Ariel · Davide

Il peso delle parole

Le parole sono importanti.

Si dice persone autistiche o autistici.

Tutte le altre definizioni sono sbagliate o poco rispettose della loro condizione.

“Persone affette da autismo”, “persone con autismo”, “persone che soffrono di autismo” sono espressioni che potrebbero ledere la loro dignità: l’autismo è una neurodiversità, non una malattia e nemmeno un dispositivo medico-chirurgico da portare con sé, come una stampella.

Davide si sente solo e anche Ariel.

Davide può telefonare agli amici, Ariel non può farlo.

Davide mi racconta la sua ansia e la fatica di questi giorni, Ariel non può farlo.

Davide non mi chiede più di andare dai nonni, perché sa che non si può; Ariel si siede in automobile e aspetta, perché non capisce questa situazione.

Davide e Ariel soffrono di solitudine.

Davide è neurotipico, Ariel è autistica: ognuno di loro fronteggia la situazione con le proprie risorse personali.

Ariel non soffre di autismo, soffre di solitudine: l’autismo e i molteplici deficit che in Ariel si associano ad esso le impediscono di capire la situazione e di chiedere aiuto, sicuramente rendono la sua vita difficile, a tratti dolorosa, ora più che mai, ma non è malata.

Ariel è autistica e soffre di solitudine.

Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

Fiori

Silenzio.

Dalla finestra aperta non arriva alcun rumore, solo il cinguettio degli uccellini che si sono da poco trasferiti sul cedro del Libano e il latrare di un cane che abbaia in lontananza.

Io, seduta al tavolo della cucina, piango.

Piango per i miei bambini che sognano di tornare a scuola per rivedere compagni ed insegnanti, di andare in spiaggia e sentire la sabbia sotto i piedi, di tornare alle loro vite semplici, fatte di routine e amore.

Piango per i miei genitori, soli in una grande casa improvvisamente silenziosa, il tavolo della festa pronto per quando potremo abbracciarci di nuovo.

Piango per mio marito che anni fa ha giurato ad Ippocrate

di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza”

e che mio figlio aspetta ogni sera sul divano: quando il padre ritarda, si addormenta , ma non va a letto finché non lo vede.

Piango per mia sorella che ama il suo lavoro ed è esposta tanto quanto mio marito.

Piango per i loro colleghi contagiati durante il lavoro, per quelli stremati dalla lotta contro un nemico subdolo, per quelli che non rientrano a casa da giorni.

Piango per le colonne di camion militari che portano lontano da casa il corpo di chi è morto senza l’abbraccio di un caro, l’anima no: quella è a casa e cerca di lenire lo strazio di chi non li ha potuti salutare un’ultima volta.

Piango per le persone nelle terapie intensive che lottano per vivere.

Piango per i loro parenti che temono di sentire suonare il telefono e vedere QUEL numero sul display.

Piango per i lavoratori dipendenti costretti a casa, per i datori di lavoro costretti a chiudere le aziende, per i lavoratori e i professionisti che ogni giorno affrontano le loro paure per garantire a noi tutti i “servizi indispensabili”.

Piango per il Papa che è solo e quella grande piazza vuota ne è la metafora più chiara.

papa francesco piazza vuota
Foto tratta da “LA REPUBBLICA”

Piango per un Mondo che sta mostrando tutta la sua fragilità e che non sarà più lo stesso.

Piango per me stessa, inadeguata ad affrontare tutto questo.

Piango e spero che in ognuno di noi resti il ricordo di questi giorni infiniti, in cui siamo stati costretti a guardarci dentro, le emozioni esposte come medaglie al valore di un esercito di uomini, donne e bambini, e che da esso fioriscano persone nuove in grado di apprezzare la forza di un abbraccio, la dolcezza del bacio di un cucciolo d’uomo, il sollievo di un caffè con le amiche, la gioia della grigliata del Lunedì di Pasqua, il vociare di una sagra di paese, il silenzio rapito di una platea a teatro.

Piango e sogno che ognuno di voi possa riabbracciare i propri cari.

Piango e tremo pensando che potrebbe non essere così per tutti.

Piango e il vento soffia leggero, i narcisi iniziano ad appassire e i tulipani si apprestano a sostituirli.

Piango e mi chiedo quali saranno i fiori che raccoglierò in giardino alla fine di questo capitolo distopico delle nostre Vite.

yellow daffodils in clear glass vase
Photo by Suzy Hazelwood on Pexels.com

 

LA MAMMA AUTISTICA

Le qualità che non ho (non sono una guerriera)

Ci sono giorni buoni ed altri meno. Giorni in cui il sorriso è spontaneo ed altri in cui costa uno sforzo immenso, ma cerco sempre di essere positiva, perché ammorbare il prossimo non aiuta nessuno.

