Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

La lettera

Ho trovato una lettera.

Passeggiavo per Trieste e a terra c’era questo foglio piegato in quattro parti.

Mi ha colpita la calligrafia adolescenziale.

L’ho raccolta, mi sono guardata in giro, ma non ho visto ragazzi nei paraggi: avrei voluto restituirla, ma intorno a me c’erano solo famiglie o persone anziane.

L’incipit era “Ciao Francesco (Tato)”. Sì, decisamente una lettera da sedicenne innamorata.

La tentazione di leggerla è stata davvero forte, ma l’ho lasciata sul cornicione del ponte, sperando che Tato, tornando sui suoi passi, la potesse ritrovare.

Le lettere sono parole del cuore, vanno tratte con cura, come murrine, rispettate come i segreti confidati da un amico.

Ho pensato a lungo a Tato e, suppongo, a Tata. Chissà quali sono i loro sogni, le loro speranze, i loro desideri. Fino a qualche giorno fa gli adolescenti di oggi mi sembravano strane creature perse nei loro mondi digitali, fragili da soli, arroganti in gruppo. Molto lontani da me, dalla mia vita.

Quella lettera, però, ha cambiato la mia prospettiva: nonostante siano passati quasi trent’anni, un foglio, strappato precipitosamente dal quadernone di italiano, raccoglie i sentimenti di una ragazzina innamorata. Ora come allora.
E quindi, forse, i suoi sogni non sono così diversi da quelli che facevo ad occhi aperti una vita fa: diplomarmi, lavorare, sposare il mio grande amore, famiglia, casa, viaggi…

Oggi i miei sogni sono completamente diversi e non dipende da quei tre decenni che separano Katy la secchiona da Katjuscia la mamma, dipendono dalla vita.

Ora sogno una scuola inclusiva, un mondo del lavoro che possa valorizzare le persone autistiche, un luogo accogliente e sicuro in cui lei possa sentirsi amata e protetta quando non ci sarò più.

Sogno di sentirla parlare, anche se la fiamma della speranza diviene sempre più flebile.

Ariel cresce, giorno dopo giorno, due passetti avanti, un piccolo passo indietro, ma sempre determinata, a volte ostinata.

Sicuramente da ragazzina non sognavo una plastificatrice A3 o un tablet vocale, la licenza di Symwriter e di frequentare un corso per professionisti per la gestione dei comportamenti problema.

La mia me sedicenne non avrebbe mai esultato trovando la Blue Diary nella cassetta delle lettere.

Sicuramente non avrei mai creduto di vedere gli occhi di mio padre riempirsi di lacrime davanti agli inutili sforzi della nipote di parlare.

A sedici anni tutto è possibile. A sedici anni ti senti invincibile e pensi che a te non succederà mai nulla di brutto. Pensi al futuro, ma dopodomani è troppo lontano e ieri è passato veloce come il vento tra le canne di bambù nello stagno dietro casa.

A quarantaquattro anni scoppi di gioia quando vedi tua figlia entrare a scuola sorridendo e ti commuovi ricevendo un messaggio della Maestra: ” Il sorriso di Ariel stamattina è la cosa più bella che ho visto nel 2020″ e ti senti grata per il momento di grazia che sta attraversando.

A quarantaquattro anni ti auguri che tuo figlio da grande abbia la forza di staccarsi dal suo ruolo di protettore della sorella per vivere la propria vita.

A quarantaquattro anni vorresti avere la pelle della sedicenne, il culo della ventenne, il fascino della trentenne, ma soprattutto il cuore della quarantenne prima che venisse stritolato dalla diagnosi.

Quello che salvo dei miei 44 anni (e mo’ lo metto in cifra perché mi sono rotta di digitarlo) è l’ironia e la voglia di sdrammatizzare: ecco quella non me la toglierà mai nessuno.

E oggi il bicchiere è mezzo pieno di tenerezza per una sedicenne innamorata e per una signora con la crisi di mezza età.

Cheers!

Ariel · Il mondo intorno a noi

This is the end!

 

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Nemmeno un mese di “preparazione” è bastato.

Un mese di feste, di cene, di regali donati e ricevuti non mi ha preparata a questo momento.

Oggi Ariel ha finito l’asilo.

I percorsi si aprono e si chiudono. Noi chiudiamo questo bellissimo ciclo di 3 anni in cui siamo stati tanto amati e coccolati.

Oggi, con le lacrime agli occhi, ho chiuso il gruppo WhatsApp “UNITE PER ARIEL” con il quale ci coordinavamo per la Princess.

Ho amato quel gruppo che tanto ha saputo dare in questi 3 anni. Tante maestre ed educatrici si sono susseguite, ma l’amore dato ad Ariel è sempre stato lo stesso. Un amore infinito che mi ha reso chiara la frase del Piccolo Principe “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” Ore dedicate alle prassie, alla pre-scrittura, alla correzione dei comportamenti problema, alla musicoterapia… Mai troverò abbastanza parole per ringraziare tutte.

Da settembre Ariel sarà alla Primaria e là le cose cambieranno per sempre.

I suoi compagni cresceranno, impareranno a leggere e a scrivere; a dicembre già saranno più maturi e consapevoli dell’impegno scolastico.

Ariel, probabilmente, svolazzerà in punta di piedi da un’aula all’altra, mentre i giorni, i mesi e gli anni le scivoleranno addosso.

Forse imparerà a leggere. Forse imparerà a scrivere. Forse riuscirà a stare in aula con in compagni per due terzi dell’ora.

Forse, forse, forse….

Quello che è certo è che il divario diventerà sempre più incolmabile.

Fino ad oggi era ancora possibile confonderla tra i suoi compagni, all’inizio dell’inverno, invece, spiccherà come una rosa blu tra tante rose rosse.

I compagni diventeranno ragazzi e poi adulti. Crescendo, forse, si dimenticheranno di lei, di noi.

Anche lei si farà donna, ma i problemi che dovremo affrontare cresceranno con lei.

Lei sarà per sempre la mia “bambina”, occhi che sfuggono lo sguardo, mani che sfarfallano e per fidanzato un topo con i guanti.

Il bicchiere nonostante tutto è mezzo pieno. Di quadretti e di “coccinelle”; di mamme e di papà scoperti veramente solo mentre, per amore dei nostri pargoli, vestivamo panni fiabeschi ballando scoordinati su ritmi moderni; di maestre, educatrici, collaboratrici della scuola che nell’arco degli anni sono diventate persone di famiglia. A voi tutti dico: noi non vi dimenticheremo! Se passate davanti a casa Apollonio e vedete l’auto in giardino, fermatevi: da noi non mancano mai né caffè né una fetta di torta fatta in casa.