Il mondo intorno a noi

Zorro

Poche cose mi disgustano più di un anziano che fa apprezzamenti volgari, con tanto di fischio, su una ragazza che potrebbe essere sua figlia o, addirittura, sua nipote.

Evidentemente sono gli ultimi sprazzi di testosterone in chi deve dimostrare agli amici di essere ancora maschio.

Allora, caro Fischiatore Seriale, fatti dare un consiglio da una donna: sii più Uomo e meno maschio!
Un complimento sincero ed elegante ti renderà sicuramente più attraente di un commento urlato al mercato: noi donne non siamo il cavallo di Zorro che, al fischio del padrone, arrivava al galoppo e si faceva montare in corsa.

Gli ormoni dei vent’anni non tornano per nessuno, né uomini né donne, ma l’eleganza, la gentilezza ed il savoir-faire non hanno età, sesso o orientamento sessuale: sono universalmente apprezzati.

Anche dalle ventenni.

Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

Inizio di una nuova relazione amorosa

Questa è una storia di corna: è il racconto di un giovane, grande amore che insidia la passione di una vita.

Non sono una persona diffidente, ma guardo con estremo sospetto a coloro che non amano il cioccolato. Una di queste persone è mia sorella: quando ho ricevuto da lei questo messaggio, ho deciso che io dovevo assolutamente assaggiare quei biscotti.

Confesso: a me i biscotti al cioccolato non piacciono, perché mi lasciano sempre quella sensazione un po’ di vorrei ma non posso, un’insoddisfazione strisciante. Io amo le creme, i dolci secchi mi conquistano difficilmente.

I Nutella Biscuits, però, sono una vera e propria sorpresa.

Appena aperto, il sacchetto emana una fragranza celestiale, un profumo buonissimo, secondo solo, forse, al profumo di auto nuova. Vi prego: qualora dovessi svenire, non fatemi respirare i sali, mettetemi direttamente un sacchetto di Nutella Biscuits sotto al naso e mi vedrete resuscitare come Lazzaro.

Sbircio il sacchetto e li vedo lì, buttati alla rinfusa, pallidi, con una sottile striscia di cioccolato e penso: “Ecco qua, il solito biscotto secco con la crema un po’ asciutta e dal gusto sintetico.”

E invece, no!

Il primo morso è croccante, dolce senza essere stucchevole e subito dopo… Un’esplosione di morbidezza nutellosa che si espande su ogni singola papilla gustativa. Un tripudio di Nutella che si scioglie in bocca! L’equilibrio è perfetto.

E niente ragazzi mi sono innamorata! Per qualche tempo abbandonerò il vasetto di Nutella per coltivare questa nuova relazione, ma con moderazione: un singolo biscotto sprigiona ben 71 chilocalorie di puro godimento.

Sarà un rapporto a lungo termine o si tratterà di un fuoco di cioccolato e frolla?

Solo il tempo lo potrà dire, per ora mi lancio entusiasta e fiduciosa in questa nuova avventurosa amorosa sapendo che, se dovesse andare male, ci sarà sempre un vasetto di Nutella pronto a consolarmi.

P.S. suggerirei alla Ferrero di valutare un Nutella & Go per adulti con Nutella, crema al whisky e una merendina soffice spalmabile.
Nutella & Drunk, ti mette al tappeto!

#nutella #nutellabiscuits

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Domani non lo so

Odio i film strappalacrime.

Non li guardo, li evito come la peste, non apprezzo le sensazioni che mi risvegliano le lacrime, totalmente avulsa al concetto di “un bel pianto liberatorio”.

Sarà che negli ultimi anni, le lacrime di dolore hanno spazzato via quelle di gioia, ma piangere per me è una schifezza. Mentre piango mi sento umida, sciatta e debole.

Preferisco cantare.
O ridere.
O correre.
Anche urlare.

Piangere no. Il pianto mi fa sentire esposta, fragile, una vittima della situazione e io non lo sono. Io non sono una vittima, sono una che affronta le situazioni a testa alta e pugni stretti. Io non mollo mai.

Stasera, invece, ho guardato lo stesso film per due volte di fila. Forse un errore di programmazione della rete, non lo so. Fatto sta che l’ho visto e rivisto piangendo senza sosta, con una sensazione di disgusto verso me stessa. A che serve crogiolarsi nelle lacrime e nel dolore? Mentre lo guardavo, Ariel, addormentata, mi stringeva forte a sé.

Guardavo i ragazzi soffrire e pensavo che anche Ariel soffre, pur se in maniera diversa.