Se ogni tanto sono giù e mi sfogo, ascoltami senza preconcetti e non attribuirmi qualità che non ho:
non sono speciale, non sono super, non sono di gomma, non sono di legno, non sono una spugna.
Non sono una cazzo di guerriera: sono una donna, una moglie, una figlia, una madre, una sorella, una nipote, una cugina, un’amica, una collega, una gran rompiballe, ma non sono Xena o Wonder Woman.
Non ho braccialetti magici o altri gadget da supereroi, non ho superpoteri, non ho nemmeno un super nemico da sconfiggere o una battaglia da vincere: i guerrieri sono altri.

Ho una vita più difficile di alcune, più facile di altre. Tutto qua, però…

Se mi sto aprendo con te, è perché sono stanca e, forse, triste.
Ti prego, non cambiare discorso, non minimizzare cercando di impormi il tuo punto di vista o usando luoghi comuni che non alleviano il peso che porto sul cuore; semplicemente abbracciami e offrimi un caffè.

Ariel · Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

Il trono brucia!

Il sole splende, una fugace tregua alla pioggia che da giorni sferza il nostro piccolo mondo antico.

I bambini corrono sullo spiazzo erboso, alcuni si arrampicano sul pozzo, altri guardano l’angelo dorato che dall’alto protegge la città.

udine

Siamo sedute ad un tavolino in ferro battuto, tu Coca liscia, io Gingerino corretto ghiaccio e limone. Il tuo dinosauro arancione continua a scavare gallerie profondissime raccogliendo pietre preziose.

Qualcosa attira la tua attenzione: un cucciolo! E’ delizioso, orecchie lunghe e grandi occhi languidi. Una bambina lo tiene al guinzaglio, mentre altre 3 o 4 si accovacciano di fronte a lui accarezzandolo dietro alle orecchie.

Ormai, dopo le infinite volte in cui hai cercato una relazione con i tuoi coetanei, sai che con loro non potrai giocare e nemmeno ci provi più. Troppe delusioni, troppo scoramento, ma un cucciolo! Con lui sì, che puoi giocare: ti puoi far leccare, inseguire e coccolare.

Ti avvicini correndo e urlando, le manine agitate, il viso sorridente. Sei felice, perché pensi di aver trovato un nuovo amico, un altro Baloo da amare e al quale confidare tutti i tuoi segreti.

Le bambine si spaventano, hanno paura di te: una si tappa le orecchie, la più grande, una decina di anni ad occhio e croce, più croce che occhio, fa arretrare le altre mettendosi davanti a loro e le protegge a braccia aperte, i palmi rivolti verso di loro, lo sguardo deciso.

Tu ti fermi. Non capisci e come potresti capire? Io stessa non capisco… Ti prendo per mano, la stringo forte e continuo a guardare le bambine che fanno un ulteriore passo indietro.

Guardo la decenne negli occhi, lei con lo sguardo mi dice: di qua non si passa.

Con la voce rotta e il cuore che batte all’impazzata riesco solo a dire: “È solo una bambina, non vi morde… Dovreste imparare a conoscere e ad amare il diverso…”

Prendo la Princess per mano e ce ne andiamo a testa bassa, le corone che pendono desolate, lo scettro abbandonato vicino al pozzo, mentre il trono di illusioni su cui ero seduta va a fuoco e la rabbia inizia a fare a pugni con la tristezza.

large
Gayle Mandle and Julia Mandle – Burning Throne

 

Il mondo intorno a noi · LA FAMIGLIA AUTISTICA

Bambini

Davide è neurotipico. Ariel è autistica.

Davide ha gli occhi scuri cinesi. Ariel ha gli occhi chiari un po’ meno cinesi.

Davide fa autostrade di automobiline. Ariel non ha mai messo in fila nulla, nemmeno i vagoni del trenino dell’Ikea.

Davide conosce la geografia come io conosco un vasetto di Nutella. Ariel sa scovare la App di Youtube ovunque e se è disinstallata va su Chrome, digita Y e lascia che cookies e cronologia facciano il loro lavoro.

Davide gioca a calcio. Ariel insegue Baloo con lo scatto di Bolt.

Davide protegge Ariel da tutto e da tutti. Ariel non ama farsi proteggere.

Davide è un grande amico, ma ha pochi amici. Ariel è una pessima amica, ma ha molti amici.

Davide è sempre pronto a lottare per i suoi ideali. Ariel è sempre pronta a lottare per 10 minuti con il tablet.

Davide ama le Chicken McNuggets, ma le cede volentieri a sua sorella. Ariel ucciderebbe suo fratello per una crocchetta e suo padre per una Coca.

Davide a maggio farà la Prima Comunione. Ariel non farà mai la Prima Comunione, ma il giorno che la faranno i suoi compagni, noi saremo ad Eurodisney a salutare Topolino, l’unico personaggio che Ariel venera come un dio.

Davide tifa Udinese e questa sì che è fede! Ariel non tifa per nessuno, ma tutti tifano per lei.

Ci sono bambini normali e bambini speciali.

Correggo.

I bambini sono tutti speciali.

Correggo di nuovo.

I bambini sono bambini.

Ecco. Questa è l’unica formula per una reale inclusione: capire che i bambini sono bambini, semplicemente alcuni lo resteranno per sempre.