Davide · Il mondo intorno a noi

Figlio

Figlio, in questa lunga notte senza di te, il mio pensiero ti è più vicino che mai.

Ripenso al tuo dolore dei giorni scorsi e sono combattuta: ti devo dire le cose come stanno o ti devo proteggere?

Sono una madre imperfetta di un figlio imperfetto.

Per fortuna.

Non saprei gestire la perfezione come coloro che guardano insistentemente al di là dell’essere umano che hanno generato e vanno dritti per la loro strada di beatitudine, senza porsi mai un dubbio, mai.

Se dovessi essere onesta con te, ti dovrei spiegare che alcune persone ti saranno amiche solo finché gli tornerai utile, dopodiché si scorderanno il tuo numero di telefono, fino alla loro prossima necessità. Questo, purtroppo, lo stai imparando da solo e il tuo dolore diviene mio.

Dovrei aiutarti a capire la sottile differenza tra educazione e gentilezza e insegnare che taluni meritano solo la prima, che non deve mai fare difetto, mentre la seconda deve essere riservata unicamente a chi ti tratta con rispetto.

Ti dovrei inculcare che ad un torto si risponde con un torto, perché in questo mondo dell’effimero conta più sentirsi fighi e forti, tutti uniti contro uno, piuttosto che cercare di comprendere le difficoltà altrui.

Dovrei dirti suggerire di pensare a te stesso, perché tu hai già abbastanza difficoltà da gestire e di non soffrire per i problemi di persone che reputi amiche, ma che in realtà non lo sono.

Invece ti dirò tutt’altro.

Le ore sono passate lentamente e in questa mattina grigia di pioggia, ti dirò quello che ho visto ieri e deciderai tu come comportarti con loro.

A dodici anni sei troppo grande per trattarti da bambino piccolo, ma troppo piccolo per soffrire come un adulto. È ancora mia responsabilità di madre aiutarti a crescere in modo sano con valori che reputo fondamentali e al bisogno aiutarti a comprendere, almeno finché me lo concederei, almeno finché non camminerai da solo davanti a me, troppo spedito per poteri raggiungere. A quel punto io ti seguirò con lo sguardo e ti lascerò andare, ma tu saprai che io sarò sempre qua per te.

Così oggi ti dirò che essere gentili fa bene all’umanità e se la tua gentilezza verrà scambiata per mollezza di carattere, fregatene: ciò che conta è addormentarsi sapendo di avere fatto del proprio meglio per rendere questo mondo un posto migliore.

Ti suggerirò di non metterti in competizione con nessuno. Faulkner ha scritto: “Non cercare di essere migliore degli altri, cerca di essere migliore di te stesso” e soprattutto non pensare di poter cambiare chi ti è accanto. Puoi aumentare la consapevolezza delle persone, non la loro natura, a meno che siano loro a volerlo. Focalizzati su di te: costruisci il miglior te stesso possibile, impara dai tuoi errori, cerca di avere fiducia nelle tue capacità e ricordati che sono gli errori che ci aiutano ad imparare. Non ambire, però, alla perfezione, è una meta irraggiungibile: le virtù conformano la natura umana, i difetti la diversificano. Il nostro compito è cercare di risolvere i nostri comportamenti che possono ferire gli altri e sminuire noi stessi.

A questo punto, probabilmente, ti farò un esempio, di quelli sciocchi che ti fanno ridere tanto e, poi ti chiederò di essere sempre aperto al mondo: se vedi una persona in difficoltà, dovrai aiutala sempre e comunque, sia essa amica o meno. Tempo fa, dopo aver consumato un cappuccino al bar del paese, mi resi conto di aver scordato il portafoglio a casa: l’indifferenza dei presenti di fronte al mio palese smarrimento, mi mortificò. Nonostante tutto se le stesse persone oggi dovessero essere nella mia situazione di allora, offrirei loro il caffè.

Abbracciandoti ti spiegherò che ad un torto subìto non si risponde con un torto, ma, se riterrai le persone degne della tua fiducia, potrai cercare un confronto, perché a volte la nostra interpretazione del mondo è diversa da quella degli altri.

