Ariel · LA FAMIGLIA AUTISTICA · LA MAMMA AUTISTICA

Tisane e vampirismo

Sono stata sveglia fino alle 3.

Ho rimuginato, borbottato e, rimasta senza camomilla, ho preparato una quantità industriale di tisane fruttate, insopportabili e puzzolenti. Io odio le tisane, fanno tanto Festa della Nonna, ma il convento Apollonio stanotte passava solo quello. Come diceva mia mamma: “O mangi ‘sto osso o salti ‘sto fosso” e io ho scelto l’osso, prima uno alla cannella e arancia, dopo un altro alla mela e zenzero, infine uno alla menta delicata, verbena e rosa canina.

Mentre sorseggiavo quella roba – ho già detto che era puzzolente? -, mi sono guardata in quel pozzo nero che è il mio cuore, mi sono rivista rabbiosa e stanca, ho riletto il mio post di ieri e devo ammettere che non ci ho fatto una gran figura.

Non si possono predicare bicchieri mezzi pieni per poi razzolare nella siccità del Lago Salato dello Utah.

Quindi da oggi niente piagnistei.

Mi rimbocco le maniche e cerco di mettermi nei panni di Ariel: spero di riuscire a capire cosa le sta creando disagio e di aiutarla a trovare un equilibrio.

Siamo una squadra, io e lei giochiamo insieme questa partita. A volte lei è in attacco e io sono in difesa, altre volte è il contrario, ma abbiamo lo stesso obiettivo: crescere insieme e affrontare fianco a fianco gli ostacoli che la vita ci pone davanti. Sto cercando di imparare a rimanere un passo indietro, ma è difficile: è tanto piccola ancora!

Comunque adesso mi bevo il terzo profumatissimo caffè della giornata, sistemo la dispensa delle brodaglie, ops… delle tisane, e inizio a far lavorare Ariel sulle prassie. Ok, lo so, sono una pessima imitatrice, ma lei ride e, soprattutto, tira fuori la lingua al momento giusto.

Ah, un commento a latere nei confronti di coloro che affibbiano a noi genitori tutte le responsabilità dei comportamenti problema o socialmente inadeguati dei nostri figli: gli autistici sono persone e in quanto tali hanno un loro carattere ed un loro modo di affrontare la vita che viene costantemente influenzato da un insieme di fattori e che può variare all’interno della stessa giornata in base alla stanchezza, allo stress e chissà cos’altro. Noi siamo l’esempio da seguire, ma in tutte le famiglie con due o più figli,  a parità di stile educativo, si possono notare risposte diverse, poiché entrano in ballo i fattori di cui sopra.
Se non commetto errori, se applico le tecniche comportamentali del caso e i miei figli, messi di fronte alla medesima situazione, hanno comportamenti diametralmente opposti, la colpa non è mia: anzi non c’è nessuna colpa, ma solo una famiglia da aiutare.
Non sto dicendo che noi siamo perfetti e che i comportamenti sono esclusivamente riconducibili ai nostri ragazzi, bensì che non ha senso attribuite responsabilità.
Noi genitori facciamo costantemente errori con tutti i nostri figli, indipendentemente dal loro funzionamento neurobiologico, ma accusarci non è una buona strategia comunicativa e non aumenta la nostra consapevolezza sul modo corretto di rapportarci con loro.
Prima di stigmatizzare noi genitori, dovreste conoscere i nostri figli, lavorare e vivere con loro e anche allora, in caso di comportamenti problematici, dovreste aiutarci a migliorare, non puntarci un dito contro.
Ora, ricordatevi che un genitore che si sente un fallito, è un genitore che non è di alcun aiuto ai figli. Un genitore che pensa di essere la causa di ogni comportamento sbagliato dei  figli, non sarà mai un valido supporto alla riabilitazione (che brutta parola), ma una zavorra da ricostruire psicologicamente.

Parola di una che ieri avrebbe voluto nascondere la testa sotto le coperte e lasciare il mondo in autogestione.

E dopo il pistolotto, vi saluto, perché  ho del vampirismo autistico da studiare.

Bon.

Ciao!

E comunque non si lascia una mamma da sola sul ghiaccio. E se scivolo? E se cado?

