Ariel · La famiglia "autistica"

Le tre Marie

(ATTENZIONE! SPOILER! NON SI PARLA DI PANDORI)

Luca ed io abbiamo poche cose in comune: una è l’amore per i viaggi che abbiamo geneticamente trasmesso ai nostri pargoli.

Viaggiamo molto, approfittando di ogni fine settimana libero per ritagliarci delle mini-vacanze.

Poiché io adoro visitare castelli e palazzi reali, siamo stati più volte in Austria, Francia, Regno Unito e, armati di audioguide, abbiamo vagolato in lungo ed in largo nei corridoi di Schönbrunn, Belvedere, Hofburg, Louvre, Versailles, Lussemburgo… Ammirando estasiati dipinti ed arredi, soffitti e stucchi.

Fino al 2009 quando il mondo perse ogni certezza.

Ero incinta di Davide e per le nostre vacanze scegliemmo il Salzkammergut: laghi, montagne non troppo alte, Salisburgo ad un passo e mille piccole cittadine intriganti a misura di passo di gravida.

Un giorno andammo a Bad Ischl, una bellissima località termale famosa anche e forse soprattutto perché vi si conobbero la Principessa Elisabetta d’Austria (Sissi) e l’Imperatore Francesco Giuseppe.

Stavamo visitando la Kaiservilla, quando Luca, stoppando l’audioguida di fronte ad un ritratto dell’Imperatrice triste, mi chiese perplesso: “Senti, ma com’è che Sissi finì sulla ghigliottina?”

Lo guardai con gli occhi fuori dalle orbite e la bocca spalancata.

“Che c’è? Cosa ho detto di male?”, mi chiese.

“Niente…”, risposi con la salivazione azzerata, “se non fosse che quella sulla ghigliottina era Maria Antonietta ed era il 1789; Sissi è morta a Ginevra nel 1898 per mano di Luigi…”, mi fermai un attimo pensando che troppe informazioni avrebbero fatto ulteriore confusione, “… per mano di un anarchico italiano che le piantò uno stiletto nel cuore.”

“Ma Maria Antonietta e Sissi non sono la stessa persona?”

Mentre con la morte nel cuore ripensavo a tutte le ore passate ad ascoltare le audioguide, gli risposi: “NO, NON SONO LA STESSA PERSONA. Sta a vedere che adesso non sai nemmeno chi è Maria Teresa…”

“Perché c’è un’altra Maria?”

Fu un miracolo se non mi vennero le contrazioni dallo shock!

“Luca, Maria Teresa era l’Arciduchessa d’Austria, madre di Maria Antonietta e grande sovrana illuminata. Non sto nemmeno ad elencarti tutte le riforme che attuò, vattele a leggere. Maria Antonietta era sposata con Luigi XVI e finì sulla ghigliottina; è quella della famosa frase, anche se non sembra che sia stata veramente pronunciata da lei: Se il popolo ha fame, che mangi le brioche. Sissi era la moglie di Cecco Beppe, quella dei film, con i capelli lunghissimi, il vitino da vespa e fissata con lo sport e la dieta. Quella della palestra in camera.”

“Ah. Adesso ho capito, io mi confondo con tutte quelle Marie!”

Anche se lui nega con forza, sono convinta che, quando nel 2011 nacque Ariel, la registrò come Ariel e non come Ariel Maria, come invece gli avevo detto io, solo per evitare un’altra Maria da ricordare.

Quando racconto questa episodio, molte mamme mi chiedono se non mi fossi arrabbiata per questo cambiamento di nome non concordato e io rispondo di no: l’ho comunque battezzata Ariel Maria e tanto basta.

Quel bravo uomo di mio marito non aveva capito che io non ambivo ad una quarta Maria, ma al titolo e nostra figlia è la Princess più Princess che ci sia.

Talmente tanto Princess che ora mangia la pizza solo a letto che, Paolina Borghese, fatti in là!

Il mondo intorno a noi

Maria

Maria ha i capelli sottili come quelli di un neonato, la fronte alta, le sopracciglia sottili.

È un po’ sorda e per parlare con lei bisogna urlare molto. Parla in dialetto stretto, sa l’italiano ma non lo usa volentieri: è la lingua delle Istituzioni, per gli affetti usa solo il friulano, la marilenghe (*) che ha imparato dalla madre e dalla nonna tanti anni fa. Non ha mai conosciuto il padre, morto nella Campagna di Russia quando lei era ancora molto piccola.