Se, invece, sarai tu a far soffrire qualcuno, dovrai chiedere scusa. Potresti non venire perdonato, le tue scuse potrebbero essere usate contro di te, ma devi imparare a farti carico delle tue responsabilità: potrai avere mille giustificazioni, ma i nostri errori non sono sempre colpa “degli altri” e comunque non è il mondo che deve pagare le nostre difficoltà.

Le persone forti sono persone che la vita ha messo spesso in ginocchio e che ogni volta si sono rialzate, nonostante il dolore, nonostante la fatica. In altre parole: le persone forti sono spesso esseri umani a cui la vita non ha fatto sconti.

Certo, vorrei per te una vita leggera fatta di pranzi al centro commerciale con amici veri, che sappiano apprezzare le tue qualità e sorvolare sui tuoi difetti, ma non è ancora il momento per te.

Un giorno arriverà, ma non era ieri.

Photo by Khoa Vu00f5 on Pexels.com
Davide · La famiglia "autistica"

È mio figlio!

“Ho fame!”

“Strano. Non succede mai che tu, abbia fame, Davide. Un adolescente affamato è una cosa così strana che non riesco proprio ad immaginarla”, penso e intanto metto la pentola sul fuoco.

“Mamma, ho fameee!”

“Sto preparando i ravioli. Tra due minuti sono pronti.”

“Ma io ho fame adesso.”

“Hai delle gambette a km 0 accessoriate di scarpe ginniche nuove di zecca, nonché due braccia e due mani con ben dieci, e dico dieci!, dita di cui due pollici opponibili. Ora, per ovvie ragioni, non ti darò arco e frecce per andare a caccia di fagiani sugli argini del Torre, ma sei libero di procacciarti il cibo qua in casa.”

“Perché per ovvie ragioni?”

” Perché piove.”

“Ah. Pensavo perché non li abbiamo.”

“Pur di farti stare zitto, te li costruirei io con plastilina e gommapane, ma piove.”


Troppo silenzio.

Non rimbecca più.

“Davide?”

“Sì?”, a bocca piena.

” Davide! Cosa stai mangiando?”

“Niente…”

“Da vi dèeeee!”

Ha aperto l’ultimo uovo di Pasqua e se lo sta mangiando.

È TUTTO SUA MADRE.

C’è ancora speranza di non essere stata solo un’incubatrice!

Ora ho solo due problemi:

1. Il criceto che ha trovato come sorpresa e che mi ricorda i criceti che ho in testa;

E soprattutto

2. Devo recuperare un altro uovo di cioccolato, visto che questo contavo di mangiarmelo sul divano dopo cena guardando “L’ammiratore segreto”.

Chissà se li trovo ancora al supermercato o se stanno già esponendo le zucche di Halloween?

Maledetti criceti!
La mamma "autistica"

Criceti

Lei. Lui. Lei. Lui. Lei. Lei. Lui.

I loro respiri si alternano pesanti nel sonno anche se quelli di Lui sono un più lunghi di quelli di Lei e così Lui ne perde uno ogni due di Lei.

Io li ascolto, mentre questi maledetti criceti che ho nel cervello continuano a sbattersi contro gli uni gli altri e il mio cuore accelera, mentre la pressione fluttua su e giù, la percepisco dal ronzio delle orecchie e dal fuoco che mi sale alle guance.

Vorrei dormire. Non riesco.

Vorrei trovare soluzioni. Non posso.


Vorrei avere uscire dal letto. Impossibile.

Lui ha deciso che stasera mi deve consolare e che, pertanto, devo mettermi nel letto tra di loro. E così eccomi qua bloccata da un braccio di Lui e avvinghiata da una gamba di Lei.
È sempre più difficile nascondere le cose a Lui, a Lei non è mai stato possibile: Lui sta crescendo troppo in fretta, di questo passo, alla fine dell’estate sarà più alto di me e la sua capacità di introspezione fa sì che riesca a cogliere ogni minima sfumatura delle mie espressioni; l’istinto di Lei, invece, è così ben modulato da essere lo specchio dei miei stati d’animo.

Sarebbe facile dire che sono preoccupata per Lei, addossare all’autismo questa ennesima, eterna notte in bianco. Sarebbe facile, ma non veritiero e rispettoso di Lei.

In questo momento i criceti fanno a pugni tra di loro, i maledetti! Cerco di separarli, di dare loro un nome, un’identità, una priorità.