Il mondo intorno a noi · LA FAMIGLIA AUTISTICA

Positività un tanto al chilo

Il mio umore fa pendant con il meteo: grigio e ventoso.

La primavera è alle porte, lei se ne frega del coronavirus e della quarantena, proprio come Baloo che non perde occasione per uscire in giardino a caccia di talpe. Aveva ragione il Giacomino nazionale a declamare con invidia l’ignoranza delle beate greggi. ¹

Guardo il giardino che si sta vestendo di giallo e viola, i germogli verde chiaro. Il campo dall’altro lato della strada è stato colonizzato da gabbiani, prepotenti e vocianti hanno preso possesso del terreno e ne impediscono l’accesso a qualsiasi altro essere vivente.

Mancano solo gli esseri umani. Forse siamo noi i nuovi liocorni, in un mondo rinchiuso tra gli accoglienti muri di casa. Non un’automobile, non uno scooter, tutto fermo, tutto silenzioso come agli inizi del secolo scorso. Stiamo facendo un passo indietro, per spiccare un salto in avanti e dimenticare questi giorni di esilio forzato, novelli Robinson Crusoe il cui nuovo compagno non si chiama Venerdì, ma Playstation.

La casa è pressoché sterile, almeno finché Ariel lo consentirà: il crollo delle routine le ha aperto lo stomaco e rinchiuso in un baule la voglia di socializzare. Per lei questi giorni sono veleno, la riportano ad uno stadio di chiusura primordiale.

Siamo in gioco, Princess, e giocheremo, rispetteremo le regole e le caratteristiche di entrambe, anche se siamo perfettamente consapevoli che sarà difficile non prevaricarci a vicenda.

Luca mi ha appena mandato questa sua foto bardato per la cosiddetta ”Area Rossa” ed è stato come ricevere uno schiaffo in pieno viso. Fino ad ora nella mia mente mi ripetevo come un mantra:

“Sì, ok, va a lavorare, può essere esposto a situazioni difficili, ma perché dovrebbe succedere a lui di ammalarsi?”

Già, perché?

Pensiamo sempre che le cose succedano “agli altri” senza pensare che noi stessi siamo “gli altri” di qualcuno.

Non si scherza più: qua si fanno le ronde del giardino per sopravvivere, mentre là c’è chi lotta per non morire.

img_20200315_0917341928051941.jpg

Ho bisogno di pensare positivo, a qualcosa che non ho mai visto o fatto prima del lockdown.

Devo trovare almeno cinque aspetti buoni di questa situazione da fine del mondo conosciuto, stamperò l’elenco e lo attaccherò su tutte le porte di casa per non dimenticare mai la bellezza oltre la miseria umana:

1) Davide legge spontaneamente libri, visto che col cavolo che esco di casa per comprargli “La Gazzetta”;

2) Sto imparando a leggere tutte le etichette dei detersivi. Di questo passo a settembre potrò tentare l’ammissione a Chimica e Tecnologie Farmaceutiche;

3) Gli italiani rispettano la fila per entrare al supermercato senza cercare stratagemmi per saltarla;

4) Lo stile di vita dell’italiano medio ha subito una svolta igienista e salutista: detersivi, frutta e verdura vengono barattati solo con oro e argento;

5) Ho appena visto passare due signori della Protezione Civile in bicicletta e mascherina d’ordinanza. Respect!

6) La voglia di vivere e di combattere degli italiani non li abbandona mai: dagli arcobaleni, ai concerti alle finestre passando per il plauso ai Sanitari, per la prima volta vedo la mia Italia stringersi in un abbraccio d’amore da Nord a Sud passando per il centro. E questo mi commuove;

7) Sto imparando a tollerare la puzza di candeggina che penetra nelle mani nonostante i guanti;

8) Per la prima volta festeggerò il mio compleanno in estate: 45 anni sono una tappa importante! Sono la metà di 90, la paura; sono il cartello “lasciate ogni speranza voi che entrate (nella mezza età avanzata, ndr)”. Quindi, quando l’esilio sarà finito, festeggerò il ritorno alla vita e questo genetliaco bistrattato come un vecchio paio di mutande sformate e di cui ci si vergogna un po’;

9) Mia sorella ha preparato una torta;

10) Visto il punto 9) Ho trovato chi cucinerà a Natale per tutta la famiglia e scusatemi se è poco!

