Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

Inizio di una nuova relazione amorosa

Questa è una storia di corna: è il racconto di un giovane, grande amore che insidia la passione di una vita.

Non sono una persona diffidente, ma guardo con estremo sospetto a coloro che non amano il cioccolato. Una di queste persone è mia sorella: quando ho ricevuto da lei questo messaggio, ho deciso che io dovevo assolutamente assaggiare quei biscotti.

Confesso: a me i biscotti al cioccolato non piacciono, perché mi lasciano sempre quella sensazione un po’ di vorrei ma non posso, un’insoddisfazione strisciante. Io amo le creme, i dolci secchi mi conquistano difficilmente.

I Nutella Biscuits, però, sono una vera e propria sorpresa.

Appena aperto, il sacchetto emana una fragranza celestiale, un profumo buonissimo, secondo solo, forse, al profumo di auto nuova. Vi prego: qualora dovessi svenire, non fatemi respirare i sali, mettetemi direttamente un sacchetto di Nutella Biscuits sotto al naso e mi vedrete resuscitare come Lazzaro.

Sbircio il sacchetto e li vedo lì, buttati alla rinfusa, pallidi, con una sottile striscia di cioccolato e penso: “Ecco qua, il solito biscotto secco con la crema un po’ asciutta e dal gusto sintetico.”

E invece, no!

Il primo morso è croccante, dolce senza essere stucchevole e subito dopo… Un’esplosione di morbidezza nutellosa che si espande su ogni singola papilla gustativa. Un tripudio di Nutella che si scioglie in bocca! L’equilibrio è perfetto.

E niente ragazzi mi sono innamorata! Per qualche tempo abbandonerò il vasetto di Nutella per coltivare questa nuova relazione, ma con moderazione: un singolo biscotto sprigiona ben 71 chilocalorie di puro godimento.

Sarà un rapporto a lungo termine o si tratterà di un fuoco di cioccolato e frolla?

Solo il tempo lo potrà dire, per ora mi lancio entusiasta e fiduciosa in questa nuova avventurosa amorosa sapendo che, se dovesse andare male, ci sarà sempre un vasetto di Nutella pronto a consolarmi.

P.S. suggerirei alla Ferrero di valutare un Nutella & Go per adulti con Nutella, crema al whisky e una merendina soffice spalmabile.
Nutella & Drunk, ti mette al tappeto!

#nutella #nutellabiscuits

Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

La prova costume

Entro nel camerino con le braccia piene di costumi: tinta unita, a fiori, a righine, a triangolo, con il ferretto… Solo sul pezzo sotto non transigo: niente laccetti perché non ho più 20 anni chè il fisico da ventenne non l’ho mai avuto nemmeno allora, alto in vita e possibilmente contenitivo. Il mutandone della nonna, insomma.

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Le luci pallide mi fanno sembrare malata, lo specchio mi allarga i fianchi, la cicatrice sulla gamba spicca lunga e rosea. Non ce la posso fare.

Mi guardo negli occhi e mi faccio una linguaccia di disgusto.

In quello telefona Luca che sa della mia mission impossibile e mi chiede delicatamente come va.

“Così così…”

Una lacrima comincia rotolare lungo una guancia.

“Dai, Katy, perché non prendi un costume intero? Magari ti segna di meno…”

Costume intero?! Alla locuzione, rivedo mia nonna sul bagnasciuga nel suo costume blu con un grande fiore giallo, mentre, tenendo d’occhio noi nipoti, chiacchiera con altre coetanee. Tutte in costume intero.

Scoppio a piangere e scappo dal negozio abbandonando tutti i costumi nel camerino.

Signore commesse, mi dispiace per il disordine che ho lasciato, di solito sono una brava cliente: ho le idee chiare, piego e ripongo tutto quello che provo, ringrazio sempre e soprattutto saluto quando arrivo. Cercate di capire: ero fragile, esposta e vulnerabile.

Vi giuro che quest’anno siete in una botte di ferro: niente prova costume per me. Ho deciso che il pallore lunare mi dona e se mai andrò in spiaggia indosserò un burkini, perché ho deciso di rimanere fedele al mio personalissimo mantra:

MEGLIO UN GIORNO DI NUTELLA CHE 100 ANNI DI VITASNELLA.

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LA MAMMA AUTISTICA

Mea culpa

Qualche giorno fa ho fatto un post il cui focus doveva essere il seguente:

Mi abbraccia e sorridendo mi dice: “Wow, mamma, che brava! Io non riuscirò mai a fare i tuoi risultati.”

