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Zoppicando

Ariel zoppica: ieri è caduta e oggi si trascina cautamente da una stanza all’altra.

Quando è scivolata, si è subito messa a piangere, lei che non piange mai, lei che è una vera roccia. Mi sono spaventata tanto, più per le lacrime che per l’urlo di dolore.

In ospedale le ho chiesto dove avesse male. Mi ha guardata negli occhi, la testolina piegata, ha passato l’indice sull’esterno del piede, dal mignolo fino al tallone.

Mentre faceva i raggi, era spaventata, non capiva il senso di quel giubbotto pesante e di dover stare ferma in una posizione innaturale. Nonostante tutto è stata bravissima.

La mia bambina… Potete immaginare cosa vuole dire avere male, soffrire e non poterlo dire al mondo? Avere necessità di chiedere qualcosa e non poterlo fare? Sottostare alle nostre continue richieste neurotipiche senza capirne il senso?

Soffro con lei mentre la seguo passo dopo passo da una stanza all’altra. È più pallida del solito, il viso sofferente contratto in una smorfia di dolore.

Baloo la sorveglia: la segue silenzioso e e quando è seduta, l’aspetta paziente.

Oggi il passo malfermo della Princess rispecchia il mio pensiero: mi sento incerta, sofferente e confusa.

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