Ariel

Si cresce!

Qua si cresce a colpi di tazzine di caffè preparate a due a due, di pantaloni messi a rovescio, di panni bianchi divisi dai colorati, di bicchieri capovolti nella lavastoviglie.

Si diventa grandi indossando le ciabatte della mamma e usando il pennello delle tempere per sfumare la cipria immaginaria sul viso.

Le scarpe cambiano di numero dispari in numero dispari, i capelli hanno perso la bionda sfumatura dell’infanzia, la voce non più gialla sta prendendo calde sfumature brune.

Con jeans attillati, il giubbotto in pelle rosa e lo zainetto in pendant, è una mini me più determinata di quanto fossi io alla sua età.

Le carezze sono più lente, le richieste più decise, il passo in punta di piedi più lungo.

Non si accettano più i rimbrotti materni, ma si rimbecca in una lingua conosciuta solo a lei, ma che il mio cuore traduce.

Dorme abbracciata a me e io sorrido pensando alla Princess che sta diventando grande.

Rileggo i miei primi post e non ne rinnego nemmeno una parola: il dolore degli inizi,  la confusione della diagnosi, tutto mi ha portata a questo istante.

Sarebbe facile pensare alle difficoltà del futuro, crogiolarsi nel dolore di ciò che non sarà e di ciò che è stato perso, ma oggi preferisco, voglio pensare a quanto abbiamo conquistato giorno dopo giorno.

“Abbiamo”, non “ha”.

Nelle famiglie funziona così: il tuo problema diventa il mio, la tua difficoltà diventa la mia, la tua sofferenza è la mia, ma anche la tua gioia, i tuoi sogni, le tue aspettative sono i miei.

Sei cresciuta, siamo cresciute.

Giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, lacrima dopo lacrima, sorriso dopo sorriso.

Princess, non so dove sarò domani, dove ci porteranno le nostre scarpe dalle bande colorate, ma so una cosa: ti aspetterò quando i tuoi passi saranno più lenti, cammineremo insieme fianco a fianco finché lo vorrai e, se sentirai l’urgenza di scattare in avanti, fallo!, ma ricorda che io ti guarderò sempre le spalle e che, se cadrai, correrò subito di fianco a te per incoraggiarti a riprendere il tuo cammino.

Qua si cresce a colpi di post lievemente intelligenti e densamente sciocchi, in un turbinio di emozioni gialle, azzurre, viola, blu e rosse dai contorni sempre più sfumati.

Ho riposto i bicchieri nello scaffale in alto che ho raggiunto a fatica: non ho più bisogno di cercare l’aspetto positivo delle situazioni, so che c’è e se non lo vedo è solo perché devo guardare meglio dentro di me; e se nonostante tutti gli sforzi oggi non riesco proprio a trovarlo, non significa che non lo potrò vedere domani.

Mentre la pioggia sferza il parabrezza un chilometro via l’altro, cresco un passo alla volta con la mia maestra che, assorta nei suoi pensieri, guarda le gocce scivolare lungo il finestrino.

Ariel

Il sole dentro

Quando piove, cerca il sole nelle gocce lucide appese alle punte dei tuoi capelli sottili.

Se non lo trovi, assaggia la pioggia: è neve in attesa di brinare.

Ridi, balla e urla la tua gioia: il sole splende nei tuoi occhi, ragazzina, e tu  lo dividi con me.

Grazie per i tuoi piedi nudi sull’erba e i girotondi bagnati: piove fuori, ma dentro c’è il sole.

Ariel

9 anni

Piove, fuori e dentro.

Oggi Ariel compie 9 anni.

I temuti 9 anni del “se non parlerà entro i 9 anni, non parlerà più”.

I fatidici 9 anni che fanno da spartiacque tra la bambina e la ragazzina.

I 9 anni che stanno all’infanzia come i 45 alla mezza età: giri di boa che chiudono un ciclo e ne aprono un altro.

A me i numeri dispari piacciono da sempre, ho una fissa per i numeri primi escluso l’inutile 2 che viaggia sempre in coppia perfetta.

Ariel 9 anni, io 45. Ho vissuto 5 volte la sua vita e ogni giorno imparo qualcosa da lei. È una maestra esigente, ma paziente con quest’alunna somara che recidiva sempre negli stessi errori.