11) Riesco a traslare lo shopping compulsivo dal negozio di abbigliamento al negozio di alimentari. Alla fin fine ciò che conta è far girare l’economia. Becky Bloomwood docet.²

Alla fine ne ho trovati addirittura undici! L’ordine è casuale perché li ho scritti man mano che li pensavo, scusate se non c’è un filo logico.

E oggi il bicchiere è pieno di abbracci VIRTUALI (altrimenti oggi come oggi diventa una minaccia) per tutti voi che, seduti al tavolo della cucina o sdraiati sul divano, state cazzeggiando con me su Facebook, perché

se #iorestoacasa e voi restate a casa

se ognuno di noi farà il proprio dovere

#tuttoandràbene!

¹ Giacomo Leopardi, “CANTO NOTTURNO Dl UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA”

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d’affanno
Quasi libera vai;
Ch’ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,
Tu se’ queta e contenta;
E gran parte dell’anno
Senza noia consumi in quello stato.”

² Protagonista di “I LOVE SHOPPING” di Sophie Kinsella

Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

La lettera

Ho trovato una lettera.

Passeggiavo per Trieste e a terra c’era questo foglio piegato in quattro parti.

Mi ha colpita la calligrafia adolescenziale.

L’ho raccolta, mi sono guardata in giro, ma non ho visto ragazzi nei paraggi: avrei voluto restituirla, ma intorno a me c’erano solo famiglie o persone anziane.

L’incipit era “Ciao Francesco (Tato)”. Sì, decisamente una lettera da sedicenne innamorata.

La tentazione di leggerla è stata davvero forte, ma l’ho lasciata sul cornicione del ponte, sperando che Tato, tornando sui suoi passi, la potesse ritrovare.

Le lettere sono parole del cuore, vanno tratte con cura, come murrine, rispettate come i segreti confidati da un amico.

Ho pensato a lungo a Tato e, suppongo, a Tata. Chissà quali sono i loro sogni, le loro speranze, i loro desideri. Fino a qualche giorno fa gli adolescenti di oggi mi sembravano strane creature perse nei loro mondi digitali, fragili da soli, arroganti in gruppo. Molto lontani da me, dalla mia vita.

Quella lettera, però, ha cambiato la mia prospettiva: nonostante siano passati quasi trent’anni, un foglio, strappato precipitosamente dal quadernone di italiano, raccoglie i sentimenti di una ragazzina innamorata. Ora come allora.
E quindi, forse, i suoi sogni non sono così diversi da quelli che facevo ad occhi aperti una vita fa: diplomarmi, lavorare, sposare il mio grande amore, famiglia, casa, viaggi…

Oggi i miei sogni sono completamente diversi e non dipende da quei tre decenni che separano Katy la secchiona da Katjuscia la mamma, dipendono dalla vita.

Ora sogno una scuola inclusiva, un mondo del lavoro che possa valorizzare le persone autistiche, un luogo accogliente e sicuro in cui lei possa sentirsi amata e protetta quando non ci sarò più.

Sogno di sentirla parlare, anche se la fiamma della speranza diviene sempre più flebile.

Ariel cresce, giorno dopo giorno, due passetti avanti, un piccolo passo indietro, ma sempre determinata, a volte ostinata.

Sicuramente da ragazzina non sognavo una plastificatrice A3 o un tablet vocale, la licenza di Symwriter e di frequentare un corso per professionisti per la gestione dei comportamenti problema.

La mia me sedicenne non avrebbe mai esultato trovando la Blue Diary nella cassetta delle lettere.

Sicuramente non avrei mai creduto di vedere gli occhi di mio padre riempirsi di lacrime davanti agli inutili sforzi della nipote di parlare.

A sedici anni tutto è possibile. A sedici anni ti senti invincibile e pensi che a te non succederà mai nulla di brutto. Pensi al futuro, ma dopodomani è troppo lontano e ieri è passato veloce come il vento tra le canne di bambù nello stagno dietro casa.

