Il mondo intorno a noi

Notte prima degli esami… 30 anni dopo

Questo non lo avevo proprio considerato: riprovare la medesima emozione di quella lontana notte, la paura di fallire, di fare tardi, di non essere perfetta nell’unica cosa che non mi costava fatica: studiare.

Domani sarò di nuovo a scuola per il primo giorno di maturità.

30 anni dopo.

A tutti i maturandi vorrei dare un abbraccio e dire: state tranquilli, comunque vada a settembre non sarete più gli stessi.

Non verrete valutati per ciò che siete, ma per quanto sapete di quel dato argomento che, magari, per sfortuna non avete ripassato o non avete mai compreso, ma non siete mai stati il vostro voto. Non siete un 100 o un 75 o un 60. Siete semplicemente voi che chiudete il primo cerchio della vostra vita.

Fidatevi di una vecchia maturanda: impegnatevi, date tutti voi stessi e poi dimenticate l’esame di maturità.

Andate avanti, ragazzi, e costruitevi un mondo migliore di quanto vi stiamo lasciando.

Viaggiate, leggete i classici, ubriacatevi d’amore, ballate, cantate, perdetevi in un museo, guardate i film in lingua originale con i sottotitoli, provate cibi nuovi, scalate le montagne più impervie, sia letteralmente che metaforicamente, imparate a suonare uno strumento, e, soprattutto, ridete.

Ridete fino alle lacrime, perché tra trent’anni ripenserete con dolcezza a questa notte, indipendentemente da come sarà andato l’esame.

In bocca al lupo maturandi e… Ad maiora semper.

La mamma "autistica"

Un miracolo, per favore!

Sono sola. 

Ne ho approfittato per sbrigare un paio di commissioni e schiarire pensieri neri che non hanno alcuna intenzione di migrare nel vespero (cit e semicit, non me ne voglia Carducci).

Stravolta e avendo bisogno di un booster di caffeina, mi sono infilata nel bar terrazzato con consumazione maggiorata di 0,50 centesimi ché quei dieci passi in più dal banco valgono quanto un metrocubo di metano. Pagamento cash alla consegna, sia mai che scappi con il bottino: un cappuccino 2 euro 30 centesimi, servizio incluso, rene asportato.

Sto per tirare un chitemmuort d’antologia quando in radiodiffusione parte la Santa Messa.

Incredula, penso sia uno scherzo dalla Orson Wells. Invece no: è proprio la Messa in diretta dal Santuario di Chinesoio, prova ne è il coro stonato dei fedeli. No, non del Professore, ma lo prendo come un segno del destino e capisco che per superare gli ultimi esami devo sfoderare l’artiglieria pesante e mi accodo: “…che ho molto peccato in pensieri, opere ed omissioni…”

Ops, ho omesso un capitolo del libro di Marini…

Funzioni esecutive impallate, capacità attentiva defunta.

Devo tornare sul compito: “… E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle, di farmi superare decentemente gli esami e i laboratori. Amen.”

Un miracolo, ecco quello che mi serve: un miracolo.

Guardo l’orologio e mi faccio due conti: se mi sbrigo riesco ad essere a casa in tempo per la Messa in diretta da Lourdes.

Immagine di una penitente priva di memoria e con funzioni esecutive impallate