Potrei usare i codici a colori come in Pronto Soccorso:
– Criceto bianco: può aspettare anche qualche giorno.
– Criceto verde: può aspettare anche dopodomani.
– Criceto giallo: deve essere risolto domani.
– Criceto rosso: deve essere risolto prima possibile, anche subito.

Peccato che il criceto rosso di stocazzo (forma aulica di origine basso medievale) non dipenda da me e che io debba stare qua ad aspettare che i professionisti facciano il loro lavoro.

Intanto ogni secondo che passa, io muoio un po’ e cerco di acchiappare criceti impazziti.

Gli altri tre roditori sui quali potrei avere maggiore controllo, si rifiutano di rientrare nelle loro ruote: “Quello rosso! Prima devi acchiappare quello rosso!”, protestano.

Così eccomi qua: sveglia, stanca, depressa, rabbiosa, ansiosa a cercare di domare pensieri e situazioni imprescindibili dalla mia volontà.

Intanto Lui ha spostato il braccio, Lei ha cambiato fianco.

Lancio kitemmuort a tutti quelli che mi hanno messa in questa situazione di ansia e, come un furetto artritico, esco dal letto e al buio vado in cucina. Metto su il bollitore, ma lo sostituisco in fretta, perché sia mai che il fischio svegli quelle due splendide creature che mi hanno invaso il letto.

Sciolgo una… anzi, facciamo due buste di melatomilla con uno… anzi, facciamo due cucchiai di zucchero e mi metto sul divano al buio a sorseggiare la camomilla in compagnia dei criceti. Loro stanno rallentando, la mia ansia no.

Dovrei prendere le goccine buone, ma cerco di resistere, non voglio un aiuto chimico. Voglio solo che per una volta, per una sola volta le cose vadano dritte senza intoppi, ma nella mia vita questo non pare essere possibile.

Oggi sono stata lì lì per mollare. Ieri ho avuto davvero pensieri brutti, ma poi ho pensato a Lui che mi diceva: “Mamma, tu non molli mai!” e a Lei che mi sorride fiduciosa guardandomi da sotto in su.

Io non mollo mai.

Non mollerò nemmeno questa volta, non posso deludere Davide, non posso tradire Ariel, ma una tregua, perdìo, ho bisogno di una tregua.

Immagine dei criceti che prendono la camomilla con me – Fonte web
Il mondo intorno a noi

Meno auguri

Io non vi faccio gli auguri di Pasqua ché lasciano il tempo che trovano.

Io non credo più in molte cose, ma voglio ancora avere fiducia negli Esseri Umani.

Guardatevi attorno una volta usciti dalla Santa Messa, chiedetevi cosa potete fare per quelle persone che anche oggi passeranno la giornata da sole e siate voi la loro Resurrezione.

Se poi vi avanzano per caso dei Kinder Maxi Uovo, vi mando il mio indirizzo in privato.

Meno auguri, più uova per una Pasqua senza rotture di cazzo.

Il lavoretto pasquale della Princess

La mamma "autistica"

Tutto in uno zaino

Il libretto di lavoro, gli appunti presi ad una conferenza, la fotografia di famiglia, l’angioletto di Natale e il gatto con gli occhioni dove agganciavo la chiavetta del distribuitore: 20 anni stanno comodamente in uno zaino.

Sono passata in azienda a ritirare i miei effetti personali.

Oggi è stato il giorno delle ultime volte: l’ultima  volta seduta sulla sedia di fronte a Teresa, l’ultima chiacchierata con Sonya, Gloria, Manu e Danilo, con le braccia appoggiate sopra al mobile divisorio.

Ho salutato molti colleghi affettuosi, ignorato alcune persone che prima o poi faranno i conti con il loro karma e alle quali auguro tutto ciò che si meritano, nel bene e nel male, e consegnato la mia chiavetta ricaricata per l’occasione: voglio che tutti bevano un caffè alla mia salute. Tanto offre l’azienda!

Porto via con me 20 anni di dedizione, di impegno e risate ché si sa: si lavora meglio quando il ritmo è spezzato dall’allegria.

E soprattutto la consapevolezza di avere mantenuto la mia promessa a chi non c’è più: ho aiutato finché ce n’è stato bisogno e anche oltre.