A quarantaquattro anni scoppi di gioia quando vedi tua figlia entrare a scuola sorridendo e ti commuovi ricevendo un messaggio della Maestra: ” Il sorriso di Ariel stamattina è la cosa più bella che ho visto nel 2020″ e ti senti grata per il momento di grazia che sta attraversando.

A quarantaquattro anni ti auguri che tuo figlio da grande abbia la forza di staccarsi dal suo ruolo di protettore della sorella per vivere la propria vita.

A quarantaquattro anni vorresti avere la pelle della sedicenne, il culo della ventenne, il fascino della trentenne, ma soprattutto il cuore della quarantenne prima che venisse stritolato dalla diagnosi.

Quello che salvo dei miei 44 anni (e mo’ lo metto in cifra perché mi sono rotta di digitarlo) è l’ironia e la voglia di sdrammatizzare: ecco quella non me la toglierà mai nessuno.

E oggi il bicchiere è mezzo pieno di tenerezza per una sedicenne innamorata e per una signora con la crisi di mezza età.

Cheers!

LA MAMMA AUTISTICA

Perfettamente imperfetta

Sono perfettamente imperfetta.

Ogni mia sfumatura ha una piccola o grande deviazione che mi allontana dalla perfezione.

Se fossi un vizio capitale, sarei sicuramente l’accidia: mollemente adagiata sul divano, moderna Paolina Borghese, potrei passare le giornate a guardare serie crime mangiando gelato.

Ho un fisico scolpito dalla Nutella che combatto saltellando: nel senso che faccio salturiamente ginnastica. Al mattino. Quando nessuno mi vede. Perché sono aggraziata come una cimice.

Sono campionessa olimpionica di sbadataggine tratto che ho inequivocabilmente trasmesso a Davide (accidenti al DNA!).

Mio marito mi definisce più o meno pubblicamente “scassaaminchia”, ma almeno in questo caso mi sento la coscienza pulita: io sono femmina e lui maschio, i nostri cervelli sono biologicamente incompatibili e quindi è perfettamente naturale che il mio tono di voce salga man mano che mi ritrovo costretta a ripetere le stesse cose più volte. Per la pace familiare preferisco pensare che sia sordo piuttosto che disinteressato.

meme_x500_je1wueupw3

Sempre secondo quel signore barbuto con cui divido casa, sono la donna più permalosa del mondo affermazione dalla quale prendo le distanze: non sono permalosa, sono altamente reattiva alle critiche, soprattutto se le reputo immeritate.

Non riesco mai a raggiungere un obiettivo come l’ero immaginato: c’è sempre una piccola ombra che vela il risultato, un “ma” in agguato, un “però” traditore che mi aspettano al largo delle mie illusioni.

Il mio ottimismo non è innato: è il frutto di lunghe rielaborazioni notturne, di una razionalità che subentra al dolore o all’ira più divoranti, al desiderio di trovare giustificazioni a comportamenti o situazioni che spesso non ne hanno. Il mio “bicchiere mezzo pieno” è un modo di proteggere il presente ed il futuro dal passato.

Ho un ascendente focoso (lo si intuisce anche dalla folta chioma), tratto caratteriale che si rivela nell’ira che mi brucia e divora se vengono attaccati i miei affetti: sento la pressione che sale, il cuore che accellera e se potessi sbranerei l’incauto essere che ha osato oltrepassare il limite. Simba

Salvo poi, da brava Pesci, entrare in conflitto con me stessa:

“Forse ho esagerato!”

“No, non ho esagerato, anzi!”

“Ma magari ci è rimasto male…”

“E chissenefrega!”

I miei monologhi interiori sono tutti pensati su fogli a righe con i bordi tracciati a matita, con periodi ipotetici perfettamente formulati, adeguato uso delle lettere maiuscole, punteggiatura corretta ed abbondante uso di punti esclamativi: espressioni  autistiche di un cervello tendente al bipolarismo e salvato solo dalla dose industriale di zucchero raffinato che ogni giorno ingurgito per tenere alti i livelli di serotonina.

Cerco di essere sempre educata, ma a volte mi sento una voce gialla, al limone, che non mi piace perché trasmette una tensione che vorrei tenere solo per me e che mette il mondo in posizione di difesa. Ecco a volte soffre pure di sinestesia: abbino colori a voci, suoni… In fondo sono sempre la madre di mia figlia e il suo cervello  abilmente diverso deve pur arrivare da qualche parte, no? (Accidenti al DNA!)

