"L'amore non conosce barriere. Salta ostacoli, oltrepassa recinzioni, attraversa pareti per arrivare alla sua destinazione, pieno di speranza." – Maya Angelou
Giovedì 07.04 avremmo dovuto fare ad Ariel una sedazione totale per alcuni accertamenti che normalmente si fanno senza problemi.
Normalmente…
Si fanno normalmente senza sedazione quando una persona è collaborativa e capisce che non c’è nulla di pericoloso.
La Princess, invece, appena percepisce puzza di visite mediche, diventa un diavolo della Tasmania.
Il day hospital si è irrisolto con una sedazione nontotale visto che l’anestetico le ha fatto effetto paradosso e, oltre a vomitare più volte, l’ha resa eccitabile ed oppositiva.
Ovviamente non è stato possibile fare tutto ciò che ci eravamo prefissati, ma almeno abbiamo avuto alcune risposte.
Tra le altre cose abbiamo capito che è priva di Vitamina D.
Ok che le Principesse devono essere pallide, ma qua si sta esagerando.
Così venerdì le ho preso la Vitamina D in gocce e, visto che questo è il mio castello e qui comando io, stamattina, appena sono arrivati da casa della nonna paterna, ho caricato Davide e Ariel in automobile e siamo andati a fare una passeggiata sul Carso.
4 km + 4 km di sole, aria, mare, macchia mediterranea e gioia… Oddio… Gioia…
Gioia per me e Davide, per Ariel gioia a sprazzi con umore mutevole come una giornata di primavera al mare.
Fotografia del Castello di Miramare scattata da Davide dalla Strada Napoleonica
“Davide, mi hanno licenziata.” Silenzio. “Cavolo. Adesso cosa facciamo?” “Non ti preoccupare, troverò una soluzione.” “Lo so, mamma: tu non molli mai.”
È vero, io non mollo mai.
Nemmeno adesso.
Dal 19 aprile dello scorso anno ad oggi ho “perso” 22 anni di vita con Luca e 20 di lavoro in azienda, ma io non mi arrendo mai.
Se cado o mi siedo un attimo a riposare, prima o poi mi rialzo e guardo avanti, lo sguardo puntato sull’obiettivo, ma quando mi trovo davanti a problemi sciocchi, soprattutto se sono da social, non mi giro nemmeno.
Rispondo per cortesia, ma con la mente e il cuore sono altrove.
Quindi perdonate se sono un po’ nervosa e poco disponibile al compromesso. Scusate se non mi faccio manipolare da quattro messaggi, ma tra gli effetti collaterali della tenacia ci sono la corazza di titanio e una faretra piena di vaffanculo da scaricare con il magico arco della sopravvivenza psicoemotiva.
Quindi, prima di scrivermi in privato per lagnarvi di qualcosa che non condividete, pensateci su due volte: non sapete quanti vaffanculo mi sono rimasti e, considerato il caro vita, non è detto che possa ordinarne altri su Amazon: si sa che chi non sfoga la rabbia, può diventare violento.
In realtà non so se è vero, ma a me sale il crimine e quindi estendo il mio comportamento a tutti.
Per carità, non è necessario che ognuno di voi mi scriva in privato per ribadire che non è d’accordo con me!
Se proprio avete tempo da perdere, vi do il mio Iban e mi fate un bonifico ché ce ne sarà di bisogno.
E adesso:
“Con le mani, con le mani, con le mani Ciao ciao Con i piedi, con i piedi, con i piedi Ciao ciao E con la testa, con il petto, con il cuore Ciao ciao E con le gambe, con il culo, coi miei occhi Ciao (ciao, ciao, ciao, ciao, ciao, ciao, ciao)”
Ecco i saltimbanchi delle istituzioni che per la loro vanità esigono la presenza dei genitori delle persone autistiche ai convegni dimostrando di non avere assolutamente compreso le difficoltà delle famiglie.
Sopra le vostre teste volteggiano le associazioni che cercano di ritagliarsi uno spazio proponendo ricchi premi e cotillon ai primi 5000 iscritti.
Sfilano i marciatori in blu che camminano tanto, vanno ovunque, ma rigorosamente senza figli (o nipoti) al seguito, perché sono difficili da gestire e potrebbero rovinare i festeggiamenti della giornata.
