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C.S.I. Trivignano Udinese

Cosa vuol dire essere amico di qualcuno?

Prendere un caffè al bar confrontandosi sui grandi misteri insondabili della vita? Tra questi citiamo: “Chissà dove trovo un giubbino rosso come quello di quella-famosa-marca-che-non-mi-posso-permettere-a-meno-che-non-venda-un-polmone-e-2-cornee-al-mercato-nero-degli-organi?”, “Ma per la pizza va meglio il lievito di birra, il granulare o il lievito madre?” e soprattutto “Qual è Benji e qual è Fede?”.

Consolare nel cuore della notte l’amica perennemente single ed eternamente innamorata dell’amore con più uomini nel cuore che stelle nel firmamento?

Demolire senza possibilità di appello il potenziale acquisto di una gonna perché già sai che addosso alla tua amica avrà lo stesso effetto della stagnola attorno all’arrosto?

Passare ore a guardare le foto ed il video della luna di miele avvenuta 20 anni fa il cui unico pregio è prendere consapevolezza che, per fortuna, le scarpe da ginnastica “zeppate” non vanno più di moda?

Ognuno di noi ha un proprio concetto di amicizia, ma quasi tutti prevedono uno scambio comunicativo, una relazione tra 2 persone.

In questi mesi, invece, mi sono resa conto che l’amicizia è anche altro e come, al solito, i bambini sono sempre un passo avanti a noi adulti.

Amicizia è:

le bambine di quinta che giocano con Ariel a ricreazione sapendo che daranno tanto affetto e attenzione e riceveranno solo uno sguardo obliquo ed un fuggevole sorriso;

i bambini di prima che da sempre la accompagnano nel suo percorso e che vogliono sapere come fare per giocare al “lupo” con lei consapevoli che inseguiranno, ma non verranno inseguiti (ci stiamo ancora lavorando);

le mamme della scuola che mi chiedono come possono fare per capire meglio Ariel e come possono organizzare un pomeriggio affinchè lei giochi con i loro bambini;

un bambino di seconda che fa un regalo preziosissimo ad Ariel. Purtroppo, però, non so chi sia: l’ultimo giorno di scuola il maestro mi ha dato un pacchettino dicendomi che era “da parte di un bambino di seconda per Ariel”, ma non sapeva il nome del compagno di scuola.

E qui scatta C.S.I. Trivignano Udinese: se qualcuno avesse informazioni su chi è il bambino, me lo faccia gentilmente sapere perchè vorrei tanto ringraziarlo da parte di Ariel e rassicurarlo che il regalo è perfetto anche se c’è scritto “Buona Pasqua” (da quanto mi è stato riferito, era una cosa che lo preoccupava parecchio).

Mai regalo è stato più apprezzato da parte mia: un ciondolo simbolo di amicizia.

Ecco, l’amicizia è questo: fare un regalo ad una bambina autistica senza nessun secondo fine, solo per il gusto di donare qualcosa a chi, probabilmente, non contraccambierà mai.

E anche oggi il bicchiere è mezzo pieno: di amici, di ciondoli con bambine con i codini e di amore.

Ah, sì… L’altra metà del bicchiere la riempiamo con la gioia di avere avuto una bella notizia da una mia amica del caffè mattutino e per il dissolvimento del “blocco dello pseudo-scrittore-principiante-inadeguato” che iniziava a darmi molta ansia.

Mi dispiace per voi, ma… I am back! 

Cheers! 

 

 

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