Potrei continuare a descrivere i miei difetti per ore, ne ho veramente tanti a fronte di pochissimi pregi. Fra questi, due: la sincerità ed il senso di giustizia.

Non sono mai stata una goliarda, non mi diverto a fare scherzi, sono per il vivi e lascia vivere, ma se mi chiedi un’opinione, avrai sempre una risposta sincera, più o meno diplomatica, ma vera, onesta.

Ho un altissimo senso della giustizia, sono una novella Giovanna d’Arco che, brandendo la mia spada di rettitudine morale, devo dare un ordine corretto e giusto al mondo che mi circonda. Non sopporto i soprusi, non li posso tollerare soprattutto quando sono rivolti a persone più deboli, figurarsi se poi attaccano uno dei miei figli!

Tutto questo per dire cosa? Boh, me lo sono dimenticato. Ah, ecco un altro difetto… Invecchiando sto diventando una smemorata degna della pesciolina Dory, tranne che per i torti subiti: per quelli ho una memoria da Collonnello Hathi.

Sì, avete capito benissmo, a casa Apollonio i cartoni Disney vanno alla grande.

E il bicchiere oggi è mezzo pieno di difetti e animali antropomorfi, spesso più umani di una vecchia “signora” che non rispetta la disabilità e alla quale non auguro male, ma solo di non venire mai in contatto con il mio ascendente focoso, perché, come ho già detto ai suoi parenti, la prossima volta che attacca Ariel, le tiro un pugno sul naso. Ma questa è un’altra storia.

ADE ROSSO

a827d8668e7724b48782ec29bb0e23ea

LA FAMIGLIA AUTISTICA

Il silenzio (che silenzio non è)

Sento la tua mancanza.

Mi mancano il tuo chiacchiericcio costante, la tua capacità di guardarmi dentro e di andare oltre le mie pietose bugie.

Vorrei giocare con te a “Ticket to ride”, barare un po’ per farti vincere e vederti saltellare dalla gioia.

In questi giorni senza di te, la casa rimbomba di un “falso silenzio”: le mie parole cadono nel vuoto, rimbalzano sui muri, si assottigliano fino a sparire. Ariel mi guarda di traverso, ma non le importa: preferisce continuare ad urlare la sua eccitazione piuttosto che comunicare con me. Minuto dopo minuto, ora dopo ora il suo verso riecheggia in tutta la casa. “AAAAH… AAAAH…”

Cerco di giocare con lei, di interagire con lei per strapparla a quell’universo trasparente ed irraggiungibile in cui si è rinchiusa, ma non vuole. Io ho preso due giorni di ferie per portarla a fare l’abilitazione in Fondazione e lei, in tutta risposta, si è presa due giorni di ferie dal mondo neurotipico. Sto provando a fare il mosaico con lei, ma mi guarda con aria di sufficienza e attacca le tessere svogliatamente: si vede che mi sta facendo un grosso favore personale e sono certa che prima o poi lo riscuoterà a tasso di usura.

Prima ha voluto fare una doccia: ha allagato tutto il bagno e versato il docciaschiuma ovunque… Quando sono entrata in bagno, mi sono ritrovata proiettata in un hammam di Tunisi: il vapore denso e il profumo di argan mi hanno stordita e lasciata indifesa, non valutando quindi adeguatamente la viscosità della situazione. Nel senso che il pavimento era completamente cosparso di sapone.

Davide, torna! Mi mancano le nostre risate per i disastri di Ariel. Se ci fossi stato tu, per esempio, avrei sdrammatizzato cantando come il muezzin che, una vita fa, sentii cantare dal minareto della moschea di Kocatepe ad Ankara. E tu probabilmente avresti cantato la tua nuovissima hit: “La mamma pulisce più di Chanteclair…. Aaaa Aaaaaaaaa”. Senza di te, i guai della “capronessa prepotenta” sono semplicemente situazioni da pulire e sistemare.

Davide, ti aspetto. Adesso scappo, perchè ad Ariel è partito il livello massimo del disturbo autistico: la riderella incontrollata, presagio inequivocabile di notte in bianco.