Signor Antonio, ora sono finalmente libera di andare e, ovunque Lei sia, sappia che ho sempre fatto del mio meglio per la Sua azienda, anche quando chi è arrivato ha fatto di tutto per piegarmi. E non ci è riuscito.

Poco fa sono uscita con i miei soliti occhiali da sole sul naso e sulle spalle uno zaino leggero con pochi oggetti, molti ricordi e tanti grandi sogni.

E che la nuova vita abbia ufficialmente inizio!

Immagine tratta dal web
La mamma "autistica"

Torneranno

Sono tornate le primule.

Le aspettavo.

Vorrei essere una primula:

gialla, fedele a me stessa, l’inverno quasi alle spalle,

le neve ancora sulle montagne.

Torneranno i tulipani.

Li aspetto.

Vorrei essere un tulipano:

rosa o viola, bianco o rosso, la primavera che incombe,

le rondini finalmente annidate.

Torneranno i girasoli.

Li aspetto.

Vorrei essere un girasole:

il cuore grosso, i petali tutt’attorno, la primavera sarà finita,

benvenuta estate!

Torneranno le risate:

Le aspetto.

Vorrei ridere fino alle lacrime:

le labbra pittate, il sorriso storto, ma sincero come l’inverno

che avrò lasciato alle spalle.

immagine tratta da turismo.it
La famiglia "autistica"

Vitamina D

Giovedì 07.04 avremmo dovuto fare ad Ariel una sedazione totale per alcuni accertamenti che normalmente si fanno senza problemi.

Normalmente…

Si fanno normalmente senza sedazione quando una persona è collaborativa e capisce che non c’è nulla di pericoloso.

La Princess, invece, appena percepisce puzza di visite mediche, diventa un diavolo della Tasmania.

Il day hospital si è irrisolto con una sedazione nontotale visto che l’anestetico le ha fatto effetto paradosso e, oltre a vomitare più volte, l’ha resa eccitabile ed oppositiva.

Ovviamente non è stato possibile fare tutto ciò che ci eravamo prefissati, ma almeno abbiamo avuto alcune risposte.

Tra le altre cose abbiamo capito che è priva di Vitamina D.

Ok che le Principesse devono essere pallide, ma qua si sta esagerando.

Così venerdì le ho preso la Vitamina D in gocce e, visto che questo è il mio castello e qui comando io, stamattina, appena sono arrivati da casa della nonna paterna, ho caricato Davide e Ariel in automobile e siamo andati a fare una passeggiata sul Carso.

4 km + 4 km di sole, aria, mare, macchia mediterranea e gioia… Oddio… Gioia…

Gioia per me e Davide, per Ariel gioia a sprazzi con umore mutevole come una giornata di primavera al mare.

Fotografia del Castello di Miramare scattata da Davide dalla Strada Napoleonica
La mamma "autistica"

Ciao ciao!

“Davide, mi hanno licenziata.”
Silenzio.
“Cavolo. Adesso cosa facciamo?”
“Non ti preoccupare, troverò una soluzione.”
“Lo so, mamma: tu non molli mai.”

È vero, io non mollo mai.

Nemmeno adesso.

Dal 19 aprile dello scorso anno ad oggi ho “perso” 22 anni di vita con Luca e 20 di lavoro in azienda, ma io non mi arrendo mai.

Se cado o mi siedo un attimo a riposare, prima o poi mi rialzo e guardo avanti, lo sguardo puntato sull’obiettivo, ma quando mi trovo davanti a problemi sciocchi, soprattutto se sono da social, non mi giro nemmeno.

Rispondo per cortesia, ma con la mente e il cuore sono altrove.

Quindi perdonate se sono un po’ nervosa e poco disponibile al compromesso. Scusate se non mi faccio manipolare da quattro messaggi, ma tra gli effetti collaterali della tenacia ci sono la corazza di titanio e una faretra piena di vaffanculo da scaricare con il magico arco della sopravvivenza psicoemotiva.

Quindi, prima di scrivermi in privato per lagnarvi di qualcosa che non condividete, pensateci su due volte: non sapete quanti vaffanculo mi sono rimasti e, considerato il caro vita, non è detto che possa ordinarne altri su Amazon: si sa che chi non sfoga la rabbia, può  diventare violento.

