Il mondo intorno a noi

Discriminazione

Alcune disabilità non si vedono, ma ci sono.

Non dovrebbero esistere disabilità di serie A e di serie B, ma a quanto pare in Italia è ancora così.

La settimana scorsa Ariel doveva entrare a scuola un paio di ore dopo e, non potendo fare diversamente, l’ho portata con me in posta a pagare un bollettino.

Mentre eravamo in fila, mano nella mano, da lontano ho notato questo cartello e ho pensato: “Bello! Finalmente un po’ di attenzione per le persone che potrebbero essere in difficoltà con le lunghe attese.”

Quando è finalmente arrivato il nostro turno, ho scoperto che in carattere minuscolo è specificato quanto segue:

“In tutti gli uffici postali, diamo precedenza alle persone con disabilità motoria e visiva, alle future mamme e ai genitori con neonati”.

Questo cartello, sventolato come vessillo di inclusione da parte di Poste Italiane, è discriminante nei confronti delle disabilità intellettive: se dare la precedenza alle donne gravide e ai genitori con neonati, disabili motori e ipovedenti è sinonimo di rispetto per la loro condizione, specificare che solo queste categorie ne hanno diritto  esclude da tale forma di attenzione tutti i disabili intellettivi (e molti altre persone, come malati oncologici o cardiopatici, etc….).[1]

Vi prego, non ditemi che al disabile intellettivo si deve insegnare a rispettare i tempi di attesa, perché non è questo il focus del problema: se lo fosse, i disabili motori e gli ipovedenti potrebbero avere anche meno problemi dei disabili intellettivi ad attendere il loro turno!

Questa è la classica discriminazione nei confronti delle disabilità intellettive che restano invisibili anche agli occhi di una S.p.A. il cui 65% di quote è di proprietà pubblica.[2]

Poste Italiane, perché non estendete il diritto di precedenza a tutte le disabilità senza inutili discriminazioni tra categorie?

In fondo non è che detto che solo perché qualcosa non si vede non ci sia…

Avviso di cortesia di Poste Italiane


[1] Prima di leggere la postilla in piccolo pensavo che l’icona del disabile includesse tutte le disabilità e che l’icona del signore con il bastone rappresentasse un anziano, invece indicano le due tipologie di disabilità con diritto di precedenza.

[2] il Ministero dell’Economia detiene una quota del 29,26% e la Cassa depositi e prestiti il 35%. Fonte: sito ufficiale delle Poste Italiane, https://www.posteitaliane.it/

Ariel

La bugia

Ieri pomeriggio stavo facendo la prazenda (1) seduta al tavolo della cucina. Baloo era in postazione vicino a me, sguardo pietoso e speranza di poter arraffare qualcosa di buono in caduta libera dall’alto.

Ariel era in soggiorno a guardare la tv e sbocconcellare biscotti, rigorosamente Macine del Mulino: sia mai che alla nostra regale ragazza vengano proposti ignobili dolciumi di filiera!

All’improvviso il tonfo secco di un piatto rotto.

Tempo di affacciarmi alla porta e la Princess era già seduta sul davanzale sfoggiando il suo sorriso più innocente e una grandissima faccia tosta. Sono convinta che, se lo sapesse fare, avrebbe pure fischiettato per simulare ancora maggiore estraneità all’increscioso misfatto.

“Ariel! Cosa è successo? Chi ha rotto il piatto?”

Si è guardata in giro, ha puntato il dito e, infame più che mai, ha accusato: “BA! BA!”

“È stato Baloo? Sicura?”

“Scì!”, ha annuito convinta.

Bene, ma non benissimo. Non parla, ma racconta balle come una professionista della menzogna.

Il povero quadrupede ed io ci siamo guardati stupefatti e, dopo aver raccolto i cocci, siamo tornati al nostro pasto.

Luca teme che il prossimo a venire accusato possa essere lui, essendo che “papà” è una delle poche parole che Ariel verbalizza correttamente, ma l’ho rassicurato.

Le regole del bravo bugiardo sono 3: coerenza, realismo e infamia su chi non si può difendere.

Come lo so?

Boh, devo averlo letto da qualche parte, perché io, a differenza di Ariel, non dico mai bugie, mai.

