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Madre e figlia

Ti stringo a me mentre dormi.
La tua testa si alza ed abbassa al ritmo del mio respiro.
Il mio cuore batte insieme al tuo.
Siamo due corpi e un’anima.
I tuoi capelli corti mi fanno il solletico.
Inspiro il tuo profumo di bambina: sai di latte, di biscotti al malto, di shampoo alla ciliegia.
Vorrei che questo momento durasse per l’eternità.
Poi chiudo gli occhi e mi addormento beata, perché tu sei con me.

Mi sento osservata, apro gli occhi e mi accorgo che una signora mi sta osservando, combattuta tra lo stupore e la tenerezza. Mi asciugo una lacrima.

Mi ero persa nella contemplazione dell’opera che mi aveva riportata indietro di una vita, quando i nostri abbracci erano semplicemente  amore e grandi speranze per il tuo futuro. In quel passato tutto era possibile e niente ti veniva precluso.

Mi allontano a testa bassa, infilo le mani nella tasca del giubbotto ed esco a prendere una boccata d’aria, mentre negli occhi si accavallano immagini del passato, dettagli del quadro, lenzuola fresche di bucato, un materico sfondo amaranto, capelli sottili, ora chiari, ora scuri: tu sei lei, lei è te, tu sei tu.

Intanto nella sala affollata la mamma bionda e la figlia mora godono del reciproco amore abbracciate in un sonno eternamente felice.

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Dettaglio de “Le tre età della donna” di Klimt ricreato dai ragazzi autistici de “L’Officina dell’Arte” di Pordenone

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