In realtà non so se è vero, ma a me sale il crimine e quindi estendo il mio comportamento a tutti.

Per carità, non è necessario che ognuno di voi mi scriva in privato per ribadire che non è d’accordo con me!

Se proprio avete tempo da perdere, vi do il mio Iban e mi fate un bonifico ché ce ne sarà di bisogno.

E adesso:

“Con le mani, con le mani, con le mani
Ciao ciao
Con i piedi, con i piedi, con i piedi
Ciao ciao
E con la testa, con il petto, con il cuore
Ciao ciao
E con le gambe, con il culo, coi miei occhi
Ciao (ciao, ciao, ciao, ciao, ciao, ciao, ciao)”

Il mondo intorno a noi

Il carrozzone

Venghino, Siorri e Siorre, venghino!

C’è ancora posto sul carrozzone del 2 aprile!

Potrete ammirare cose dell’altro mondo!

Ecco i saltimbanchi delle istituzioni che per la loro vanità esigono la presenza dei genitori delle persone autistiche ai convegni dimostrando di non avere assolutamente compreso le difficoltà delle famiglie.

Sopra le vostre teste volteggiano le associazioni che cercano di ritagliarsi uno spazio proponendo ricchi premi e cotillon ai primi 5000 iscritti.

Sfilano i marciatori in blu che camminano tanto, vanno ovunque, ma rigorosamente senza figli (o nipoti) al seguito, perché sono difficili da gestire e potrebbero rovinare i festeggiamenti della giornata.

Gli attivisti neurodivergenti ci deliziano con iniziative contro il puzzle e il blu, perché non scelti da loro. Rispondono i genitori con una piramide umana a difesa delle loro conquiste sociali che pure chi non ama il blu usa a piene mani.

Scorre ora sul maxischermo la pubblicità progresso vincitrice del PREMIO PER LO STEREOTIPO SULL’AUTISMO: non paga delle reazione suscitate lo scorso anno, la RAI reitera la messa in onda dello spot “progresso” con le gemelle in bianco e blu di cui una letterata, ovviamente neurotipica, e l’altra genio della matematica, ovviamente autistica.

Il palinsesto prosegue con il film THE SPECIALS, che già dal titolo fa salire il reflusso a chi da anni cerca di sdoganare un certo tipo comunicazione e scopre che la visione discriminante della disabilità è ancora un caposaldo della società italiana.

Chiudono la porta del carrozzone una Queen spettinata e una Princess smutandata: in fondo il 2 aprile è la fiera delle vanità e un posticino lo troveremo pure noi, no?

Chiedo scusa se mi sono dimenticata di qualcuno, tipo i professionisti che tengono i piedi in più scarpe e condividono post di tutti pur di poter linkare le proprie offerte lavorative, o i parenti che spariscono per 364 giorni, ma il 2 aprile sono i primi ad infilarsi la t-shirt blu pur di guadagnare un like sui social-

Con questo post conto di perdere almeno un 20% di contatti, non scardinate le mie convinzioni dimostrando di saper essere ironici e di essere d’accordo con me, non so se potrei reggere tanta emozione.

Photo by Vidal Balielo Jr. on Pexels.com
Il mondo intorno a noi · La mamma "autistica"

Ognuno parli per sé

(Sarò lunga e incazzosa)

Quando ero incinta di Ariel e fino al momento della sua diagnosi, sognavo per lei una vita fatta di prime volte tipiche. Quasi nessuna di esse si è realizzata. In compenso ho una vita al cardiopalma con una ragazzina dal comportamento mutevole come il vento.

In questi giorni ho vissuto l’ennesima non-prima volta: l’acquisto del suo primo top intimo. L’ho fatto da sola: ho cercato i tessuti più morbidi e ho tolto tutte le etichette, ma è solo l’ultima cosa fatta per la Princess di una lunga lista di cui a lei non importa nulla.

Mi è nuovamente mancata quella complicità madre-figlia che tanto sognavo anni fa.

Lei cresce, il suo corpo cambia forme, ma agli occhi del mondo sembra sempre una bambina, invece di una ragazzina di 11 anni.

E io soffro.

