Ariel

Ops… She did it again!

Altro che Britney Spears: Ariel è una recidiva della peggior specie.
Ieri, dopo essere stata in piscina con Papà e Davide, è rientrata per pranzare e mi ha subito chiesto il telefono, (il riso non ha fatto il miracolo e il tablet ha visto la luce che Melinda Gordon fatti in là).
Gliel’ho dato e, mentre mettevo la pasta a Davide, ho chiesto ai due uomini: “Avete chiuso la porta e abbassato la saracinesca, vero? Non vorrei che…”
Mi hanno guardata con gli occhi del cerbiatto accecato dai fanali e subito dopo Davide è scattato verso il giardino sul retro… Troppo tardi: Ariel aveva già lavato il telefono. 🤬
Il povero aggeggio (aveva solo 15 giorni di vita) non è completamente defunto: continua a ricevere messaggi e chiamate, ma lo schermo è completamente nero, così devo pure sorbirmi la tortura cinese di sapere che c’è qualcuno che mi cerca e non sapere chi. 😭
Ora sto lavorando sulla storia sociale, ma intanto ho preparato la regola visiva. Se non funzionerà, smantellerò la piscina con le mie mani: l’oggetto che dovrebbe essere di divertimento, sta diventando una schiavutù per l’intera famiglia costringendoci a vivere tappati in casa con porte e finestre sbarrate.
Ciao, Redmi Note T8, abbiamo passato poco tempo insieme, ma ti ringrazio per le belle foto. R.I.P.
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Ariel · LA MAMMA AUTISTICA

Vorrei…

VORREI…

Vorrei essere felice come Ariel in piscina,

Come Davide in aeroporto,

Come Luca allo stadio,

Come Baloo, perennemente in calore, attaccato alla gamba del disgraziato ospite di turno.

Invece sono stecchita come il tablet che Ariel ha fatto cadere in piscina.

Vorrei qualcuno che si buttasse in acqua per salvarmi come la Princess ha fatto per il suo aggeggio,

Qualcuno che mi mettesse ad essiccare in un sacchetto pieno di riso,

Qualcuno che mi prestasse una corona del rosario e una Radler per credere nella resurrezione tecnologica.

Il mondo intorno a noi · LA FAMIGLIA AUTISTICA

Bambini

Davide è neurotipico. Ariel è autistica.

Davide ha gli occhi scuri cinesi. Ariel ha gli occhi chiari un po’ meno cinesi.

Davide fa autostrade di automobiline. Ariel non ha mai messo in fila nulla, nemmeno i vagoni del trenino dell’Ikea.

Davide conosce la geografia come io conosco un vasetto di Nutella. Ariel sa scovare la App di Youtube ovunque e se è disinstallata va su Chrome, digita Y e lascia che cookies e cronologia facciano il loro lavoro.

Davide gioca a calcio. Ariel insegue Baloo con lo scatto di Bolt.

Davide protegge Ariel da tutto e da tutti. Ariel non ama farsi proteggere.

Davide è un grande amico, ma ha pochi amici. Ariel è una pessima amica, ma ha molti amici.

Davide è sempre pronto a lottare per i suoi ideali. Ariel è sempre pronta a lottare per 10 minuti con il tablet.

Davide ama le Chicken McNuggets, ma le cede volentieri a sua sorella. Ariel ucciderebbe suo fratello per una crocchetta e suo padre per una Coca.

Davide a maggio farà la Prima Comunione. Ariel non farà mai la Prima Comunione, ma il giorno che la faranno i suoi compagni, noi saremo ad Eurodisney a salutare Topolino, l’unico personaggio che Ariel venera come un dio.

Davide tifa Udinese e questa sì che è fede! Ariel non tifa per nessuno, ma tutti tifano per lei.

Ci sono bambini normali e bambini speciali.

Correggo.

I bambini sono tutti speciali.

Correggo di nuovo.

I bambini sono bambini.

Ecco. Questa è l’unica formula per una reale inclusione: capire che i bambini sono bambini, semplicemente alcuni lo resteranno per sempre.