Al massimo plasmo la verità affinché la situazione contingente risulti più confacente alla mia volontà e io ne esca sempre pulita come un giglio di S. Antonio, ma bugie proprio no.

E chi dice il contrario mente sapendo di mentire.

Infamante ed infamato

(1) Dal nostro lessico famigliare, pranzo + merenda = prazenda

Il mondo intorno a noi

Candele

Mi sveglio di soprassalto con il boato del tuono e i vetri della finestra che tremano. Il vento sferza gli alberi, la pioggia scroscia violentemente, i fulmini rischiarano a giorno il buio delle prime ore del mattino.

Mi trascino in bagno e scopro che siamo senza corrente elettrica.

Recupero, quindi, tutte le candele che ho in casa e le accendo una ad una. Sono tutte diverse, bianche, rosse, alte, basse, ma tutte emanano luce e la loro unicità rende l’insieme dinamico e divertente.

Anni fa qualcuno disse che Ariel è una lucina spenta e io risposi che si sbagliava di grosso, che Ariel è la stella più luminosa del firmamento.

Anch’io sbagliavo: Ariel non è una lucina spenta, non è nemmeno una stella cometa, ma un’eterea luce diffusa.

Ognuno di noi è una luce, ma da soli non abbiamo sufficiente forza. Tutti insieme, invece, possiamo rischiarare una stanza oscurata dal temporale.

Per migliorare il mondo, non dobbiamo essere tutti uguali, ma comprendere che ciò che è diverso da noi non è “meno”, ma che, anzi, apporta nuove prospettive e punti di vista, arricchendo la nostra vita di altre esperienze.

La diversità è come la bellezza: sta negli occhi di chi guarda e quindi, prima o poi, tutti noi siamo stati, siamo o saremo visti come i diversi, gli “strani”, la minoranza che si discosta dalla norma.

Il temporale è finito, la luce del giorno inizia lentamente a rischiarare la camera in cui la Princess sta ancora dormendo. La guardo sorridere nel sonno e mi chiedo cosa stia sognando.

Appoggio la tazza di caffè sulla cassettiera, soffio sulle candele che liberano tanti sottili fili di fumo e mi stendo vicino ad Ariel, la mia principessa del vento.

La stringo forte e, pensando che la mia lucina ha un buonissimo profumo di argan, scivolo nuovamente nel sonno.

Le candele accese durante il temporale

P. S.: considerato il mio attuale stato d’animo, ovviamente il lumino da cimitero sono io 

Il mondo intorno a noi

La petizione

Qualche settimana fa ho aperto una petizione per richiedere i tamponi salivari a domicilio per le persone con disabilità intellettiva.

Questa mia iniziativa è nata a seguito della somministrazione del tampone naso-faringeo a mia figlia, esperienza di cui ho parlato nel mio articolo “Il prezzo della libertà”.

Se il trauma provato da mia figlia ti ha colpito e se vuoi essere di aiuto alle persone come lei, ti chiedo gentilmente di firmare e condividere la petizione qui sotto riportata:

Per i detrattori dei tamponi salivari, vi prego gentilmente di leggere questo interessante articolo sui nuovi tamponi salivari brevettati da Biofarma. https://www.ilfriuli.it/…/ecco-come-funziona…/12/232249

Il mondo intorno a noi

Piangiamo e ridiamo

A volte bisogna ridere fino alle lacrime per scoprire che esse, siano di gioia o di tristezza, sono ugualmente salate.

Piangiamo per quello che abbiamo e ridiamo per ciò che non abbiamo.

Ridiamo per quello che abbiamo e piangiamo per ciò che non abbiamo.

Piangiamo o ridiamo?

Ridiamo!, ché il sale dagli occhi lo cura solo l’amore per i figli.

Piangiamo!, ché il sale dagli occhi lo cura solo l’amore dei figli.

Piangiamo o ridiamo?

Piangiamo e ridiamo: le lacrime salate profumeranno di mandarino, di cioccolata calda e di cannella.

Piangiamo e ridiamo e, stringendo le mani dei nostri figli, lasciamo che siano loro a indicarci la strada di casa.