E niente, oggi è una giornata di contenitori pieni e vuoti: il bicchiere è pieno di amore per il mio bambino in vacanza, mentre il flacone del docciaschiuma è inesorabilmente vuoto, desolata rappresentazione di una giornata difficile.

hammam

Il mondo intorno a noi

Il 5 giugno e le infradito

5 giugno 2018. Mattina presto. Camera.

Davide: “Mamma… Mamma… Mamma, piangi perchè oggi Ariel compie 7 anni e ancora non parla?”

Io: “No, Davide, piango perchè sono molto felice di essere la vostra mamma.”

Il mio ometto! Mi ha sgamata subito. Quello del settimo compleanno di Ariel è stato un argomento molto discusso in famiglia nell’arco degli anni poichè ci era stato spesso presentato come termine massimo allo sviluppo del linguaggio. “Se non parlerà entro i 7 anni…”

Così ho trascorso la notte tra il 4 ed il 5 giugno a vegliare il sonno di mia figlia e a mormorare: “Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Io so che ce la puoi fare.”

All’alba mi sono alzata e sono andata fare un po’ di ginnastica sia per cercare di ritrovare un po’ di quel punto vita perso tra gravidanze e panini alla Nutella, sia per scaricare lo stress. Ma niente, neanche la doccia mi ha aiutata…

Dopo aver portato i bambini a scuola, ho passato la mattinata svolgendo le mie solite attività quotidiane, ma con quel fastidioso pensiero che si era incistato nella parte posteriore del cervello. Lo sentivo premere come un sasso. “Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Io so che ce la puoi fare.”

Il pomeriggio è volato cucinando per la festa di compleanno con i parenti. Ad Ariel non interessa assolutamente nulla del suo compleanno (concetto troppo astratto) nè dei regali (le sorprese mettono ansia!), ma io ci tengo… Mentre impastavo, tagliavo, scolavo, il mio cervello continuava a produrre quell’odioso mantra. “Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Ce la puoi fare. Io so che ce la puoi fare.”

Finalmente sono arrivati gli invitati e la tensione è lentamente scesa anche se Ariel, da perfetta Princess autistica, ha solo salutato nonni e zii con un elegante gesto della mano per poi tornare nei suoi regali appartamenti.

E poi c’è stata la svolta. E’ arrivata Elisa con un regalo completamente inaspettato.

Sono rimasta stupita. I compagni di classe ed altri piccoli amici della piccola snob hanno pensato a lei. A lei che non ha mai festeggiato un compleanno con loro, a lei che non li ha mai invitati alla sua festa di compleanno. A lei che vive in un mondo fatto di abbracci e sguardi rubati.

Per un attimo il mio cervello si è fermato e poi ha iniziato a ripetere un nuovo mantra. “Ce la possiamo fare. Ce la possiamo fare. Ce la possiamo fare. Io so che ce la possiamo fare.”

Perchè non sono sola. Perchè Ariel non è sola.

Se mi fermo un attimo e mi guardo in giro a mente aperta e cuore leggero, mi rendo conto che non sono sola e questo è stato il dono fatto a me in occasione del settimo compleanno di mia figlia.

Come cosa c’entrano le infradito?! Sono la parte più apprezzata da entrambe del regalo di cui sopra, perchè finalmente non litigheremo più per le mie ciabatte infradito.

7 giugno 2018. Mattina presto. Soggiorno.

A 2 giorni dal nostro personalissimo Millennium Bug, le cose vanno molto bene: Davide partirà per la Sardegna con Luca per il loro annuale viaggio tra uomini, Ariel andrà in gita alla “Fattoria Degli Asinelli” e io, seduta a gambe incrociate sul divano, sorseggio caffè e scrivo continuando a sperare di sentirmi prima o poi chiamare “mamma”.

IMG_20180606_073616

 

Ariel · LA FAMIGLIA AUTISTICA

Ariel va alla guerra (contro il sistema)

Da qualche tempo la Princess è molto nervosa. Ogni anno in questo periodo è la stessa storia: stanca e irritabile, esprime in ogni modo il suo dissenso a tutto ciò che noi, infami neurotipici, cerchiamo di imporle.