Soffro per lei, perché io so quanto vale, quanto è intelligente e affettuosa e mi dispiace che questa conoscenza stia diventando sempre più ristretta alla cerchia famigliare.

Me lo avevano detto: non resterà piccola per sempre e le persone cambieranno atteggiamento nei suoi confronti, farà meno tenerezza e i compagni di scuola si allontaneranno naturalmente.

Così si passa ai due poli di chi la tratta come se fosse ancora una bambina piccola e di chi la guarda con paura quando fa una stereotipia improvvisa, perché ormai il suo comportamento si discosta troppo dal suo fisico da pre-adolescente.

Avere la consapevolezza che la vita di mia figlia disabile è degna di essere vissuta tanto quanto quella di mio figlio, aiutarla a raggiungere la maggior autonomia possibile e ad essere la miglior se stessa possibile, gioire per i suoi traguardi raggiunti, è cosa ben diversa dal ritenermi fortunata perché ci saranno molte altre prime volte “atipiche” che, visti i precedenti di difficile gestione, mi instillano più ansia pulsante che gioiosa aspettativa.

Oggi, con il 2 aprile alle porte, mi sento egoisticamente portata a dire che, sì!, sono fortunata visto che ho due figli che, nonostante la mia imperfezione e i miei errori, mi amano moltissimo, ma sono incazzata da morire perché Ariel non potrà mai fare le cose più naturali del mondo quali studiare una poesia a memoria, dare il primo bacio, soffrire per il primo amore, fare l’amore, prendere un caffè con le amiche, cercare lavoro, lasciare il nido famigliare, provare un abito da sposa anche solo per curiosità, avere figli da aspettare alzata e poi nipoti da viziare…

Alle persone che vorrebbero tappare la bocca ai genitori degli autistici gravi (e intenzionalmente dico “gravi”, così anche i non addetti ai lavori mi capiscono, ché le parole sono importanti, ma far comprendere le cose lo è di più) e che vorrebbero essere i tutor delle nostre meravigliose creature, ricordo che affidare un figlio a qualcuno è il massimo atto di fiducia che un genitore possa fare.

La fiducia va conquistata giorno dopo giorno, dimostrando preparazione, rispetto, equilibrio, attitudine, affetto, cura per le necessità di quel figlio.

Prima di dire: “Affidaci tuo figlio: noi sappiamo cosa fare con lui, perché siamo autistici come lui!”, dovete guadagnarvi la nostra fiducia.

E cercando di zittirci dimostrate di non essere inclusivi con chi è diverso da voi: la diversità è multidimensionale e multidirezionale e visto che la neurodiversità è data dal funzionamento neurobiologico di tutti noi, anche noi genitori meritiamo lo stesso rispetto che pretendete da noi. Anche io, donna, di mezza età, eterosessuale, neurotipica e quindi priva di un cavolo di giornata dell’orgoglio da celebrare, ho il diritto e il dovere di parlare a nome della figlia, perché io vivo con lei fin dal suo primo respiro e vivrò con lei fino al mio ultimo respiro, amandola un giorno dietro l’altro con tutta me stessa, anche nei momenti più bui, suoi e miei.

E questo mi dà sicuramente lo stesso diritto di parlare di chi ha un funzionamento neurobiologico che potrebbe essere simile al suo, ma al quale manca tutta la parte esperienziale condivisa in questi 3952 giorni di vita e amore con lei.

Io non starò mai zitta, non vi lascerò mai la parola se vorrete essere un passo davanti a me, perché lo sareste anche davanti ad Ariel e lei ha gli stessi vostri diritti a essere rappresentata. Dalla mia voce, non solo dalle vostre. Voi parlate per voi, io parlo per lei, ognuno parli per sé e del proprio vissuto senza estenderlo a tutti e, forse, lavorando insieme riusciremo a costruire un futuro migliore. Forse.

Bon.

Adesso vado a cercare di convincere la Princess a indossare un top intimo che ha già cercato di usare a mo’ di perizoma…

Inizio a sperare che abbia preso da me e che il reggiseno le serva solo come fionda per tirare le arance al Carnevale di Ivrea.

Buon weekend a tutti, attivisti e non, e che il 2 aprile passi senza ulteriori vittime visto che il buon senso è già stato sterminato da sterili polemiche da social.

Photo by Polina Kovaleva on Pexels.com