“Infatti, Davide, tu devi fare i tuoi e non i miei. Visto l’amore e la passione che metti in tutto quello che fai, io sarò orgogliosa di te a prescindere.”

Nel post avevo riportato la conversazione avvenuta tra me e Davide nella sua interezza unicamente per agevolare la comprensione dei lettori.

Alla fine il punto focale del post si è spostato sulla mia ben nota secchionaggine e, peggio ancora, sui punteggi da me conseguiti durante il mio percorso di studi. Il titolo, in realtà, si riferiva ai risultati di Davide, non certo ai miei, che oltre ad essere storia passata, non sono nemmeno nulla di che: i voti e i titoli non fanno il valore di una persona. Sono molto più degne di nota le conquiste quotidianamente raggiunte dai miei figli: spesso si trovano in situazioni di difficoltà estrema e, nonostante tutto, continuano a combattere con tenacia e coraggio.

Ho cannato il post e quindi l’ho cancellato. Per punizione niente Nutella per una settimana.

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Davide · LA FAMIGLIA AUTISTICA

La lasagna

Davide sta guardando “The Grand Tour”, la sua nuova ossessione televisiva, mentre io piego la biancheria ancora calda di asciugatrice. Il soggiorno è illuminato dalla lampada Ikea e dai bagliori provenienti dalla televisione, Ariel sta già dormendo e Baloo è schiantato sul tappeto vicino al caminetto acceso: un raro e prezioso momento di pace con il mio primogenito.

Guardo con amore il suo piede spuntare dal divano e lo sento ridacchiare alle battute dei tre inglesi.

“Ti voglio bene, Davide.”

“Grazie.”

Grazie?! Dopo 20 ore di travaglio, un numero imprecisato di punti di sutura in una parte del corpo a cui tengo molto, nausee e vomito fino in sala parto, milioni di pannolini cambiati, centinaia di notti insonni, ottengo un “grazie”?!

Eh, no, caro il mio Apollonio! C’è solo una risposta corretta al “Ti voglio bene” della tua mamma ed è:

“Anch’io, te ne voglio tantissimo! Sei la mamma migliore del mondo, non amerò mai nessuna donna come amo te e il tuo pasticcio è da 3 stelle Michelin.”

Lo so che la sua risposta nasce dalla concentrazione che sta dedicando al programma e non alla mancanza di amore, ma fa ugualmente un male cane. Guardo di nuovo il suo piede: non è più il piede cicciotello di un bambino, bensì il piede lungo e magro di un ragazzino. Mi tocca giungere a patti con me stessa e ammettere che il mio bambino sta crescendo.

Quindi, faccio un passo indietro e ammetto che potrei accettare anche questa risposta:

“Anch’io, te ne voglio tantissimo! Sei la mamma migliore del mondo e il tuo pasticcio è da 3 stelle Michelin.”

Ancora troppo?… Avete ragione, non sono la mamma migliore del mondo, faccio continuamente errori, ma cosa volete da me? Mica è facile ammettere che i nostri figli stanno crescendo e che non sono nostri ma del mondo? Ok, va bene… Mi basta quanto segue, ma da qui all’eternità non sarò disposta ad accettare nulla di meno:

“Anch’io, te ne voglio tantissimo e il tuo pasticcio è da 3 stelle Michelin.”

Perché va bene tutto, ma togliermi anche il primato della lasagna, no!

E oggi il bicchiere è  mezzo pieno di vino rosso per accompagnare un piatto di pasticcio alla bolognese preparato con infinito amore per un ragazzino che sta crescendo troppo in fretta.

P.S.: scegliete voi il vino, perchè io non me ne intendo. Su internet ho scoperto che “un vino per accompagnare le lasagne deve avere struttura importante, acidità evidente e persistenza”… Qualsiasi cosa voglia dire tutto ciò 🤷 Se volete, però, sono in grado di fare ottime recensioni di creme spalmabili alla nocciola.

Cheers!

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LA MAMMA AUTISTICA

Perfettamente imperfetta

Sono perfettamente imperfetta.

Ogni mia sfumatura ha una piccola o grande deviazione che mi allontana dalla perfezione.

Se fossi un vizio capitale, sarei sicuramente l’accidia: mollemente adagiata sul divano, moderna Paolina Borghese, potrei passare le giornate a guardare serie crime mangiando gelato.