Vedevo morire il protagonista lentamente, aggrappato alla vita fino all’ultimo istante, e facevo un elenco delle cose si è perso e che Ariel perderà, anche se per ragioni diverse.

Cercavo di capire il senso della vita e poi… Il ricordo di un abbraccio.

Avevo sedici quando accompagnai mio padre al C.R.O. di Aviano a portare alcuni fondi raccolti con la Lucciolata paesana ed era la prima volta che entravo in un reparto oncologico. Una signora dolcissima, la testa avvolta in un foulard rosa perfettamente abbinato alla vestaglia, mi si avvicinò e mi chiese se mi poteva abbracciare. Probabilmente le feci tenerezza: una ragazzina smarrita, per la prima volta a contatto con la Vita. Sì, con la Vita! In un reparto oncologico ogni cosa trasuda Vita: voglia di vivere, amore per la vita, lotta per abbracciare ancora un’ultima volta i propri figli, genitori, fratelli. La morte è solo un istante del percorso.
Timidamente le ho detto di sì. Chi mi conosce fin dall’infanzia sa che allora ero molto timida e riservata.
L’incoerenza della Vita: una sconosciuta, malata terminale, consolava me e la mia adolescente inadeguatezza.

Stanotte ripenso a lei e al suo sorriso forte nonostante la malattia.

Stanotte cerco risposte sul senso della mia presenza in questo mondo.

Penso a quello che ho: un marito, due figli che adoro, un cucciolo che mi rallegra i giorni e mi consola durante le notti, una famiglia di origine che mi ama e mi aiuta, tanti amici, una casa, un’auto, le vacanze, la pioggia, la neve, la luna e le stelle, il sole, la montagna, il mare, la collina con i vigneti tinti di rosso autunnale. E ancora: il Natale, gli abbracci, i compleanni dei bambini, le gite con le mamme, le riunioni a scuola, la Nutella sulla Nastrina calda, le caldarroste passate da una mano all’altra perché scottano troppo, l’alba e il tramonto, la sensazione di perdersi nella nebbia e la sabbia che scotta sotto i piedi, il sollievo di togliere gli scarponi dopo una camminata e lo strudel al rifugio, lo stupore di Davide sul tetto del Duomo di Milano, la risata di Ariel…

Ecco il senso della mia vita forse è questo: amare tanto, imparare ad apprezzare me stessa, difetti compresi, e dare il giusto valore a ciò che ho, senza pensare a ciò che avrebbe potuto essere.

Questo è ciò che credo, almeno per stanotte.

Domani non lo so.

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Il mondo gira

Gira, il mondo gira.

Chiudo gli occhi, sperando in un fermoimmagine.

Il nero oscilla tra lampi dorati.
Le tempie pulsano, mentre fotografie seppia si affastellano, tra lampi di dolore. Ricordi di te, di quello che eri, sogni di ciò che sarebbe potuto essere.

Le tue urla, mi straziano l’anima.
Vorrei aiutarti, vorrei capire cosa succede dentro di te, ma ora, in questo momento, sono stremata dal mio dolore.

Cerco di rialzarmi, di calmarti, di capire l’involuzione di questo periodo. Non c’è mai nulla di definitivo con te: ogni traguardo raggiunto deve essere costantemente ripetuto nel tempo, ogni obiettivo acquisito è fragile, come una di quelle foglie secche che iniziano a riempire il vialetto. Hanno resistito e lottato a lungo, ma il vento è più forte.

Ti abbraccio.

Mi abbracci.

Siamo dolore.

Siamo consolazione.

Siamo amore.

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Il mondo intorno a noi · LA FAMIGLIA AUTISTICA

Il figlio vecchio e la madre adolescente

“Non voglio andare a fare dolcetto o scherzetto: ho preso un impegno con la squadra e vado ad allenamento.”Il pennello si ferma sull’arco perfettamente tracciato dalla matita, gli sguardi si incrociano nello specchio: determinato lui, delusa lei. La madre aveva acquistato un gloss metallico, denso, color sangue, poiché il suo costume esigeva un colore speciale, diverso dal solito. Finisce di colorare le labbra e si gira a guardare il fin troppo saggio decenne.Il figlio con l’anima di un novantenne abbraccia la madre adolescente e, appoggiando la testa sulla spalla, le dice: “Su, non fare i capricci! Non ti arrabbiare, uscirai un’altra volta con le tue nemiche.””Non è possibile, non a me! Angelo Vecchio come il mondo che ti sei impossessato della mia creatura, esci da questo corpo!”Il figlio, ridacchiando per le sciocchezze della madre, prende lo zaino, lo mette in spalla, monta a cavallo della sua scopa e parte a tutta velocità, mentre le parole materne gli giungono sempre più lontane: “Fai attenzione, mi raccomando! Soprattutto quando devi svoltare a sinistra, ricordati che le altre scope hanno la precedenza!”Lei rientra in casa, si toglie il costume e la parrucca bionda, con un kleenex leva il rosso sangue dalle labbra e rimette il suo solito rossetto nero.Per una volta avrebbe voluto essere una leggiadra creatura dei boschi, invece, è solo una strega e, tutto sommato, va benissimo così: sua figlia ha sicuramente più bisogno di una madre strega che fata.Buon Halloween a tutti!P.S.: come ben sa il mio povero marito, quando sono arrabbiata, dentro sono mora, non bionda 😂 Siete avvisati 😈