Succede così che

  • i telefoni finiscano nel water;
  • le scarpe vengano tolte appena seduta (se in luogo pubblico ancora meglio);
  • la Ribelle non partecipi alle recite scolastiche (lo confesso, questa cosa la sto ancora rimuginando, ma ormai dovrebbe essere arrivata al quarto ed ultimo stomaco);
  • la Coca Cola che non supera il test frizzantezza finisca nel lavandino o venga utilizzata per innaffiare il giardino;
  • le gite in Slovenia si riducano ad assolate ed insolanti* permanenze in auto mentre i maschi della famiglia passeggiano su è giù tra le valli dell’Isonzo;
  • una miscellanea di disastri si abbatta sulla povera genitrice con o senza preavviso.

A tutto questo ero abituata. Ripeto, si verifica ogni anno in questo mese: manca poco alla fine della scuola, Ariel da mesi risponde alle richieste di tutti e così arriva a fine maggio letteralmente bollita.

Non ero preparata alla Piccola Anarchica Friulana che, in totale spregio alle regole della casa, non solo entra in bagno con il tablet,  ma, con aria di sfida, strappa addirittura il divieto dalla porta.

IMG_20180527_170436[1311]

Ora io ho un dubbio…

Ok, la fine della scuola. Ok, che è stanca. Ok, che domani c’è luna piena, ma non è che il nuovo taglio di capelli l’ha resa ancora più iena? In fondo come dicono tutti, è decisamente adatto al suo temperamento grintoso…

IMG_0216[1326]

Ho deciso. La prossima volta, boccoli biondi come la mamma e speriamo diventi più pacata e collaborativa.

Oggi il bicchiere è mezzo pieno di ribellione e amore per una piccola vera Guerriera che non si arrende mai. Piuttosto ti uccide.

Cheers!

* Lo so che non esiste, ma se l’Accademia della Crusca ha accettato “petaloso”, a me deve concedere “insolante”… Soprattutto dopo essere quasi morta disidratata a causa degli effetti di un colpo di calore sloveno.

 

Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

Andando in cimitero (passeggiata con allegoria finale)

Ultimamente vado spesso a piedi in cimitero. Camminare mi fa bene e mi aiuta a riflettere.

Un pomeriggio penso che sarebbe carino portare un po’ di fiori alla Nonna Nene. Nell’orto crescono degli iris bellissimi e ne faccio un mazzolino. Sperando di trovare dei fiori di campo da aggiungere, parto alla volta del camposanto armata di forbici, con gli iris in mano e il borsellino a tracolla.

Ad un certo punto decido di fare la classica furbata all’italiana tagliando per i campi, con il duplice intento di trovare dei fiori di colza e accorciare il tragitto. Dopo aver a lungo costeggiato campi coltivati ed essermi presa un paio di orticate, arrivo in vista del cimitero; ci separa solo un bellissimo campo di frumento e a quel punto mi faccio frenare dalle mie origini contadine: risento la voce del Nonno Livio che mi dice di non entrare MAI in un campo coltivato per non danneggiare il lavoro altrui. Così, stanca, orticata e senza fiori di campo, rifaccio tutta la strada a ritroso tornando, infine, al punto di partenza.

Con calma e pazienza mi rimetto in marcia e lungo la strada, tra uno spavento e l’altro per i cani che mi abbaiano dai cortili e il sole che batte dritto in testa, incontro diversi amici: con alcuni scambio solo un saluto, con altri chiacchiero un po’ ed un paio di loro mi offrono addirittura un passaggio.

Alla fin fine arrivo serenamente in cimitero, con l’unico dispiacere di non avere trovato i fiori di colza che tanto cercavo. Gli iris riempiono abbastanza bene il vaso anche se avrei preferito uno stacco di colore, ma pazienza… Sono pronta a tornare a casa, un po’ dispiaciuta per non aver valutato bene quali fiori portare, quando arriva mia zia Luigina con un bellissimo mazzo di margherite gialle, esattamente del colore che volevo. Evidentemente la Nonna Nene, grande amante dei fiori, l’ha mandata a darmi supporto. Rientro così a casa, serena e soddisfatta del mio percorso.

