coca Cola e würstel non mancano mai.

Stravaccata sul divano, guardando sul tablet il ratto preferito, con dito affusolato ordina e dispone, finché alle materne raccomandazioni

“Sii ubbidiente con la nonna”,

sfodera un sorriso sghembo e ferino e risponde agitando a destra e a sinistra l’indice:

ℕ𝕆𝕆𝕆𝕆!

Negli occhi il pensiero:

“Io sono la Princess, la Svevia è lontana e dalla Nonna regno sovrana.
Tu, Mater Incoronata, va’ pure a studiare, io qui faccio ciò che mi pare.
E stasera non sperare nella fortuna, tanto sai che ululerò di nuovo alla luna!”

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