La famiglia "autistica"

Il piumone

Piove.

Li ascolto respirare nel sonno.

Alternati, come di giorno.

Lui, lei, lui, lei, lui, lei…

In questi giorni si cercano, sembrano leoncini che si fanno i dispetti. Lei arriva di soppiatto e gli ruba il telecomando. Lo guarda, il sorriso storto, lo aspetta; lui sogghigna e parte all’inseguimento. Il loro unico modo di giocare. Finora. Domani chissà.

Mentre io penso, loro respirano.

Lui, lei, lui, lei, lui, lei.

E il mio cuore trabocca di amore per mani che proteggono e gambe che scalciano.

Occhei, però adesso basta scoprire la mamma che è vecchia e ha freddo senza il piumone!

E il bicchiere è colmo di amore per due fratellini in cerca di equilibrio, mentre la loro mamma lotta per un pezzo di letto e un lembo di lenzuolo.

Ariel · La mamma "autistica"

La Sposa

Stanotte ho sognato che ti sposavi.

Era una calda giornata di sole. Nell’aria il profumo dei fiori che avevi scelto per addobbare la chiesa. Fiori semplici, ma speciali come te: piccole margherite, papaveri, camomilla, fresie, mimosa… La vetrate riflettevano sul pavimento geometrie colorate e io ti aspettavo nel primo banco. Davide era di fianco a me e dava la mano ad una bimba bellissima, una piccola te ma con capelli neri e occhi azzurri.

Quando sei entrata non riuscivo a vederti bene: eri in controluce, una sagoma scura circondata da luce dorata.

Come da tradizione sei entrata lentamente. Ho pensato che la “Primavera di Vivaldi” fosse una scelta un po’ particolare, ma quando ti ho visto, ho capito…

Eri bellissima nel tuo vestito bianco, una semplice tunica di seta. Non avevi il velo, solo una lunga treccia bionda e in mano un bouquet di fiori di campo.

Il tuo papà, orgoglioso ed elegantissimo, ti accompagnava all’altare.

Ti sei voltata un attimo verso di me e mi hai sorriso. Il tuo sguardo obliquo era dolcissimo.
Hai sussurrato “Ti voglio bene, mamma” con voce di giovane donna, non era la voce bambina che sogno di solito. Poi ti sei girata verso il tuo sposo.

Lui, però, era sempre di schiena, non sono mai riuscita e vederlo in faccia.

Inconsciamente sapevo che non era reale, ma era così bello vederti felice, sapere che non saresti più stata sola, peso insopportabile sulle spalle di tuo fratello…

Lo sapevo che era un sogno eppure il risveglio è stato comunque doloroso.

Ti prego, dolce sposina, torna ancora a trovarmi in sogno. È stato bello sentirsi dire “Mamma ti voglio bene” e, almeno per un po’, non essere preoccupata per il tuo futuro.

Sai perché sapevo che era solo un bellissimo sogno? Perché sono una vera esperta di thriller e nel sogno c’erano troppi indizi che mi avevano fatto capire che quella non era la realtà: 1. Ti stavi sposando, 2. Tu stavi parlando, 3. I papaveri erano un chiaro rinvio a Morfeo.

E il bicchiere è mezzo pieno grazie al quarto indizio: ho finalmente visto tuo padre elegantissimo e con la giacca adeguatamente abbottonata, cosa che non ha fatto nemmeno quando ci siamo sposati. E questo lo posso veramente solo sognare!

Credits: Ruffledblog.com
La famiglia "autistica"

My SuperHero

Mi osservi a lungo. So di non essere al top della forma, ma lo sguardo attento con cui mi stai scansionando mi mette in agitazione. Gli occhi cinesi assottigliati, il naso minuscolo arricciato, la bocca imbronciata: tutto mi fa capire che stai elucubrando qualcosa.

“Mamma…”

Tremo… “Sì, Davide…”

“E’ arrivato il momento che tu vada in vacanza senza di noi.”

Ecco. Questo non me lo aspettavo.

“Davide, non è vacanza senza di voi.”

Silenzio da parte tua. Gli occhi luccicano di lacrime, un tremulo sorriso sulle labbra. “Che cosa carina hai detto, mamma.”

No, Davide, tu sei carino! Tu sei il mio piccolo supereroe che chiede poco e dà tanto.

Sei un piccolo adulto nel corpo di un bambino in perenne lotta con te stesso, tra quello che vorresti e quello che è giusto fare.

Sei perennemente preoccupato per Ariel, anche mentre dormi. Parlando nel sonno spesso mi chiedi “Mamma, dov’è Ariel? Non la vedo!”.

Ti ricordi quando giocavamo all’Agente Segreto che, agli ordini del Capitano Mamma, inseguiva la Fuggitiva Ariel per salvarla dai Grandi Pericoli del Mondo? Io non volevo caricarti di resposansabilità, ma tu dovevi sapere dov’era a tutti i costi, quella “capronessa” (mi viene da ridere ogni volta che la chiami così, epiteto tipicamente pieno di amore fraterno).

Un sabato, al rientro da catechismo, eri preoccupato per quando tua sorella prenderà la patente e quando ti ho spiegato che Ariel non prenderà mai la patente, mi hai candidamente chiesto: “E come farà a portare i suoi bambini a scuola?”.