Piove fuori, ma non dentro.

Ariel cresce e ogni giorno fa un importante passo da formica verso un futuro pieno di incognite, ma con una grande certezza: l’amore della sua famiglia che la avvolge e la protegge e che scalda il mio cuore di cristallo.

Piove fuori, ma dentro c’è il sole per brindare alla mia Principessa del Vento.

Tanti auguri, Princess Ariel!

Il mondo intorno a noi

Le notti

Ci sono notti in cui senti l’orologio ticchettare lento e il rospo gracidare nel canale.

Ci sono notti in cui il gocciolare della pioggia dovrebbe cullarti in un mondo di sogni, anziché scandire i secondi.

Ci sono notti un cui i tuoi compagni sono il ronzio del frigorifero e il russare del barboncino.

Ci sono notti in cui il respiro dei tuoi figli è il balsamo che cura il tuo cuore scheggiato.

Ci sono notti in cui vorresti solo dormire, ma non puoi: la mente viaggia veloce in un’iperbole di pensieri.

Ci sono notti in cui la casa respira e ti godi ogni suono mentre un’alba fredda illumina l’orto e bagna i gigli di luce bianca.

Ci sono notti fatte per dormire e ci sono notti fatte per vivere.

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Il mondo intorno a noi

Pioggia e trecce

Sono zuppa. La pioggia mi ha sfatto le trecce che Mamy mi ha fatto prima di uscire. Mi ha anche messo uno dei miei vestiti preferiti, quello blu con i fiori bianchi.

Adesso, invece, è arrabbiata con me. Continua a dirmi che non mi vuole più, ma io non posso, non posso davvero accontentarla.

Mi guarda dall’auto, mentre questa maledetta acqua mi bagna le scarpe e il vestito.

“Scusa, Mamy! Scusa! È tutta colpa mia!” le urlo battendo sui finestrini. “Fammi salire, farò la brava. Farò tutto quello che vuoi. Te lo giuro.”

Mi guarda arrabbiata e mi dice che devo scrivere quelle brutte cose.

“Ma non sono vere, Mamy! Non posso dire le bugie!”

Insiste e io vorrei morire. Ho solo lei adesso, ma voglio ancora tanto bene al mio papà. “Ti prego, Mamy. Sono una stupida, lo so, ma non farmi questo.”

Il mio papà mi manca tanto: un giorno, dopo che la mamma se ne è andata, mi hanno portata via da lui e mi hanno data alla nuova mamma che mi ha detto: “So che non potrò mai prendere il suo posto, ma ti ho aspettata tanto. Se non vuoi chiamarmi mamma, perché non mi chiami Mamy? È una via di mezzo tra mamma e il mio nome.”

Non ho mai capito perché mi abbiano strappata dalle braccia del mio papà: con lui dormivo serena, anche senza la mamma. Sapevo che mi avrebbe sempre protetta e difesa. Ci mettevamo nel lettone vicini vicini. Lui stendeva un braccio, io ci appoggiavo la testa, mi mettevo sul fianco e lui lo piegava abbracciandomi. Mi stringeva forte la mano mentre mi parlava della mamma, delle vacanze al mare. Io gli parlavo della scuola, della ginnastica e di Andrea.
Un giorno sono venute due signore a casa e hanno detto che lui è cattivo e che mi ha fatto delle brutte cose, ma non è vero. Ho cercato di dirlo a tutti, anche a Mamy, ma nessuno mi crede. Mi hanno portata via da lui, mentre piangevo e urlavo che lui era il mio papà e che volevo stare con lui. Poi è arrivata Mamy.

E adesso, sotto questo cielo nero, Mamy è arrabbiata con me, perché non voglio scrivere quelle bugie.

Il mio cuoricino batte forte, mi gira la testa e vorrei morire, mentre non capisco più quali sono lacrime e quali gocce.

Perché tutti mi lasciano e nessuno mi vuole bene?

In un parcheggio isolato, mentre lei continua ad urlare che sono una bambina cattiva, finisce la mia infanzia.

Liberamente ispirato ai fatti di Bibbiano.

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Immagine di Imeko-world per Tumblr.com