Ariel

La Princess senza pisello (e non pensate male, scostumati!)

Ariel ha una spiccatissima selettività alimentare incentrata su tre capisaldi:

1) il cibo che mangia deve rientrare nella punta della piramide alimentare;
2) deve essere di colore giallo impanato;
3) più può sporcare casa mangiando, meglio è.

Le lasagne devono essere fatte con la Sfogliavelo di Rana, il ragù della mamma e la Besciamella della Chef. A casa nostra, montate in sua presenza e, in caso, trasportate a casa della nonna.

Quando mangiava la pasta (ora si è presa una pausa di riflessione), gradiva solo le mezze penne della De Cecco con Tonno Rio Mare. Non il pescato a canna, per amore diddio!

La brioche è esclusivamente alla marmellata de “Il Pasticciere”, i
bastoncini di pesce sono della Findus e i Cordon Bleau e i wurstel “Wudy” della Aia.

Adora la Coca-Cola, ma accetta anche la Pepsi, unica concessione della nostra Princess senza pisello, perché schifa frutta, verdura e legumi, nonché dolci e gelato. Ama, però, mangiare lo zucchero con il cucchiaino e caramellare tutta la casa.

Ora, a quasi 9 anni, ha scoperto le patatine.

Rigorosamente le Classiche della San Carlo.

E sì: ho provato più volte a cambiare marca, ma il suo delicatissimo palato riconosce subito le differenze e schifa ciò che non le piace. Abbiamo lavorato a lungo sulla sua rigidità alimentare, ma con scarso successo.

Lei è soddisfatta di ciò che mangia, è normopeso e le sue analisi del sangue sono perfette.

Mi chiedo: ha senso insistere nel cambiare il suo stile alimentare o sarebbe l’ennesima imposizione decisa da altri per lei?

Ariel

1-2-3

Entriamo in ascensore. Mi guardi con l’aria furbetta delle grandi occasioni e velocemente schiacci il tasto 1. Scoppi a ridere.

Io ti guardo ti traverso, lo sguardo fintamente arcigno, le mani sui fianchi: “Patata, dobbiamo andare al terzo piano!”

L’ascensore si ferma. Tu rapidamente schiacci il 2 e ridi. Ti guardo torva: “Ariel, il 3, noi dobbiamo salire al terzo piano!”

Mi guardi da sotto in su, il viso a tre quarti, il mio sorriso storto riflesso nel tuo.

L’ascensore si ferma e schiacci il 3 con l’aria della Santa Maria Goretti.

Finalmente siamo arrivate ed entri felice nell’ingresso dello studio, lo zainetto che ballonzola sulle spalle, il cappellino con la visiera all’indietro.

Al termine della seduta, usciamo e ci ritroviamo di nuovo di fronte al nuovo, spassosissimo giocattolo: l’ascensore.

Hai di nuovo quello sguardo e vorrei tanto continuare a giocare con te, ma se voglio evitare di fare più tappe del giro d’Italia ogni volta che vengo qua, devo trovare una soluzione.

Prima che tu schiacci il 2, con voce flautata ti propongo: “Ariel andiamo a prendere una Coca?”

Il rinforzatore, potentissimo, batte il nuovo gioco: muovi velocissima la testa in su ed in giù, dici “Í” e schiacci lo 0.

“Brava, Ariel, super! Dammi un 5!”

Sorridendo, batti la mano contro la mia e io ti abbraccio forte.

E oggi il bicchiere è pieno di sorrisi e amore per una bambina a che a 8 anni sta finalmente imparando a fare gli scherzi alla sua mamma.

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Ariel · Il mondo intorno a noi

Ariel con la A

Ciao Bambina,

come ti chiami? E il tuo cane? Posso giocare con voi?

Chi sono? Hai ragione, scusa ma i convenevoli non sono il mio forte.

Mi presento, mi chiamo Ariel. Ariel con la A… Non capisco questa precisazione, ma la mamma dice sempre “Katjuscia, con la kappa.”

Quindi io sono Ariel. Ariel con la A.

Ho quasi 8 anni e frequento la seconda A… Forse la A serve a specificare la sezione, ma non mi pare che la mamma lavori in un ufficio kappa…

Scusa, i miei pensieri spesso volano veloci e non riesco a sceglierne uno: sono tutti importanti, tutti colorati e io non me ne voglio perdere uno.

Dicevo… Ho i denti sbottonati, i capelli biondo scuro e gli occhi azzurri che a volte sembrano grigi. Mi stanno spuntando un sacco di lentiggini sul naso.