Gli attivisti neurodivergenti ci deliziano con iniziative contro il puzzle e il blu, perché non scelti da loro. Rispondono i genitori con una piramide umana a difesa delle loro conquiste sociali che pure chi non ama il blu usa a piene mani.
Scorre ora sul maxischermo la pubblicità progresso vincitrice del PREMIO PER LO STEREOTIPO SULL’AUTISMO: non paga delle reazione suscitate lo scorso anno, la RAI reitera la messa in onda dello spot “progresso” con le gemelle in bianco e blu di cui una letterata, ovviamente neurotipica, e l’altra genio della matematica, ovviamente autistica.
Il palinsesto prosegue con il film THE SPECIALS, che già dal titolo fa salire il reflusso a chi da anni cerca di sdoganare un certo tipo comunicazione e scopre che la visione discriminante della disabilità è ancora un caposaldo della società italiana.
Chiudono la porta del carrozzone una Queen spettinata e una Princess smutandata: in fondo il 2 aprile è la fiera delle vanità e un posticino lo troveremo pure noi, no?
Chiedo scusa se mi sono dimenticata di qualcuno, tipo i professionisti che tengono i piedi in più scarpe e condividono post di tutti pur di poter linkare le proprie offerte lavorative, o i parenti che spariscono per 364 giorni, ma il 2 aprile sono i primi ad infilarsi la t-shirt blu pur di guadagnare un like sui social-
Con questo post conto di perdere almeno un 20% di contatti, non scardinate le mie convinzioni dimostrando di saper essere ironici e di essere d’accordo con me, non so se potrei reggere tanta emozione.
Quando ero incinta di Ariel e fino al momento della sua diagnosi, sognavo per lei una vita fatta di prime volte tipiche. Quasi nessuna di esse si è realizzata. In compenso ho una vita al cardiopalma con una ragazzina dal comportamento mutevole come il vento.
In questi giorni ho vissuto l’ennesima non-prima volta: l’acquisto del suo primo top intimo. L’ho fatto da sola: ho cercato i tessuti più morbidi e ho tolto tutte le etichette, ma è solo l’ultima cosa fatta per la Princess di una lunga lista di cui a lei non importa nulla.
Mi è nuovamente mancata quella complicità madre-figlia che tanto sognavo anni fa.
Lei cresce, il suo corpo cambia forme, ma agli occhi del mondo sembra sempre una bambina, invece di una ragazzina di 11 anni.
E io soffro.
Soffro per lei, perché io so quanto vale, quanto è intelligente e affettuosa e mi dispiace che questa conoscenza stia diventando sempre più ristretta alla cerchia famigliare.
Me lo avevano detto: non resterà piccola per sempre e le persone cambieranno atteggiamento nei suoi confronti, farà meno tenerezza e i compagni di scuola si allontaneranno naturalmente.
Così si passa ai due poli di chi la tratta come se fosse ancora una bambina piccola e di chi la guarda con paura quando fa una stereotipia improvvisa, perché ormai il suo comportamento si discosta troppo dal suo fisico da pre-adolescente.
Avere la consapevolezza che la vita di mia figlia disabile è degna di essere vissuta tanto quanto quella di mio figlio, aiutarla a raggiungere la maggior autonomia possibile e ad essere la miglior se stessa possibile, gioire per i suoi traguardi raggiunti, è cosa ben diversa dal ritenermi fortunata perché ci saranno molte altre prime volte “atipiche” che, visti i precedenti di difficile gestione, mi instillano più ansia pulsante che gioiosa aspettativa.
Oggi, con il 2 aprile alle porte, mi sento egoisticamente portata a dire che, sì!, sono fortunata visto che ho due figli che, nonostante la mia imperfezione e i miei errori, mi amano moltissimo, ma sono incazzata da morire perché Ariel non potrà mai fare le cose più naturali del mondo quali studiare una poesia a memoria, dare il primo bacio, soffrire per il primo amore, fare l’amore, prendere un caffè con le amiche, cercare lavoro, lasciare il nido famigliare, provare un abito da sposa anche solo per curiosità, avere figli da aspettare alzata e poi nipoti da viziare…
Alle persone che vorrebbero tappare la bocca ai genitori degli autistici gravi (e intenzionalmente dico “gravi”, così anche i non addetti ai lavori mi capiscono, ché le parole sono importanti, ma far comprendere le cose lo è di più) e che vorrebbero essere i tutor delle nostre meravigliose creature, ricordo che affidare un figlio a qualcuno è il massimo atto di fiducia che un genitore possa fare.