4 gaglioffi a passeggio per Lubiana due anni fa, una vita fa

Ariel

Paura del silenzio

Non amo i film dell’orrore, li evito come le brioche integrali a colazione.


E detesto i pagliacci: la loro finta allegria dipinta di bianco e di rosso mi mette agitazione. It, il clown di Stephen King, per me è l’incarnazione dei peggiori incubi, ma c’è una cosa che mi spaventa molto di più: il silenzio.


L’equazione è semplice:

casa silenziosa = danno garantito.


Ariel emette sempre un sacco di suoni, tranne quando sta combinando qualche guaio. In quei momenti diventa silenziosa come Eva Kent prima di svaligiare una banca.


Quei terrificanti 5 minuti di silenzio sono i precursori dell’Apocalisse.
Entro in bagno e lo trovo allagato: 4 flaconi galleggiano sconsolati in 15 cm di schiuma, la ragazza è seduta sul wc, avvolta nell’accappatoio blu di suo fratello e mi accoglie con una pernacchia.

Mentre pedalo sulla cyclett, cercando invano di farmi venire un sedere come quello di Belen, lei si mette sulla panchetta degli addominali e… rosicchia il maniglione in gommapiuma. Manco i topi hanno dentini così aguzzi!


Durante il lockdown in dieci minuti riuscì a fare più danni dell’Uragano Katrina a New Orleans.
Stavo preparando il pranzo quando, allertata dall’assordante silenzio, la cercai ovunque, finché la vidi uscire furtivamente dalla lavanderia. Sentivo che c’era qualcosa di insolito e l’aria colpevole di Ariel non mi lasciava sperare in nulla di buono. Scansionai la stanza alla ricerca di indizi e mi accorsi che la porta della doccia era insolitamente chiusa. L’aprii e… vidi qualcosa di strano: un oggetto rotondo di plastica e gomma che mi ricordava vagamente l’oblò di una nave.
“E questo? Cosa cavolo è e da dove spunta?”, borbottai tra me e me poco prima della ferale illuminazione!
Nuuuuuoooooo! Le gemelle, nuoooooo!!
Non osavo girarmi e scoprire quale delle due avesse deturpato quella distruttrice seriale di elettrodomestici! Purtroppo era toccato all’asciugatrice: dondolandosi sull’oblò con il suo gentil deretano (lei sì che ha il sedere come quello della showgirl argentina!), aveva divelto il perno in acciaio e, consapevole di averla combinata grossa, aveva nascosto il corpo del reato nella doccia.


Ariel è la prova del nove che a generalizzare si fa sempre in tempo a sbagliare e che la tanto decantata sincerità autistica è estremamente soggettiva, come ogni altro pregio o difetto umano, indipendentemente dal funzionamento neurobiologico.


Stavo valutando il da farsi, quando sentii Davide urlare: “Mammaaa!!! Corriii! Ariel ha rovesciato la cassettiera!”
Mentre volavo sulle scale, la immaginavo spiaccicata sotto ad una marea si vestiti, cassetti e truciolare Ikea… Invece, fortunatamente, quando arrivai in camera stava benissimo: era seduta sul letto con le coperte fin sotto al naso ed uno sguardo colpevole, ma non pentito. Il parquet è quello che ha avuto la peggio, la televisione ed il lettore dvd se la sono cavata con poco, la mia biancheria era ovunque, ma tutto sommato è andata bene. Anche quella volta.


Quando si annoia e cerca attenzione, le giornate scivolano via tra bagni allegati, briciole di pane seminate per casa come solo Pollicino sapeva fare, cacce al telecomando nascosto e oscillazioni ritmiche sull’antina della credenza in cucina.


La nuova frontiera è il furto del telefono.
Invio un messaggio, deposito il telefono sul piano della cucina, mescolo la pasta e… il cellulare è sparito! Ci metto qualche secondo per convincermi che sì!, io l’avevo messo proprio lì e a intuire dove potrebbe essere e soprattutto CHI lo potrebbe avere.
La trovo in camera, spalle alla porta, il telefono sul davanzale tutta concentrata a smanettare a dieci dita e con la linguetta di fuori: una piccola hacker intenta a bypassare tutte le inutile barriere issate dall’ingenua genetrice.
“Ariel!”, la chiamo.
Si irrigidisce, gira lentamente la testa e mi guarda da sopra la spalla sinistra con l’espressione furba di chi pensa: “Sapevo che prima o poi saresti arrivata!”
Mette il telefono in stand by e se ne va saltellando, la mia streghetta!