Amo Topolino (non ditelo a Minni, ma quando sarò grande lui sposerà me e non lei), le Winx, Peter Pan e il Libro della Giungla. Quando ero piccola sono stata a Eurodisney e ho incontrato il mio grande amore: ero così felice che mi sono alzata in piedi a saltare per la gioia; poi ho visto la mamma discutere con una signora che ci ha portati in un posto dove c’era un cartello con un signore con le rotelle. Mentre tutti gli altri bambini si alzavano, urlavano e ridevano, io dovevo stare ferma a guardare lo spettacolo e la mia mamma continuava a piangere: la signora non smetteva di guardarci. Non capisco perché, ma sembrava arrabbiata con noi…

La mia materia preferita è tecnologie informatiche, in italiano faccio un po’ fatica.

Mi piace il mare, meno la montagna.

Quando vado al parco giochi, mi fiondo sull’altalena. Quando ero piccola pensavo fosse tutta mia, invece adesso ho capito che devo dividerla con gli altri bambini e aspettare il mio turno.

Mangio solo la pizza con i wurstel e penso che la Coca sia 10.000 volte meglio della Pepsi.

Mi piace molto cantare anche se non riesco a capire se sono intonata. Penso di sì, perché quando ero all’asilo, a casa facevo le prove per cantare “Sofia” alla recita di fine anno e la mamma si commuoveva sempre: devo essere davvero brava!

Ho pochi amici, ma buoni di cui il migliore è Baloo, il mio cagnolino.

Le luci e i rumori forti mi danno fastidio così ho sempre gli occhiali da sole, anche quando piove.

A volte mi sveglio nel cuore della notte a parlare con la luna. La mamma mi stringe forte e mi chiede: “Puoi parlare?” Io le rispondo, ma le parole escono strane, non sono mai come le penso.

La mamma mi chiama “signorina” e “cicciottina bella”, ma il mio soprannome preferito è “Princess”. Mi ha detto di non illudermi, non sono una vera principessa, nonostante il nome: è solo che quando mi sento offesa, me ne vado a testa alta, mascella in fuori e corona ben ferma.

Se sono felice, sorrido, grido e salto.

Se sono arrabbiata, urlo e mi butto a terra.

Se sono triste, mi trema il labbro inferiore e mi sento incompresa.

Se penso di avere ragione, rimbecco fino allo stremo delle mie forze.

Se penso di essere nel torto, faccio la ruffiana e dispenso bacetti.

Come, bambina? Anche tu fai così? Allora non siamo tanto diverse, io e te.

Penso di averti detto tutto di me.

Ah, già… Sono autistica…

No, non sono malata, non mi ammalo quasi mai. Ho solo un modo diverso di interpretare il mondo.

Sono una bambina.

Ho quasi 8 anni.

Ho i miei gusti.

Ho i miei punti di forza e i miei limiti contro i quali lotto ogni giorno, ma che non posso sempre superare.

Sono autistica.

Bambina con il cane, la prossima volta che mi incontri, guardami per quello che sono e non solo per come mi comporto: sono una bambina che vorrebbe avere tanti amici, ma il cui migliore amico è il suo cane.

Bambina con il cane, vuoi essere mia amica?

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Ariel · Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

Tornando a casa

Stiamo rientrando dal torneo serale di calcio di Davide. Io ed Ariel, sole. Davide arriverà più tardi. Lei nervosa, io stanca.

Mentre guido lentamente lungo la stretta strada di campagna tutta curve, ascolto “Il conforto” di  Tiziano Ferro. Mi piace questa canzone: è un’ottima compagna di viaggio quando sono così stanca. Mi fa sentire malinconica, ma allo stesso tempo serena.

Finestrino abbassato, aria fresca, silenzio rotto solo dal suono del motore e dalla musica, ma… Ad ogni ritornello sento uno strano rumore… boh… penso: “Strani questi bassi… ritmati, ma strani…”
Sono pronta a lanciarmi a gola spiegata nel pezzo in cui ultimamente mi riconosco di più…
“Sarà la pioggia d’estate
O Dio che ci guarda dall’alto
Sarà che non esci da mesi sei stanco
Hai finito e respiri soltanto…”, quando sento nuovamente lo strano basso. E no! Mi fermo: non esiste che il settaggio dell’autoradio mi rovini questo momento. E finalmente capisco: non è l’autoradio. Non sono i bassi in rivolta. È Ariel che con la cannuccia sta aspirando le ultime gocce di Coca Cola dalla lattina. A ritmo di musica.

E niente… anche oggi il bicchiere è mezzo pieno: di cannucce lilla e Coca bevuta a ritmo di Tiziano Ferro. ❤️

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