Il mondo intorno a noi

L’ultima folata di vento

Un gatto al guinzaglio rallenta la mia corsa verso il supermercato, subito dietro spunta un signore anziano in gilet e ciabatte di lana.

Si appoggia allo stipite della porta, mentre il gatto di struscia contro le mie gambe.

“Buongiorno, Signorina.”
“Buongiorno.”
“Può accarezzarlo, se vuole.”
“Davvero posso?”

Sono di fretta, ma capisco che il signore ha voglia di chiacchierare.

“Mi sono appena disinfettata le mani, il micio dovrebbe essere al sicuro dal virus.”
“Non si preoccupi, lui è più forte di me, non si ammala mai.”
Accarezzo il micio, un gatto scuro con il pelo fiammato e gli occhi verdi. “Lei come sta?”
“Bene, sto aspettando Ariana che è andata a fare la spesa.”
“Bravo, non esca di casa, se proprio non serve.”
“No, non esco ho paura del Virus.”

Lo dice con deferenza, il Virus, quello con la V maiuscola.

“Chissà quando potrò vedere mia figlia e i miei nipoti.”
“È dura, lo so, ma chieda ad Ariana di aiutarla a fare una videochiamata… Non è come abbracciarli, ma in questo momento è più importanti che Lei si protegga. Sa, mio marito lavora in ospedale e stamattina era davvero preoccupato.”
“Ha ragione, non esco, per fortuna ho Ariana.”

Deduco che Ariana sia la badante, una persona ormai di famiglia. Sbircio l’orologio con la coda dell’occhio. Devo proprio scappare.

“La saluto tanto, stia bene, mi raccomando!”, un’ultima carezza al micio e mi dirigo decisa al supermercato.

C’è un po’ di coda, ma meno di quanto pensassi. Mi detergo le mani con il gel che ho sempre in tasca e finalmente tolgo gli occhiali da sole appannati. Guardo la mezza luna di vapore dissolversi verso il basso e me li rimetto.

La signora davanti a me non si è persa una mossa.

“Brava, Signorina, fa bene a usare tutte queste precauzioni. Anche mia figlia mi dice sempre di usare l’amuchina prima ti toccare gli occhiali.”

Adoro quel “Signorina”, indicatore di persona âgee che riesce a vedere in me ancora della gioventù, mentre mio figlio da anni mi dà della donna di “media” età.

“Sua figlia è molto previdente, Signora.”
“‘Chissà quando la vedrò adesso… Abita a Udine. Almeno mio figlio vive nello mio stesso cortile.”

La fila avanza un po’, mentre la signora, trainando il suo carrellino, continua a chiacchierare del figlio, del nipote vicino e di quelli lontani. Mi chiede se ho figli e cosa penso della situazione, perché lei ha paura di ammalarsi: ha qualche “patologia pregressa” (locuzione talmente urlata in questi ultimi 8 mesi da essere diventata il mantra dell’anziano medio), poi entriamo, un saluto veloce con la mano e la perdo al banco frutta.

Gente, qua non si scherza più. Le persone anziane hanno paura, forse più della solitudine che “del Virus”.

Mio marito l’altra mattina, dopo una notte infernale in reparto, si è seduto in cucina e, con la testa tra le mani, mi ha detto: ” È brutto vedere la paura nei loro occhi, leggervi la consapevolezza che non rivedranno i loro cari.”

Io non voglio immaginare quello strazio, non ci voglio passare.

Convinciamo i nostri anziani a stare a casa, chiamiamoli, anzi facciamoli chiamare dai nipoti, e non lasciamo che si sentano soli. Offriamoci di andare a fare la spesa e di passare in farmacia anche per loro, è nostro dovere proteggere questa generazione di persone che tanto ha fatto per il nostro Paese.

A volte basta poco per portare un po’ di calore nell’inverno della vita di chi si sente solo come una foglia in attesa dell’ultima folata di vento.

Una foglia in attesa dell’ultima folata di vento

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