Crea strategie e diversivi, pianifica gli agguati con lo sguardo del gatto che ha visto il topo e si diverte, si diverte da pazzi ad attendere il momento migliore.


Sempre silenziosa, sempre attenta al contesto.

Io la lascio fare, senza dare eccessiva importanza ai suoi comportamenti onde evitare rinforzi che mi si potrebbero ritorcere contro e, quando combina un guaio, la costringo ad aiutarmi a pulire o sistemare.


L’unica volta in cui me ne sono pentita è stata quando, dopo aver sollevato la cassettiera, la costrinsi a riporre la mia biancheria nei cassetti. Dopo 5 minuti di silenzio e una nuova ricerca in tutta la casa, la trovai in giardino con un mio paio di mutande in testa, alla mercé di tutte gli automobilisti di passaggio.


Poco fa Davide mi ha chiesto aiuto con un’espressione. Tempo di registrare l’insolito silenzio e di guardare dalla vetrata: Ariel era sull’altalena a piedi nudi. Beh, che c’è male direte voi?
Niente, se non ci fosse allerta arancione, se il meteo non fosse instabile e se lei non fosse appena rientrata con i piedacci ricoperti di fango. Ora li sta lavando nel bidet e so già che poi lei ed io passeremo almeno 15 minuti a sistemare il bagno dopo il suo passaggio, perché la Princess è la degna erede di Attila: dove passa Ariel non trovi più un filo di sapone.

Ve l’ho detto già che io ho paura del silenzio, vero?

(Nel collage fotografico, i piedacci di Ariel e le condizioni in cui ha lasciato il bagno dopo la sua regale toeletta)
Ariel · Davide

L’Uno e L’Altra

Ho due figli abilmente diversi.

L’Uno conosce tutte le capitali e le bandiere degli stati del globo, cita interi dialoghi di trasmissioni di cucina e snocciola i risultati delle partite di tutte le “serie A” del continente europeo.

L’Altra sa fare i puzzle a rovescio, bypassa tutte le password che imposto sul cellulare e riconosce i suoi wurstel preferiti semplicemente annusandoli.

L’Uno è completamente negato con il flauto, ha un’autostima bassissima, quasi patologica, e spesso gli devo ricordare di pensare prima di parlare.

L’Altra ha una brutta calligrafia, ha un’autostima altissima, quasi patologica, e non parla, ma pensa davvero molto.

L’Uno è spesso preso di mira dai bambini e sta crescendo con la convinzione di essere sbagliato e ne soffre moltissimo.

L’Altra è raramente presa di mira dai bambini e suppongo che comunque non gliene freghi nulla visto che non l’ho mai vista soffrire dopo un brutto episodio.

Per alcune persone L’Uno è un bambino dolcissimo con spunti geniali, per altri è un secchione fastidioso.

Per alcune persone L’Altra è una bambina determinata con spunti geniali, per altri è una scema con il cervello come una pallina da pingpong.

L’Uno non ha  certificazioni, L’Altra per la legge 104 è un art. 3 comma 3.

Non ho figli normali, non ho figli speciali, ho due figli: sono bambini con pregi e difetti.

Le loro conquiste sono loro, non mie: io li accompagno e lascio loro il diritto di sbagliare.

I miei figli sono abilmente diversi tra di loro, ma riempiono il mio mondo di amore in modo abilmente uguale.

L’Uno e L’Altra in altalena
Ariel

Tempi, modi e interessi

Era solo questione di tempo.

Dopo due mesi di attenta osservazione Ariel ha imparato ad usare autonomamente il telecomando su RaiPlay e la televisione è diventata un gigantesco telefono con cui stordirsi di spezzoni di cartoni animati. Me ne sono accorta, perché dalla camera giungeva l’inconfondibile verso istericamente stereotipato che produce quando un episodio di Bing la eccita fuori misura. Quindi ora il telecomando è perennemente nascosto e, come se fosse il testimone chiave del più importante processo della storia contro la mafia, viene continuamente spostato.

