LA FAMIGLIA AUTISTICA · LA MAMMA AUTISTICA

Ci manchi!

“No tabae ančhemò?” (Non parla ancora?)
“No…”

Ci guardammo negli occhi e la nostra conversazione finì così, con la consapevolezza che le cose non stavano prendendo una buona piega per Ariel.

Quella è stata l’ultima volta in cui mi hai parlato. Il tuo pensiero era rivolto a lei.

Non immaginavo che dopo alcuni giorni non ti avrei più vista. Te ne sei andata in silenzio, senza disturbare, proprio come hai vissuto gli ultimi anni della tua vita. Una stupida influenza ti ha portata via in 2 giorni.

Non mi hai mai chiesto nulla, perché non ce n’era bisogno. Nella tua semplicità contadina avevi già intuito tutto ciò che valeva la pena sapere. In fondo “autismo” è solo una parola, ciò che conta sono i sintomi, le manifestazioni e tu li hai visti, tutti i giorni per 5 anni e mezzo.

Perché ti sto scrivendo queste cose proprio adesso?

Boh… Forse perché sono influenzata, mi sento giù di morale e penso di non essere stata abbastanza furba da seguire il tuo consiglio di “fare attenzione al sole nei mesi con la erre”.

Forse perché sono sempre più stanca e mangio male, a volte salto i pasti e ogni volta mi ronzano nelle orecchie le tue parole “Mai rabiâsi cul manğhâ”. (Mai arrabbiarsi con il cibo). Saggezza popolare di chi ha subito la guerra e sofferto la fame.

Forse perché sistemando i miei appunti, ho trovato un foglietto in cui ho scritto “gioia di vivere”. Era la mia risposta alla domanda “Pensa ad una persona (…) per la quale provi o hai provato rispetto. Quale caratteristica principale ti ricordi di lui/lei?”. Ovviamente pensavo a te, allora come adesso.

Forse perché per la prima volta dal 25 gennaio dello scorso anno ho dovuto togliere la collana che mi regalasti quando mi sono sposata e non potendo toccarla, sento di più la tua mancanza.

Forse perché sto prendendo consapevolezza che, se nemmeno tu sei riuscita a far parlare Ariel, non solo non parlerà mai, ma probabilmente non c’è nemmeno un luogo oltre la morte in cui io possa sperare di conversare con lei come tutte le madri con le figlie.

Nonna, mi manchi tanto. Manchi tanto a tutti noi. Ogni giorno. Io e Naty parliamo spesso di te, Mattia ripete i tuoi modi dire, Davide mi chiede quando ti veniamo a trovare in cimitero e Christian quando torni.

Eri una persona semplice, poco istruita, ma hai donato tanto amore, lasciando un segno in tutti coloro che ti hanno conosciuta.

Adesso Nonna, però, ti devo chiedere un grosso favore. Se c’è un aldilà, se nello spazio cosmico c’è ancora una particella della tua essenza, ascoltami. Se come dice Naty, sei troppo impegnata a “tenerle una mano sulla testa per non farle dire sempre tutto quello che pensa”, potresti per un po’ lasciarla al suo destino di “Bete de lenghe sclete” (Betta dalla lingua schietta) e attivarti un po’ per Ariel? Tanto, tutti coloro che conoscono Naty, sanno che non ha peli sulla lingua e adesso iniziano pure a preoccuparsi per tutta questa esplosione di diplomazia. Lassile sta par un pôc e viôt di Ariel. (Lasciala perdere per un po’ e bada ad Ariel).

Intanto, per far “contro” a questa botta di tristezza, metto il video di “Sweet Child ‘O Mine” dei Guns’N Roses. Ovviamente, non avendo un microfono con l’asta, imiterò Axel con la scopa. In fondo ciò che conta è ballare fino a rimanere senza fiato, no?

LA FAMIGLIA AUTISTICA

My SuperHero

Mi osservi a lungo. So di non essere al top della forma, ma lo sguardo attento con cui mi stai scansionando mi mette in agitazione. Gli occhi cinesi assottigliati, il naso minuscolo arricciato, la bocca imbronciata: tutto mi fa capire che stai elucubrando qualcosa.

“Mamma…”

Tremo… “Sì, Davide…”

“E’ arrivato il momento che tu vada in vacanza senza di noi.”

Ecco. Questo non me lo aspettavo.

“Davide, non è vacanza senza di voi.”

Silenzio da parte tua. Gli occhi luccicano di lacrime, un tremulo sorriso sulle labbra. “Che cosa carina hai detto, mamma.”

No, Davide, tu sei carino! Tu sei il mio piccolo supereroe che chiede poco e dà tanto.

Sei un piccolo adulto nel corpo di un bambino in perenne lotta con te stesso, tra quello che vorresti e quello che è giusto fare.

Sei perennemente preoccupato per Ariel, anche mentre dormi. Parlando nel sonno spesso mi chiedi “Mamma, dov’è Ariel? Non la vedo!”.

Ti ricordi quando giocavamo all’Agente Segreto che, agli ordini del Capitano Mamma, inseguiva la Fuggitiva Ariel per salvarla dai Grandi Pericoli del Mondo? Io non volevo caricarti di resposansabilità, ma tu dovevi sapere dov’era a tutti i costi, quella “capronessa” (mi viene da ridere ogni volta che la chiami così, epiteto tipicamente pieno di amore fraterno).

Un sabato, al rientro da catechismo, eri preoccupato per quando tua sorella prenderà la patente e quando ti ho spiegato che Ariel non prenderà mai la patente, mi hai candidamente chiesto: “E come farà a portare i suoi bambini a scuola?”.

E’ stato molto difficile per me spiegarti che Ariel non si sposerà e non avrà bambini.

“E chi starà con lei?”

“Papà ed io. Quando non ci saremo più, se lo vorrai, starà con te, altrimenti io e papà penseremo ad un’altra soluzione. Deve essere una cosa che vuoi tu, che ti senti di fare, non un’imposizione.”

“Sai, mamma, oggi sono stato molto male a catechismo… Questa cosa non l’ho mai detta a nessuno: penso che ci siano sempre meno persone che mi vogliono bene… Mamma, quando andiamo da quella Signora per parlare?”

Solo un bambino sorprendentemente meraviglioso come te può capire che a 8 anni non è in grado di affrontare da solo le mille domande della vita e che, purtroppo, le risposte di mamma e papà potrebbero non essere sufficienti.

Io sono molto orgoliosa di te e so che ci sono moltissime persone che ti vogliono bene.

Abbi fiducia in te stesso: sei un Essere Umano stupendo, ora bambino fragile ed insicuro e presto, molto presto, Uomo sensibile ed empatico con un preziosissimo mondo interiore.

Il bicchiere è mezzo pieno: questa volta di latte per brindare a te,  mio piccolo grande supereroe!

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