La mamma "autistica"

Bibbidi Bobbidi Boo

In principio fu la nonna.

Io ridacchiavo e lei mi diceva: “Vedrai quando arriverai alla mia età: succederà anche a te!”

Io ghignavo pensando che a me non sarebbe mai successo.

Seguì la mia mamma che fino a qualche tempo fa mi diceva: “Tu provarâs!”

Io mi intascavo quel profetico “Proverai!” e, ridendo, andavo avanti per la mia strada.

Ora tocca a me.

Sarà la stanchezza, saranno i criceti che giocano agli autoscontri, sarà (ma lo dico a bassa voce e a denti stretti) l’età, ma mi mancano le parole, ancora di più i nomi delle persone. Guardo un conoscente e mi dico: “So di sapere il tuo nome, ma non me lo ricordo” e mi spremo le meningi alla ricerca di un’associazione che mi illumini.

Ormai il “coso” e il “cjossul”¹ fanno quotidianamente parte del mio vocabolario. Sono quasi propensa a dire che sono la sintassi della mia  comunicazione.

Quando ho a che fare con figli e nipoti insieme è una tragedia: faccio praticamente l’appello prima di arrivare al nome giusto e a volte non basta. Mi ritrovo così ad appellare il ragazzino con il dito puntato e un perentorio: “Tu!, cemût che tu ti clamis, vammi a prendere il cjossul pâr cosà!”²

Una specie di lingua puffa fatta di cosi che devono portare cose per cosare.

Martedì ho chiamato Davide “Baloo”. Ok che dico sempre di avere tre figli, ma confondere il bipede moro per il quadrupede biondo…

Così mi sono arresa e ho comprato un integratore.

Adesso ho solo un piccolo problema: ricordarmi di prendere le pastiglie per la memoria, perché da Fata StracciaMINchia a Fata Smemorina è un Bibbidi Bobbidi Boo.

La soluzione che ho trovato per ricordarmi delle pastiglie: ho messo un post it vicino al salvavita

¹ “cjossul”, friulano, quell’affare
² “Tu!, cemût che tu ti clamis, vammi a prendere il cjossul pâr cosà!”², friulano misto italiano, letteralmente: “Tu!, come ti chiami, vammi a prendere l’affare per fare cose”

4 pensieri riguardo “Bibbidi Bobbidi Boo

  1. Ahahah…😂😂😂 Io non sono messa meglio. Per tutto l’anno ho chiamato uno dei miei bimbi del nido Marco, peccato che lui si chiami Mirko, comunque ormai si gira in automatico. Spero di non avergli provocato crisi d’identità. Un abbraccio a te, Ariel e Matteo❤️

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  2. Ciao cara, sempre bello tornare su questi schermi e ritrovarti. Mi spiace di non essere più assidua, ma come ieri scrivevo, alle volte l’impressione è che la vita tenga un passo molto, ma moooolto superiore al nostro…non trovi?? E condivido anche i tuoi problemi di memoria! Io ricordo magari perfettamente dettagli del tutto insignificanti, inutili o lontani nel tempo ma mi perdo dietro nomi cose città 😦 La tua autoironia, però, lasciami dire che è la migliore delle medicine. DAje tutta princ…ah…no…princess’ mom 😀

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