Qual è l’allegoria? Nella nostra vita, indipendentemente dalla strada che prendiamo la destinazione è sempre il cimitero. Se però vogliamo fare i furbi e prendere la strada più corta calpestando gli altri, ci arriveremo da soli e pure urticati. Prendendo la strada più lunga, anche se più faticosa e non priva di incidenti di percorso, troviamo sempre qualche amico pronto ad accompagnarci per un tratto e alla destinazione finale qualcuno ci darà una mano per chiudere il viaggio con serenità.

Ok, lo so che cosa state pensando: che strada facendo mi sono imbattuta in un campo di cannabbis, ma vi giuro che non è così… Lo sapete, no, che preferisco bere… E, pertanto, il bicchiere oggi è mezzo pieno di amici e filosofia spicciola. Cheers!

aerial photography of wide green grass field
Photo by Stephan Müller on Pexels.com

Ariel · Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

La Pappagalla

Carissimi “signori” (la “s” minuscola è voluta!) che oggi avete detto che Ariel ha la voce di un pappagallo,

avete ragione: la Princess è una stupenda pappagallina blu circondata dall’affetto della sua famiglia autistica.

images

Negli ultimi anni mi sono fatta portavoce di Ariel e dei suoi colleghi “blu”, avendo sempre fiducia nella capacità di comprensione delle persone, credendo che la conoscenza generi gentilezza.

Oggi no. Oggi non accetto una cattiveria gratuita del genere da parte di persone che potrebbero essere i nonni di Ariel.

Se vi avessi trovati, vi avrei detto tutto questo, vi avrei spiegato le difficoltà che Ariel incontra ogni giorno della sua vita, del senso di vergogna e timidezza con cui sussurra “COCA” o “TE”, consapevole di avere una voce arrugginita. La voce da “pappagallo” è la voce della rabbia, dell’eccitazione, della frustrazione. E’ vero, ha la voce da pappagallo, ma un cuore coraggioso e grande, pieno di amore.

Voi non vi siete resi conto di aver ferito il fratello ed il cugino di Ariel che vi hanno sentito ripetutamente darle del pappagallo.

Non vi siete nemmeno resi conto di essere estremamente fortunati per tutta una serie di motivi:

  1. Visto il vostro comportamento ignobile, deduco che viviate nella più beata ignoranza e che non sappiate nulla di autismo. Siete fortunati a non essere parte di una famiglia autistica, ma lo sono decisamente di più i vostri nipoti “non autistici”: nessuno di merita tanto la disabilità quanto due nonni completamente privi di empatia;
  2. Ariel non si scompone di fronte alla stupidità umana che, ahimè, è in continua espansione, altrimenti vi avrebbe dato ulteriore prova della sua voce di “pappagallo” con un bell’urlo nei timpani;
  3. Davide e Mattia sono ancora piccoli per reagire: vi sfido a tornare tra un paio di anni e a ripetere le stesse cose che avete detto oggi e a uscirne tutti interi;
  4. Ma soprattutto, siete fortunati perché io non ero presente e quando vi sono venuta a cercare, eravate già andati via. Perché se vi avessi trovati non solo vi avrei detto tutto questo, ma vi avrei sbranati vivi. Perché Ariel è una pappagallina, ma la mamma è una leonessa.

E il bicchiere oggi è mezzo pieno di camomilla. Non serve che ve ne spieghi le ragioni, vero?

leonessa

LA FAMIGLIA AUTISTICA

Il piumone

Piove.

Li ascolto respirare nel sonno.

Alternati, come di giorno.

Lui, lei, lui, lei, lui, lei…

In questi giorni si cercano, sembrano leoncini che si fanno i dispetti. Lei arriva di soppiatto e gli ruba il telecomando. Lo guarda, il sorriso storto, lo aspetta; lui sogghigna e parte all’inseguimento. Il loro unico modo di giocare. Finora. Domani chissà.

Mentre io penso, loro respirano.

Lui, lei, lui, lei, lui, lei.

E il mio cuore trabocca di amore per mani che proteggono e gambe che scalciano.

Occhei, però adesso basta scoprire la mamma che è vecchia e ha freddo senza il piumone!

E il bicchiere è colmo di amore per due fratellini in cerca di equilibrio, mentre la loro mamma lotta per un pezzo di letto e un lembo di lenzuolo.