Ho un fisico scolpito dalla Nutella che combatto saltellando: nel senso che faccio salturiamente ginnastica. Al mattino. Quando nessuno mi vede. Perché sono aggraziata come una cimice.

Sono campionessa olimpionica di sbadataggine tratto che ho inequivocabilmente trasmesso a Davide (accidenti al DNA!).

Mio marito mi definisce più o meno pubblicamente “scassaaminchia”, ma almeno in questo caso mi sento la coscienza pulita: io sono femmina e lui maschio, i nostri cervelli sono biologicamente incompatibili e quindi è perfettamente naturale che il mio tono di voce salga man mano che mi ritrovo costretta a ripetere le stesse cose più volte. Per la pace familiare preferisco pensare che sia sordo piuttosto che disinteressato.

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Sempre secondo quel signore barbuto con cui divido casa, sono la donna più permalosa del mondo affermazione dalla quale prendo le distanze: non sono permalosa, sono altamente reattiva alle critiche, soprattutto se le reputo immeritate.

Non riesco mai a raggiungere un obiettivo come l’ero immaginato: c’è sempre una piccola ombra che vela il risultato, un “ma” in agguato, un “però” traditore che mi aspettano al largo delle mie illusioni.

Il mio ottimismo non è innato: è il frutto di lunghe rielaborazioni notturne, di una razionalità che subentra al dolore o all’ira più divoranti, al desiderio di trovare giustificazioni a comportamenti o situazioni che spesso non ne hanno. Il mio “bicchiere mezzo pieno” è un modo di proteggere il presente ed il futuro dal passato.

Ho un ascendente focoso (lo si intuisce anche dalla folta chioma), tratto caratteriale che si rivela nell’ira che mi brucia e divora se vengono attaccati i miei affetti: sento la pressione che sale, il cuore che accellera e se potessi sbranerei l’incauto essere che ha osato oltrepassare il limite. Simba

Salvo poi, da brava Pesci, entrare in conflitto con me stessa:

“Forse ho esagerato!”

“No, non ho esagerato, anzi!”

“Ma magari ci è rimasto male…”

“E chissenefrega!”

I miei monologhi interiori sono tutti pensati su fogli a righe con i bordi tracciati a matita, con periodi ipotetici perfettamente formulati, adeguato uso delle lettere maiuscole, punteggiatura corretta ed abbondante uso di punti esclamativi: espressioni  autistiche di un cervello tendente al bipolarismo e salvato solo dalla dose industriale di zucchero raffinato che ogni giorno ingurgito per tenere alti i livelli di serotonina.

Cerco di essere sempre educata, ma a volte mi sento una voce gialla, al limone, che non mi piace perché trasmette una tensione che vorrei tenere solo per me e che mette il mondo in posizione di difesa. Ecco a volte soffre pure di sinestesia: abbino colori a voci, suoni… In fondo sono sempre la madre di mia figlia e il suo cervello  abilmente diverso deve pur arrivare da qualche parte, no? (Accidenti al DNA!)

Potrei continuare a descrivere i miei difetti per ore, ne ho veramente tanti a fronte di pochissimi pregi. Fra questi, due: la sincerità ed il senso di giustizia.

Non sono mai stata una goliarda, non mi diverto a fare scherzi, sono per il vivi e lascia vivere, ma se mi chiedi un’opinione, avrai sempre una risposta sincera, più o meno diplomatica, ma vera, onesta.

Ho un altissimo senso della giustizia, sono una novella Giovanna d’Arco che, brandendo la mia spada di rettitudine morale, devo dare un ordine corretto e giusto al mondo che mi circonda. Non sopporto i soprusi, non li posso tollerare soprattutto quando sono rivolti a persone più deboli, figurarsi se poi attaccano uno dei miei figli!

Tutto questo per dire cosa? Boh, me lo sono dimenticato. Ah, ecco un altro difetto… Invecchiando sto diventando una smemorata degna della pesciolina Dory, tranne che per i torti subiti: per quelli ho una memoria da Collonnello Hathi.

Sì, avete capito benissmo, a casa Apollonio i cartoni Disney vanno alla grande.

E il bicchiere oggi è mezzo pieno di difetti e animali antropomorfi, spesso più umani di una vecchia “signora” che non rispetta la disabilità e alla quale non auguro male, ma solo di non venire mai in contatto con il mio ascendente focoso, perché, come ho già detto ai suoi parenti, la prossima volta che attacca Ariel, le tiro un pugno sul naso. Ma questa è un’altra storia.

ADE ROSSO

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