Con Ariel è così: se qualcosa le interessa, niente la può fermare. Ci prova e riprova finché arrivava all’obiettivo.

In questi giorni ha imparato a fare le pernacchie: dopo anni di tentativi, il suo leggendario tempismo la porta a sputacchiare nel momento in cui la saliva è considera un’arma di distruzione di massa.

A nove mesi gattonava in giro per casa, si sedeva, quindi si alzava in piedi senza alcun appoggio, si guardava in giro e poi, incapace, di proseguire si risedeva e riprendeva a gattonare. Prove ed errori, prove ed errori, finché un giorno è partita e da allora nessuno è più riuscito a fermarla.

Fin dai primi mesi era estremamente interessata a lettere e numeri: li toccava in attesa che qualcuno glieli verbalizzasse. Poteva passare ore a guardarli e toccarli. Quando ebbe la diagnosi e iniziò il suo percorso, ci consigliarono di non assecondare troppo questo suo interesse, perché al momento dell’inserimento alla scuola primaria, lei avrebbe avuto un eccessivo vantaggio sui compagni e questo l’avrebbe annoiata in classe e avrebbe avuto una crescita disarmonica. Ascoltare quel suggerimento è stato il più grande errore della mia vita e non passa giorno in cui io non mi maledica per la mia ignoranza a quei tempi: è vero che tutti sostenevano che non sarebbe stata un basso funzionamento e che volevamo fortemente credere a questa prognosi, ma abbiamo davvero commesso un errore da principianti. Oggi Ariel non parla, usa poco la CAA e cerca di scrivere. Lettere e numeri, lettere e numeri.

L’altro giorno voleva andare a casa di qualcuno. Purtroppo non riesce ancora a compilare frasi con 3 o più immagini, però… Però una volta consegnata la striscia frase con VOGLIO CASA, basta darle carta e penna e chiedere: “A casa di chi?” e lei scrive il nome della persona, generalmente NONNO o  NONNA. L’altro giorno, dicevo, mi ha strattonato, ha consegnato la striscia frase con VOGLIO CASA e, con mio stupore, ha scritto MATTIA. Correttamente, con due TT! Spiazzata, devo aver impiegato troppo tempo a darle un riscontro, perché è andata a prendere il suo quaderno, ha preso la cartina MATTIA e lo ha riscritto sopra al primo per essere certa di non aver sbagliato. Io ammutolita, lei spazientita: si è giocata il tutto per tutto scrivendo CHICHI con lo sguardo che diceva: “Se non capisci ancora, la 104 la meriti tu, non io!”

Fortuna che eravamo ancora gialli, così l’abbiamo subito messa in auto e siamo andati da mia sorella per premiare (tecnicamente “rinforzare”) la sua richiesta formulata adeguatamente. Ora stiamo lavorando sul compitare VOGLIO CASA + PERSONA sia in CAA che in videoscrittura.

Quello che ho imparato negli anni è che Ariel sa ciò che vuole e che i suoi metodi e tempi di apprendimento non sono i miei: la osservo, cerco di capire cosa le piace e cosa la infastidisce e lascio che sia lei a tracciare la strada. Io la affianco, a volte la seguo, ma non decido più per lei, a meno che il suo comportamento non sia assolutamente dannoso per lei: ora so che un interesse che per me potrebbe non essere funzionale, potrebbe esserlo per lei e, a meno che non la porti a sbattere la testa contro il muro o a situazioni di estrema ansia o eccitazione con battito accelerato e pupille dilatate, la lascio fare. Al massimo stabilisco quanto tempo possa dedicarsi ad una determinata attività per evitare che diventi l’ennesima dipendenza.

