Il mondo intorno a noi

Sogni friulani

Vorrei scrivere, non ho parole.

Vorrei piangere, non ho lacrime.

Vorrei sognare, sono friulana.

Autocit. da “PANNI STESI

Noi friulani ci consideriamo rocciosi.

 

Forgiati da secoli di invasioni, abbiamo costruito una corazza biologica fatta di diffidenza e concretezza che ci protegge dalle delusioni.

 

Mai sognare, mai: i sogni sono il carburante di chi si illude di poter cambiare il mondo e quando scopre di non essere abbastanza forte, saggio, intelligente o colto, i sogni si infrangono e il roccioso scopre di essere di sabbia, anziché di granito.

 

Mai sognare, mai: i sogni richiedono troppa dedizione. Hanno bisogno di essere costantemente alimentati e come le piante necessitano di acqua, terra, sole e buona terra. La resilienza del fiore che cresce sulla nuda roccia a lungo andare non basta.

 

Mai sognare, mai: più credi in un sogno, più lo collochi al centro dei tuoi pensieri e lotti per vederlo realizzato, maggiore sarà il dolore quando si infrangerà sugli scogli della vita.

 

Ma cos’è una vita senza sogni?

 

Un deserto arido di azioni, il tempo del qui e ora, del “fasin di besoi”.

 

Già il “fasin di besoi”, la filosofia della ricostruzione friulana dopo il terromoto: noi facciamo da soli.

 

NOI, non io.

 

E questo cos’è se non la promessa di un sogno? Noi vuol dire fiducia, credere nel prossimo e sognare INSIEME per raggiungere un obiettivo.

 

Anche i friulani sognano, concretamente, con dedizione estrema sognano.

 

Amiamo la nostra Terra, la nostra marilenghe e consideriamo la nostra piccola capitale il centro del mondo.

 

A chi mi dirà «So che siamo friulani, ma possiamo provare a sognare» come se per noi fosse un cancro da sconfiggere, risponderò:

 

«Io sogno perché sono friulana, altrimenti il mio popolo si sarebbe estinto durante la calata di Attila, durante le dominazione longobarde e franche, durante le invasioni turche, durante la rivolta del “Giovedì grasso del 1511”, quando Napoleone ci cedette all’Impero Asburgico o quando fummo teatro della Prima Guerra Mondiale. Sogno, perché sono una donna fatta a cipolla: uno strato di roccia delle nostre belle montagne, uno strato di sabbia delle nostre lunghe spiagge, il cuore di vento, quello stesso vento che ha portato i nostri sogni fino in America, in Australia, in Svizzera o in Belgio.

Io sogno e non smetterò mai di farlo.

Sono friulana e sogno.»

fusine

LA MAMMA AUTISTICA

Panni stesi (pensieri sparsi)

Sono una leonessa in gabbia, senza denti.
Sono un’anguilla che scivola tra le rocce, in allevamento.
Sono una lavoratrice indefessa, cassa integrata.

Vorrei scrivere, non ho parole.
Vorrei piangere, non ho lacrime.
Vorrei sognare, sono friulana.

Costruisco ponti, senza cemento.
Combatto, senza armi.
Volo, senza ali.

Sono.
Voglio.
Vivo.

La rabbia divora.
La pazienza logora.
La speranza sorregge.

Sogni resilienti, fiori sul cemento.
Pensieri sparsi, panni stesi al sole.
Lacrime appese, attesa di domani.

“Panni stesi”, Mario Braidotti, 1965