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Cos’è la normalità?

Potrei ammorbarvi con una fredda definizioni da vocabolario Garzanti, ma preferisco venire subito al sodo (avrete comunque modo di annoiarvi continuando a leggere): per me la normalità è il modo in cui ognuno di noi vive il proprio quotidiano, anche il più divergente. L’essere umano è estremamente resiliente e si adatta a tutto, anche alla la vita con una figlia disabile grave.

Per me è naturale vedere le manine di Ariel muoversi velocemente o sbrigare le faccende di casa con il sottofondo stereotipato del suo eccitato “Aaah… Aaah…”, guidare per ore ed ore per portare Ariel ad abilitazione, parlando di geopolitica con Davide.
Tutti noi abbiamo imparato a conoscere i diversi suoni emessi da Ariel a capire, se sono richieste, allarmi di pericolo o di dolore o stereotipie vocali. Negli anni abbiamo adottato strategie per affrontare anche i momenti più difficili: Luca riesce a dormire anche durante le notti più selvatiche della famigerata autistica mannara, Davide ha imparato a isolarsi mentre studia; Baloo sa riconoscere le diverse scansioni temporali che usiamo con Ariel: il timer e il conto alla rovescia 3-2-1 non lo eccitano, ma sa che quando facciamo il conto alla rovescia partendo da 10, è arrivato il momento del gioco e inizia ad abbaiare festoso.

A volte, però, alcuni episodi crepano il sottile strato di make-up con cui ho coperto dolore e fatica: è un maquillage fatto di sorrisi e battute, di tenacia e resilienza, a volte di aggressività, molto spesso di ottimismo, una pellicola opaca di illusioni che mi regalo per soffrire di meno.

La maschera si incrina vedendo gli occhi di un conoscente riempirsi di lacrime, mentre scopre la voglia di comunicare di Ariel e la sua impossibilità di parlare: le manine che si muovono veloci, la testa che annuisce rapida, il corpo in movimento, come se tutto il suo essere volesse compensare in qualche modo l’assenza del linguaggio.
Il cuore si frantuma quando, impotente, la vedo soffrire: ieri sera si è addormentata abbracciando il cuscino, gli occhi lucidi e stremata dalla fatica di un dolore nascosto che non può comunicare. L’ho abbracciata forte, lei mi ha preso la mano e me la stretta forte, portandola vicino al suo cuore che batteva fortissimo. Mentre dormiva le ho sussurrato: ”Mi dispiace tanto, nessuno merita di soffrire così tanto.”

Ariel, però, non ha bisogno di tristezza, ma di forza, coraggio e determinazione e allegria. Così stamattina ha rifatto il make-up alla vita e, sorridendo, ho iniziato una nuova giornata.

P.S.: nell’arco degli ultimi tre anni ho dato fondo a tutte le mie scorte di diplomazia. In questi giorni mi sorprendo a dire tutto quello che penso senza molti filtri sociali e devo ammettere che il vaffanculo, detto con il sorriso sulle labbra, ha un fragrante effetto terapeutico.

Il mondo intorno a noi · LA MAMMA AUTISTICA

Quando il negativo è positivo (pubblicità progresso)

Ho dovuto fare alcuni accertamenti medici.

Un mese, trentun giorni, per la precisione, di preoccupazione, di ansia, di pensieri. Giorni, ore, minuti e secondi passati a rimunginare sul futuro, a come ci saremmo dovuti organizzare in caso di un mio ricovero. Non ho mai avuto paura per me stessa, troppo concentrata a pensare all’eventuale coordinamento delle poche, ma preziose forze in campo.

Ieri, finalmente, l’esito: negativo!, perché in Medicina, le buone notizie hanno generalmente risposte negative.

Io mi sono trascurata tanto dopo la nascita dei bambini e ancora di più dopo la diagnosi di Ariel, ritenendo che andare ad una visita fosse tempo rubato a lei, a loro.