LA MAMMA AUTISTICA

Le mie rughe

Stamattina mi guardavo allo specchio e ho notato un aumento di rughe, pardon, di “segni d’espressione” esponenziale. Aveva ragione Davide a dire che la crema antirughe non funziona bene…

Ovviamente non mi piacciono, preferirei avere la pelle liscia come una ventenne, ma siamo realistici: gli anni avanzano e con essi le preoccupazioni. A 43 primavere suonate con le trombe bitonali, sarebbe utopistico sognare di essere levigata come una sedicenne, a meno che tu non ti chiami Valeria (Mazza), in tal caso tutto ti è concesso. Però diciamoci la verità: è lei l’aliena! Io sono una donna normale, dove per normale intendo fisicamente nella media, perché del mio stato di salute mentale potremmo parlare per giorni.

Prima della diagnosi di Ariel non avevo rughe, pardon, segni d’espressione, i capelli erano biondi ed ero in perfetta forma fisica.

Dopo la diagnosi, nell’arco di pochi mesi i capelli divennero quasi completamente bianchi: espressione concreta di un dolore che mi lacerava l’anima. Qualche tempo dopo, nonostante avessi accettato l’autismo, in maniera molto egoistica, non riuscivo a liberarmi del desiderio di sentirmi chiamare “mamma” da Ariel. Era più forte di me, la voglia di sentire quella parola mi bruciava dentro. Volevo con tutto il cuore che lei potesse comunicare al mondo i suoi stati d’animo, i malesseri, i sogni e le paure. Feci quindi un voto alla Madonna di Castelmonte: se Ariel avesse parlato, non mi sarei più fatta la tinta, avrei lasciato che il mondo vedesse i miei capelli cambiati dal dolore. Ariel non parla e io lascerò testamento che nella bara mi mettano un flacone di tintura biondo. Lo so, lo so: le terapie riabilitano, i miracoli non esistono e se non può parlare ci sono altri modi per comunicare. So tutte queste cose, ma una madre che ha appena avuto una diagnosi è pronta a tutto. Anche a lasciarsi i capelli bianchi per amore della figlia.

Da qualche mese ho preso con me 4 sgraditi “amici” che, trovandosi bene con la mia Nutella, si sono posizionati sui fianchi. Maledetti, mai che facciano i radical chic e decidano di spostarsi sulle tette! Fino ad ora non avevo grosse motivazioni per liberarmi di loro. Fino ad ora.

Ad agosto dovremo togliere ad Ariel tutti gli aggeggi elettronici con cui si sollazza e so già che sarà una vera battaglia, uno scontro fisico senza precedenti. Lei ha una forza incredibile, io no. Ma sono determinata. Sarà dura, una vera disintossicazione, come togliere l’eroina ad un tossico, ma io vincerò questa battaglia. L’autismo non può avere la meglio su mia figlia. Io non glielo permetterò.

Spesso parlo con mamme che sono state morse, pizzicate, picchiate. Ariel, come una gatta selvaggia, graffia.

La mia preoccupazione principale? Lei crescerà e diventerà sempre più forte. Io invecchierò e diventerò sempre più debole.

E quindi andrò in palestra, inizierò a correre, farò gli esercizi la sera (non il plank), mangerò più sano e saluterò i 4 infami invasori e diventerò più forte sia fisicamente che mentalmente.

Ho capito però che alle mie rughe, pardon, segni d’espressione proprio come la Magnani, sono affezionata: sono l’espressione di un percorso iniziato 5 anni fa. Il mio viso, i graffi sulle braccia, i capelli bianchi, l’aumento di peso sono le rappresentazioni di come il dolore ha agito su questa mamma. Eliminerò i chili di troppo ed i capelli bianchi con la stessa tenacia con cui lotto contro l’isolamento in cui si nasconde Ariel.

Le rughe – e basta! Chiamiamo le cose con il loro nome tanto la sostanza non cambia! – Le rughe dicevo, invece, le combatterò, ma con affetto: ogni giorno mi guarderò allo specchio e contandole penserò a quanta strada abbiamo fatto io e la Princess e a quanta ne  faremo ancora insieme. Sempre insieme.IMG_3037