La fiducia va conquistata giorno dopo giorno, dimostrando preparazione, rispetto, equilibrio, attitudine, affetto, cura per le necessità di quel figlio.
Prima di dire: “Affidaci tuo figlio: noi sappiamo cosa fare con lui, perché siamo autistici come lui!”, dovete guadagnarvi la nostra fiducia.
E cercando di zittirci dimostrate di non essere inclusivi con chi è diverso da voi: la diversità è multidimensionale e multidirezionale e visto che la neurodiversità è data dal funzionamento neurobiologico di tutti noi, anche noi genitori meritiamo lo stesso rispetto che pretendete da noi. Anche io, donna, di mezza età, eterosessuale, neurotipica e quindi priva di un cavolo di giornata dell’orgoglio da celebrare, ho il diritto e il dovere di parlare a nome della figlia, perché io vivo con lei fin dal suo primo respiro e vivrò con lei fino al mio ultimo respiro, amandola un giorno dietro l’altro con tutta me stessa, anche nei momenti più bui, suoi e miei.
E questo mi dà sicuramente lo stesso diritto di parlare di chi ha un funzionamento neurobiologico che potrebbe essere simile al suo, ma al quale manca tutta la parte esperienziale condivisa in questi 3952 giorni di vita e amore con lei.
Io non starò mai zitta, non vi lascerò mai la parola se vorrete essere un passo davanti a me, perché lo sareste anche davanti ad Ariel e lei ha gli stessi vostri diritti a essere rappresentata. Dalla mia voce, non solo dalle vostre. Voi parlate per voi, io parlo per lei, ognuno parli per sé e del proprio vissuto senza estenderlo a tutti e, forse, lavorando insieme riusciremo a costruire un futuro migliore. Forse.
Bon.
Adesso vado a cercare di convincere la Princess a indossare un top intimo che ha già cercato di usare a mo’ di perizoma…
Inizio a sperare che abbia preso da me e che il reggiseno le serva solo come fionda per tirare le arance al Carnevale di Ivrea.
Buon weekend a tutti, attivisti e non, e che il 2 aprile passi senza ulteriori vittime visto che il buon senso è già stato sterminato da sterili polemiche da social.
Ciaf. Sento l’umido risalire dalla ciabatta. Ciaf. Non può essere! Non di nuovo. Ciaf! Ciaf! In controluce il pavimenti brilla come uno specchio.
Arieeeeel!
Arriva e mi guarda da sotto in su con aria innocente. Dal wc esce tanta acqua quanta ne produce la Fontana di Trevi. Dopo una rapida perlustrazione che meriterebbe “pinne, fucile ed occhiali”, il bollettino è il seguente: * bagno: 3 cm di acqua; * corridoio: 2 cm di acqua; * cameretta: 2 cm di acqua; * camera ex matrimoniale, ora tripla con cuccia aggiunta: 2 cm di acqua; * due rotoli di carta igienica risolti al puro tubicino di cartone, ormai disciolto in una pappa orrenda.
Tempo di caricare le ennesime lavatrice e asciugatrice e Ariel ha trasformato la zona notte in una piscina olimpionica. 4 secchi e 5000 colpi di mocio dopo, traggo le seguenti conclusioni: * Il silenzio è d’oro, tranne quello di Ariel che è d’acqua; * meglio un wc ostruito con la carta igienica sporca di pipì oggi che uno con la carta igienica sporca di cacca domani; * chi fa da sé fa per tre, ma il mocio tocca sempre e comunque a me; * si vive una volta sola! E, grazie a Dio, sono cattolica e non credo nella reincarnazione; * il paniere delle spese straordinarie dei figli va aggiornato con la carta igienica a strappi.
Oggi molte di voi riceveranno la mimosa, io, invece, ho ricevuto un mazzo di mutande bagnate dalla Princess: ad ogni donna il suo bouquet!
Io la butto lì, senza alcun messaggio subliminale, ma se qualcuno non ha mal di schiena e vuole cogliere… Bello il fiore giallo, ma volete mettere la torta o il cocktail?