Quello che ho capito da questa esperienza è che, in realtà, gli screening vanno fatti sempre e comunque, indipendentemente dall’età, dal sesso e dalla situazione familiare. Non è vero che il tempo dedicato a una visita è tempo rubato ai nostri bambini, in realtà è tempo che noi doniamo loro: la prevenzione può salvarci la vita!

Ragazzi, facciamo tutti i controlli di routine, perché il diritto alla salute è un diritto di tutti, ma, se siamo genitori di bambini disabili, è anche un nostro dovere nei loro confronti.

E oggi il caffè lo pago io per brindare ad una giornata diventata positiva grazie ad una risposta negativa. (Non è detto che un NO sia sempre una fine, a volte potrebbe essere un nuovo inizio).

Cheers!

LA MAMMA AUTISTICA

Le qualità che non ho (non sono una guerriera)

Ci sono giorni buoni ed altri meno. Giorni in cui il sorriso è spontaneo ed altri in cui costa uno sforzo immenso, ma cerco sempre di essere positiva, perché ammorbare il prossimo non aiuta nessuno.

Se ogni tanto sono giù e mi sfogo, ascoltami senza preconcetti e non attribuirmi qualità che non ho:
non sono speciale, non sono super, non sono di gomma, non sono di legno, non sono una spugna.
Non sono una cazzo di guerriera: sono una donna, una moglie, una figlia, una madre, una sorella, una nipote, una cugina, un’amica, una collega, una gran rompiballe, ma non sono Xena o Wonder Woman.
Non ho braccialetti magici o altri gadget da supereroi, non ho superpoteri, non ho nemmeno un super nemico da sconfiggere o una battaglia da vincere: i guerrieri sono altri.

Ho una vita più difficile di alcune, più facile di altre. Tutto qua, però…

Se mi sto aprendo con te, è perché sono stanca e, forse, triste.
Ti prego, non cambiare discorso, non minimizzare cercando di impormi il tuo punto di vista o usando luoghi comuni che non alleviano il peso che porto sul cuore; semplicemente abbracciami e offrimi un caffè.

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Il recidivo

“Mamma su alcune signore la crema antirughe non funziona bene…”

Stiamo guardando la televisione seduti vicini vicini sul divano, quando passano l’ennesimo spot di una crema antirughe.
Dallo scorso anno le creme antiage sono un argomento tabù, tra Davide e la sottoscritta (vedi articolo ”Le gioie della maternità”)  Lo guardo con la coda dell’occhio, mentre lui fa altrettanto. Occhio ceruleo studia occhio nero.

Fingo indifferenza, sperando di estinguere sul nascere un dialogo che potrebbe degenerare in un comportamento problema genitoriale d’annata, ma niente, insiste…

“Alcune signore…”
“Davide, anche gli uomini mettono le creme antirughe…” Ecchecavolo, uomini, avete voluto la parità cosmetica e mo’ condividiamo onta e disonore!
“Ah, okkei, pensavo fosse una cosa da femmine.. ” Cucciolo, divide ancora il mondo in maschi e femmine! 😍 “Alcune persone forse le mettono male, non si vedono risultati… Secondo me non funzionano…”
“Non puoi saperlo… Non puoi sapere come sarei senza la crema che metto da decen… Da qualche tempo… Magari sarei rugosa come uno Sharpei…”
“Mamma, mammuzzolina, quanto sei birichina… Lo sai che sembri uno Sharpei…”

No, per fortuna me lo sono solo immaginata! In realtà ha detto: “Mamma, mammuzzolina, quanto sei birichina… Lo sai che sei bellissima anche se sei di media età…” ‘azz… Stava andando così bene prima di quell’inutile precisazione anagrafica! “No, mamma, non funzionano. Se, però, funzionano e poi le persone vanno a Guess My Age è un po’ un imbroglio.”

… De novo… Caro il mio amato recidivo dall’occhio cinese, è un diritto di tutti cospargersi di creme antirughe, anticellulite, antismagliature, rassodanti, sieri e fanghi, fare la sabbiature e mettersi i pantaloni pirata sotto i jeans sperando di dimagrire senza faticare: la giovinezza e la bellezza sono effimere e l’attività fisica è la nemesi di chi assurge la Nutella a filosofia di vita.
Quindi, più creme per tutti, soprattutto se spalmabili su una Nastrina calda.

Come? Volete sapere cosa ho realment e risposto a Davide? Niente, ovviamente: per fortuna è suonato il timer e gli ho rifilato la lasagna. Per ora sono salva, fino alla prossima pubblicità e speriamo che non sia quella dei Durex!

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