Le cannule nasali per l’ossigeno sono un po’ storte: le danno fastidio e ogni tanto le sistema con la mano macchiata dall’età. La mascherina chirurgica è del medesimo colore della camicia da notte che indossa.

Ha paura, si sente sola e sente la mancanza di figli e nipoti che non vede dal giorno del ricovero.

È entrata in ospedale tre giorni fa perché si sentiva male, molto male: febbre, dolori muscolari e uno strano incarnato giallastro che peggiorava di minuto in minuto.

Stefano, il figlio, ha chiamato subito il 112 temendo si trattasse del nuovo virus che ha paralizzato il mondo e gli hanno detto di portare immediatamente la madre in ospedale. Da quando ha parlato con l’operatore, queste parole gli rimbombano in testa: “Il COVID-19 non dà ittero: potrebbe essere altro.”

Stefano l’ha accompagnata in Pronto Soccorso e da allora Maria è sola: tamponi, eco, prelievi, tac.

La buona notizia è che non è COVID-19, la cattiva è che si tratta di epatite.

I figli sono in ansia per lei, vorrebbero vederla, ma i protocolli non lo consentono: solo i parenti dei pazienti terminali possono accedere al reparto e Maria, tutto sommato, sta ancora bene.

Stefano chiede ai Sanitari notizie della madre: stabile, tranquilla, sente la vostra mancanza.

“Lo so che non si potrebbe, ma mi potete inviare un suo video così mi rendo conto di come sta?”

I Sanitari si guardano negli occhi e lentamente annuiscono: al posto di Stefano anche loro vorrebbero vedere con i propri occhi.

“Preferisce una video-chiamata?”

“Mi organizzo per domani, ma se stasera mi poteste inviare il video, mi togliereste davvero un peso dal cuore…”

Così i Sanitari vanno da Maria e urlando le spiegano cosa sta per succedere, la sollevano un po’, le riavviano i capelli e le sistemano le cannule.

Maria cerca di sorridere nel video, ma la voce le trema, è emozionata: non si era mai fatto riprendere prima. Agita la mano nodosa davanti allo schermo, li rassicura sullo stato di salute, “Mi sento come a casa”, chiede come stanno i bambini, se stanno dando da mangiare alle galline e se hanno piantato i cetrioli. Confessa “Ho un po’ di paura…”

Un ultimo saluto con la mano aperta, un’inquadratura sghemba e poi il nero della fine del video.

L’ultima cosa che si sente, è la voce rotta dal pianto di uno dei Sanitari che le fa i complimenti: “Brava, Maria! Adesso Stefano sarà tranquillo e domani vi potrete vedere nel telefono.”

Maria ha un improvviso peggioramento e muore durante la notte con il solo conforto dei Sanitari: uno di loro le ha stretto la mano per tutto il tempo.

Per Maria non ci saranno più videochiamate, non ci saranno più compleanni, non ci saranno più galline da accudire e nipoti da viziare; niente più figli da abbracciare, niente cetrioli da piantare; nie tombule cu lis amîs lì dal plevan(**). Possiamo solo sperare che non avesse troppa paura quando ha chiuso gli occhi per l’ultima volta.

Quel video girato con mano tremante da chi ama l’Essere Umano oltre che il proprio lavoro, sarà l’ultimo, prezioso ricordo che Stefano avrà della sua amata mamma. Lo salverà sul computer e lo vedrà e rivedrà ogni volta che ne sentirà la mancanza.

La storia di “Maria” e “Stefano” è vera, i nomi e i dettagli no: “Maria” è morta da sola, in un letto di ospedale per una patologia diversa dal Covid-19.

I Sanitari che hanno fatto il video sono perseguibili penalmente, poiché per lo Stato Italiano hanno violato la privacy di “Maria” e della sua famiglia, sebbene avessero ricevuto l’autorizzazione di “Stefano”.

Queste persone hanno il mio personale plauso: ci sono momenti in cui la prosocialità è più forte delle leggi create dall’uomo e ognuno di noi, ora più che mai, deve dimostrare chi è veramente.

Io provo amore per “Maria” e “Stefano”, per i Sanitari che hanno seguito il loro cuore e per tutti coloro che in questo momento sono straziati dal dolore della perdita.

Tutto il resto è poca cosa. Almeno nel mio piccolo mondo fatto di amore ed emozioni.

(*) friulano, trad. lingua madre

(**) friulano, trad.: niente più tombola con le amiche in canonica

Foto dal web