Confesso: anche Davide ha sempre avuto mille interessi così forti da assorbire tutta la sua attenzione, ma nessuno mi ha mai detto che dovevano essere disincentivati e, quando vedo che diventano un po’ troppo forti, gli chiedo solo: “Secondo te i tuoi amici riescono a seguirti nella tua conoscenza o dopo un po’ li perdi?” Lui capisce subito e, mantenendo la passione, riduce la condivisione della stessa con le persone che non sono di famiglia che, invece, vengono costantemente interrogate ed aggiornate su geografia, calcio, rally…

A me non piace dispensare consigli, ma mi permetto di darvene uno: se i vostri figli si appassionano a qualcosa, siano essi neurotipici o neuroatipici, lasciateli seguire le loro propensioni personali e non dettate modalità e tempistiche, ognuno “viaggia” ad una velocità estremamente personale. Monitorateli, accompagnateli nel loro interesse, ma non interferite, a meno che non sia davvero indispensabile: quell’interesse potrebbe essere il loro luogo sicuro, il rifugio in cui riequilibrare le loro energie e in alcuni casi potrebbe anche divenire il loro lavoro. Rispettate i loro tempi e le loro modalità di apprendimento: alcuni obiettivi arriveranno subito, altri non arriveranno mai, altri ci potrebbero mettere tantissimo tempo, ma ciò che conta è la serenità dei nostri figli, non ciò che noi ci aspettiamo da loro.

Noi genitori dobbiamo accompagnare, non precedere.

Vado. Ariel vuole vedere un cartone animato e non mi ricordo più dove ho nascosto il testimone… perdon, il telecomando: la mia vita sta diventando una perenne caccia al tesoro il cui premio finale è una pausa di 7 minuti, la durata di un episodio di Bing.

Il mondo intorno a noi

DPMQ (DECRETE OF THE PRINCESS AND MAJESTY QUEEN)

19/11/2020                      Supplemento ordinario n. 1 alla GAZZETTA REALE                   Serie regale – n. 1

DECRETI REGALI

DPMQ (DECRETE OF THE PRINCESS AND MAJESTY QUEEN)

DECRETO DELLA REGINA MADRE 18 novembre 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 4 novembre 2020 e successivo ingresso in zona arancione  per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 di stocazzo.

LA REGINA

Vista la necessità di portare la Princess al centro abilitativo;

Appurato che il centro dista 90 minuti dalla regale residenza;

Appurato che la seduta dura circa 2 ore;

Appurato che nelle zone rosse ed arancioni bar e ristoranti sono chiusi;

Appurato che non è possibile accedere al centro abilitativo;

Considerato che le regali funzioni urinarie vengono espletate ogni 90 minuti circa;

Considerato che le regali attività masticatorie vengono attivate ogni 120 minuti circa (ebbene, sì, abbiamo perennemente fame!);

Stabilito che non è accettabile evacuare contro gli alberi o nelle fontane;

Su proposta del Ministro della salute, sentiti i RENI (Raggruppamenti Espletativi Nazionali Indipendenti), nonché Csaba della Zorza e Greenpeace;

DECRETA:

ART. 1

Misure di prevenzione dell’incontinenza su alcune aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto

  1.  La Protezione civile dovrà distribuire pannoloni taglia unica per tutti coloro che si devono spostare fuori dal comune di residenza per tragitti superiori ai 30 minuti;
  2. Nei centri abitati con più di 5000 abitanti, i Sindaci dovranno far posizionare servizi igienici prefabbricati ogni 44 numeri civici in fila per sei con resto di due;
  3. Negli spostamenti è fatto divieto di portare con sé thermos o altre bevande in quantità superiore ai 200 cc onde vanificare la poderosa strategia difensiva messa in atto per la prevenzione dell’incontinenza;

ART. 2

Misure di prevenzione del cannibalismo su alcune aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto

  1. Al confine del comune di residenza la Protezione Civile creerà dei ristori in cui verranno distribuite razioni K sponsorizzate dalla NASA (Nuova Associazione Sbriciolamenti Alimentari);

ART. 3

Misure di prevenzione degli istinti omicidi su alcune aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto

  1. È fatto divieto di pubblicare meme o gif con plebee operazioni di markètting relative a scarpe di noti supermercati;
  2. Sono sempre ammessi i meme di #Taffo Funeral Services, perché loro sono sempre una spanna sopra e due metri sotto;

ART. 4

Disposizioni finali

Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data del 20 novembre 2020, e sono efficaci fino a nuova comunicazione o fino a quando morirete per consunzione.

