Il mondo intorno a noi

Sfatiamo i luoghi comuni

Oggi ho letto un post che in poche righe riesce a raggruppare tutti i luoghi comuni sull’autismo ed è ora di fare una volta per tutte il punto della situazione.
Come mamma mi sento offesa nel leggere che alcune caratteristiche di Ariel vengono descritte con superficialità a colpi di slogan, soprattutto in contesti in cui l’autismo dovrebbe essere trattato con estremo rispetto e competenza. Sono la prima a scherzare su alcuni tratti di Ariel, proprio come faccio con quelli di Davide, di mio marito o, ancora meglio, con i miei: credo fermamente che una bella risata possa smorzare anche le situazioni più difficili, ma in certi contesti ci vuole serietà e professionalità.

Ma andiamo per ordine…

Appena ricevuta la diagnosi di autismo, iniziai a informarne chi mi stava vicino, arrivando addirittura a fare un post su Facebook per comunicarlo il più rapidamente possibile alla piccola, grande comunità in cui vivo: pensavo che più persone avessero conosciuto la condizione di Ariel, più lei sarebbe stata capita e protetta.

Non mi sono mai pentita della mia decisione.

Questa mia trasparenza, però, mi ha spesso portata a rispondere a domande quali:

“Ho saputo che è malata. Come sta?”
Ariel non è malata, non si ammala quasi mai, ha un sistema immunitario eccezionale. Ariel è bionda, con gli occhi grigio azzurri ed autistica. Lei non guarirà mai, potrà imparare a gestire alcuni comportamenti autistici, ma il suo cervello funzionerà sempre in maniera diversa dal nostro.

“Ah, autistica… Allora è ritardata?”
Ariel ha una intelligenza leggermente inferiore alla media, ma a volte risulta meno performante, perché compromessa da disturbi sensoriali (luci, suoni, riflessi…) e difficilmente sondabile poiché non vocale. Sa contare in italiano ed inglese, sta imparando a fare le addizioni e leggere e a scrivere. Ha capito da sola che, non riuscendo a parlare e avendo delle necessità da esprimere, deve trovare altri modi per comunicare e sta spontaneamente ripiegando sulla C.A.A. (Comunicazione Aumentativa Alternativa). È anche furba: ha capito che per trovare YOUTUBE che noi abbiamo disinstallato da tutti gli apparecchi di casa, è sufficiente andare in Chrome, digitare “Y” e lasciare che la cronologia ed i cookies facciano il loro lavoro. Alcune persone autistiche hanno un ritardo cognitivo, ma non dipende direttamente dall’autismo.

 

“Allora è superintelligente come Rain Man?”
No, non è superintelligente. Raymond di “Rain Man” era un savant, ossia un autistico con una spiccata propensione per qualcosa, al limite della genialità. La popolazione autistica, però, non è tutta così: sarebbe come dire che tutti i neurotipici (le persone con sviluppo tipico) hanno il medesimo quoziente intellettivo.

“Ho letto che non hanno senso dell’umorismo…”
Vi invito ad andare a fare un giro sulla pagina “Aspironìa – Asperger e Ironia”. Le persone autistiche possono essere molto spiritose e simpatiche, proprio come i neurotipici possono essere simpatici o antipatici: personalmente trovo alcuni di noi talmente insopportabili da non riuscire a sostenerne lo sguardo e alcune persone autistiche così simpatiche da volerle adottare seduta stante.

“A vederla non sembra autistica. Sei sicura?”
Accidenti, non ha la A stampata in fronte! Ariel è bella come il sole, nonostante i denti sbottonati. Chi la vede per la prima volta ne rimane affascinato, poiché ha uno sguardo intenso che può leggere fin nel profondo dell’anima. Essendo un basso funzionamento, se volete capire che è autistica, ne dovete osservare il comportamento, non fermarvi all’aspetto, poiché è bellissima, senza se e senza ma. Le persone autistiche ad alto funzionamento, lavorando sul comportamento, diventano praticamente non identificabili in mezzo ai neurotipici ed hanno tutta la mia stima, perché per loro può essere uno sforzo immane: voi riuscireste a cambiare il vostro modo di essere solo perché qualcuno ve lo chiede? Io, personalmente, non credo che ci riuscirei.

“Ma è malata di mente?”
No, non lo è. L’autismo non rientra nelle malattie psichiatriche, ma è una condizione che si sviluppa a seguito di un disturbo del neurosviluppo. In soldoni: un “matto”, anche in pieno delirio, quando vede 10 cani diversi tra loro li va a catalogare nella categoria “cani”. Un autistico a basso funzionamento, anche nel suo momento più sereno, potrebbe non essere in grado di generalizzare la categoria “cani” e ritenere ognuno di essi un categoria a sé stante. Le persone autistiche NON sono malate di mente, interpretano il mondo in maniera diversa.

“Poverina, è autistica, non dipende da lei.”
Alt! Fermi tutti! Come ho già scritto in precedenza, Ariel è in una bambina che, tra le altre cose, è autistica. Non possiamo inferire che ogni suo comportamento sia dovuto all’autismo.
Se io genitore lavoro con lei e la affido a professionisti qualificati, posso ottenere dei miglioramenti significativi che ad un certo punto, però, si interromperanno: come tutti noi anche le persone autistiche hanno i loro limiti personali. Non è una colpa da attaccare né al bambino né al genitore, ma un dato di fatto. Ariel probabilmente non parlerà mai, noi continuiamo a portarla a logopedia, ma lavoriamo anche su altre forme di comunicazione.
Ariel è una bambina inadeguata? No.
Io sono una mamma inadeguata perché Ariel non parla? No.
Lo sarei solo nel caso in cui facessi lo struzzo, non volessi riconoscere le caratteristiche personali della mia bambina e non le facessi fare alcuna forma di abilitazione.

In sintesi:
* LE PERSONE AUTISTICHE NON SONO MALATE (a meno che non abbiano l’influenza): LA LORO È UNA CONDIZIONE;
* LE PERSONE AUTISTICHE POSSONO ESSERE RITARDATE O ESSERE DEI GENI, ESSERE SIMPATICHE O ANTIPATICHE proprio come le persone “normali” (locuzione odiosa come e più di persone “speciali”);
* LE PERSONE AUTISTICHE NON SONO MALATE DI MENTE.

E soprattutto, L’AUTISMO NON È UNA COLPA DA RIVERSARE, È SOLO UNA CONDIZIONE DA RISPETTARE.

respect

 

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