Ci sono esperienze che avremmo dovuto fare come famiglia, noi quattro insieme. Invece le cose sono andate diversamente e questa fotografia mi spezza il cuore, perché avrei voluto essere lì con voi.
Non voglio dire “così va la vita!”: qui il destino non c’entra, questo è libero arbitrio.
Raccolgo le lacrime in un fazzoletto e mi faccio consolare dalla consapevolezza che ti sia divertito dopo giorni di profonda tristezza.
Anche senza di me.
E se questo cordone che ci lega va tagliato, spero che sia indolore.
Ariel spegne la televisione, si mette sul fianco sinistro e si fa circondare con le braccia. Le chiedo se vuole un bacetto: “SCÌ!” Glielo do e alza il pollice. Uno. “Ne vuoi ancora uno?” “SCÌ!” e, ottenutolo, alza l’indice. Due. Andiamo avanti così fino a cinque. Mi giro verso Davide che mi guarda con occhio pendulo… “Vuoi anche tu dei bacetti?” “SCÌ!”, risponde imitando la sorella. Ad ogni bacio conto e Ariel alza un dito. Cinque baci, una mano aperta. ” Ariel, sai quanti anni hai?” “…” “Dieci.” Conta dito a dito e apre due mani. “Brava!! E Davide? Davide ha 12 anni.” Alza le sue dieci dita e ne alza due delle mie. “Super! La mamma, invece, ha 46 anni.” Mi guarda con sospetto… Faccio io. Scandisco numeri e accompagno con le dita: “Dieci… Più dieci… Più dieci… Più dieci… Più sei…” Ariel strabuzza gli occhi e le si palesa il fumetto: “Perdindirindina, Madre, siete piuttosto âgée!” … Ok, lo ammetto: era più un ” Cacchio se sei vecchia!”, ma la narrazione della vita di una Principessa va fatta con stile e sobrietà. Eccheccazzo! Davide ed io scoppiamo a ridere e con soddisfazione penso ai piccoli, grandi progressi fatti in questi anni visto che al momento della diagnosi ci dissero che non aveva mimica facciale. Ora con uno sguardo riesce a farmi sentire vecchia come Matusalemme, mi manda a fanculo come se non ci fosse un domani e mi ricorda quanto le parole possano essere inutili. E comunque fare matematica con i bacetti è la cosa più bella del mondo. Baci senza schiocco a tutti, amici cari, dalla vostra Queen di mezza età… pardon, di grande esperienza.
Leggo un post in cui si commenta un fatto di cronaca.
Come sempre ci sono commenti a favore dello scrittore, altri contro.
Poi l’ultimo, triste, bieco commento: “Chi ha fatto il post ha la 104 sicuramente”, con un ovvio riferimento ad una supposta disabilità intellettiva.
Questo di usare la 104 come se fosse un insulto sta, ahimè, diventando una brutta moda tra i poveri di spirito.
Vado a sbirciare chi è questo ennesimo fenomeno dell’etica sociale: immagine del profilo mentre brandisce una racchetta da tennis, studia (o ha studiato) scienze motorie e ama molto i selfie.
Caro il mio tennista, avere la 104 non è un insulto.
Il vero insulto sei tu che in tutto il tuo splendore e sagacia non sai fare altro che usare uno strumento a tutela dei disabili come una pietra.
E sì che sei pure “studiato”. All’Università non ti hanno insegnato che disabili non solo si nasce, ma anche si diventa e che il karma è una brutta bestia?
Ti auguro lunga vita senza bisogno di quella legge che ora tanto discrimini, ma stai tranquillo: se mai tu o i tuoi parenti ne avrete bisogno, noi vi accoglieremo a braccia aperte nel nostro gruppo di famiglie in difficoltà, perché, avremo mille deficit fisici o intellettivi, ma sicuramente noi non siamo disabili emotivi come te.
La vita è come un dolce fritto: a volte nasci ciambella, a volta nasci buco.
Ciò che conta, sempre e comunque, sono la temperatura dell’olio e l’equa distribuzione dello zucchero.
Il resto è solo lievitazione.
P.S.: Ariel ed io abbiamo fatto le ciambelle per far lavorare le manine disprassiche della Princess. Credo che a forza di lavoretti tra un po’ mi denuncerà per sfruttamento minorile.