Trivignano Udinese, 19 novembre 2020

Her Majesty Queen Katjuscia

Her Princess Ariel

Il mondo intorno a noi

L’ultima folata di vento

Un gatto al guinzaglio rallenta la mia corsa verso il supermercato, subito dietro spunta un signore anziano in gilet e ciabatte di lana.

Si appoggia allo stipite della porta, mentre il gatto di struscia contro le mie gambe.

“Buongiorno, Signorina.”
“Buongiorno.”
“Può accarezzarlo, se vuole.”
“Davvero posso?”

Sono di fretta, ma capisco che il signore ha voglia di chiacchierare.

“Mi sono appena disinfettata le mani, il micio dovrebbe essere al sicuro dal virus.”
“Non si preoccupi, lui è più forte di me, non si ammala mai.”
Accarezzo il micio, un gatto scuro con il pelo fiammato e gli occhi verdi. “Lei come sta?”
“Bene, sto aspettando Ariana che è andata a fare la spesa.”
“Bravo, non esca di casa, se proprio non serve.”
“No, non esco ho paura del Virus.”

Lo dice con deferenza, il Virus, quello con la V maiuscola.

“Chissà quando potrò vedere mia figlia e i miei nipoti.”
“È dura, lo so, ma chieda ad Ariana di aiutarla a fare una videochiamata… Non è come abbracciarli, ma in questo momento è più importanti che Lei si protegga. Sa, mio marito lavora in ospedale e stamattina era davvero preoccupato.”
“Ha ragione, non esco, per fortuna ho Ariana.”

Deduco che Ariana sia la badante, una persona ormai di famiglia. Sbircio l’orologio con la coda dell’occhio. Devo proprio scappare.

“La saluto tanto, stia bene, mi raccomando!”, un’ultima carezza al micio e mi dirigo decisa al supermercato.

C’è un po’ di coda, ma meno di quanto pensassi. Mi detergo le mani con il gel che ho sempre in tasca e finalmente tolgo gli occhiali da sole appannati. Guardo la mezza luna di vapore dissolversi verso il basso e me li rimetto.

La signora davanti a me non si è persa una mossa.

“Brava, Signorina, fa bene a usare tutte queste precauzioni. Anche mia figlia mi dice sempre di usare l’amuchina prima ti toccare gli occhiali.”

Adoro quel “Signorina”, indicatore di persona âgee che riesce a vedere in me ancora della gioventù, mentre mio figlio da anni mi dà della donna di “media” età.

“Sua figlia è molto previdente, Signora.”
“‘Chissà quando la vedrò adesso… Abita a Udine. Almeno mio figlio vive nello mio stesso cortile.”

La fila avanza un po’, mentre la signora, trainando il suo carrellino, continua a chiacchierare del figlio, del nipote vicino e di quelli lontani. Mi chiede se ho figli e cosa penso della situazione, perché lei ha paura di ammalarsi: ha qualche “patologia pregressa” (locuzione talmente urlata in questi ultimi 8 mesi da essere diventata il mantra dell’anziano medio), poi entriamo, un saluto veloce con la mano e la perdo al banco frutta.

Gente, qua non si scherza più. Le persone anziane hanno paura, forse più della solitudine che “del Virus”.

Mio marito l’altra mattina, dopo una notte infernale in reparto, si è seduto in cucina e, con la testa tra le mani, mi ha detto: ” È brutto vedere la paura nei loro occhi, leggervi la consapevolezza che non rivedranno i loro cari.”

Io non voglio immaginare quello strazio, non ci voglio passare.

Convinciamo i nostri anziani a stare a casa, chiamiamoli, anzi facciamoli chiamare dai nipoti, e non lasciamo che si sentano soli. Offriamoci di andare a fare la spesa e di passare in farmacia anche per loro, è nostro dovere proteggere questa generazione di persone che tanto ha fatto per il nostro Paese.

A volte basta poco per portare un po’ di calore nell’inverno della vita di chi si sente solo come una foglia in attesa dell’ultima folata di vento.

Una foglia in attesa dell’ultima folata di vento