E’ stato molto difficile per me spiegarti che Ariel non si sposerà e non avrà bambini.

“E chi starà con lei?”

“Papà ed io. Quando non ci saremo più, se lo vorrai, starà con te, altrimenti io e papà penseremo ad un’altra soluzione. Deve essere una cosa che vuoi tu, che ti senti di fare, non un’imposizione.”

“Sai, mamma, oggi sono stato molto male a catechismo… Questa cosa non l’ho mai detta a nessuno: penso che ci siano sempre meno persone che mi vogliono bene… Mamma, quando andiamo da quella Signora per parlare?”

Solo un bambino sorprendentemente meraviglioso come te può capire che a 8 anni non è in grado di affrontare da solo le mille domande della vita e che, purtroppo, le risposte di mamma e papà potrebbero non essere sufficienti.

Io sono molto orgoliosa di te e so che ci sono moltissime persone che ti vogliono bene.

Abbi fiducia in te stesso: sei un Essere Umano stupendo, ora bambino fragile ed insicuro e presto, molto presto, Uomo sensibile ed empatico con un preziosissimo mondo interiore.

Il bicchiere è mezzo pieno: questa volta di latte per brindare a te,  mio piccolo grande supereroe!

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La resiliente

Come sapete amo la resilienza, la capacità innata che abbiamo di fronteggiare le difficoltà.

In questi ultimi giorni di febbraio il Friuli Venezia Giulia è stato flagellato dalla bora e oggi sta arrivando il burian.

Gli uccellini fanno molta fatica ad alzarsi in volo, gli arbusti sono piegati sotto gli implacabili colpi di questi terribili venti invernali e dai campi vicini si alzano nubi di terra e polvere.

Ma, tu, stoicamente, resisti. Te ne stai lì a fronteggiare le folate di vento come se le tue zampette fossero cementate nel porfido. Sei assolutamente concentrata nella tua missione: la sopravvivenza.

Che posso dire? Ti stimo, sorella, e spero di essere altrettanto forte e resiliente. Se un piccolo essere come te affronta il freddo ed il vento con tenacia e coraggio, io devo assolutamente prendere spunto da te e non arrendermi di fronte alle sfide che Ariel e Davide mi presentano quotidianamente.

Non ti abbraccio perché sarebbe uno scontro fisico impari. No, non per te, ma per me che sono assolutamente e definitivamente entomofobica e faccio la bulletta solo perché un vetro antisfondamento ci divide.

Adesso mando Luca a metterti al caldo.

Ciao, sorella!

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Le gioie della maternità

Pubblicità di una nota crema antietà con testimonial Valeria Mazza.

Davide, grande estimatore della bellezza femminile, strabuzza gli occhi quando sente che ha 40 anni. Incredulo, commenta: “Però non è giusto che le donne usino gli antietà e poi vadano a Guess my Age!” (lo so, lo so… Guess my age! 🤦🏼)

Gli spiego che le creme antietà non fanno i miracoli, in fondo le uso pure io… Strabuzza di nuovo gli occhi. “Tu?!”

Io, con la voce già tremante e l’occhio umido: “Perché? Non si vede?”

Mi guarda schifato come Ariel guarda la “Baracca”, muove la manina in un “così così”, mi sposta i capelli e mi spara dritto al cuore…

“FORSE NE DOVRESTI METTERE DI PIÙ E SPALMARLA MEGLIO!”

Conseguenze di quanto sopra.

1) ho confessato a Davide che non sono sua madre e che in realtà l’ho trovato abbandonato in un cesto sugli scalini di casa quando abitavamo in Australia. Aveva un braccialetto d’oro e adesso deve prendere una nave per ritrovare i suoi genitori a Londra (no, non mi ha sgamata: non ha mai visto “Georgie” 😈);

2) Ariel è diventata l’unica beneficiaria del mio testamento.

3) ho intentato causa a Valeria Mazza perché lei è la sua “clinica di bellezza” hanno dato il via a questa spirale di violenza verbale filiale nei confronti di una madre vecchia e stanca.

Il bicchiere mezzo pieno oggi lo beve Luca, perché, per la prima volta da quando ci conosciamo lui aveva ragione e io torto. Ebbene sì, non sopporto le gioie della maternità che mi procurano DUE figli, figurarsi se ne avessimo avuti TRE.

Ah, Apollonio, non gongolare troppo perché è un attimo passare dal festeggiare San Valentino al dover festeggiare San Faustino.

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L’amore è cieco… e pure disortografico

unnamedCaro Luca,

Ti ricordi dello scorso San Valentino?

Eravamo a passeggio per Pordenone quando ti è venuta voglia di gelato. Ne abbiamo preso uno per asporto. Tu ordinasti una pallina di “cùpido”.

Imbarazzo della sottoscritta.

Imbarazzo della gelataia.

Tu non capivi. Ti ho fatto notare che eravamo a S. Valentino e che, forse, il gelato si chiamava “cupìdo”.

Poi rivolgendomi alla ragazza, le spiegai che in fondo non era tutta colpa tua: l’angioletto nudo e svolazzante sul cartellino del gusto non era sufficientemente grande!

Ripeto, non è colpa tua! Tu sei un tipo concreto, uno che non bada ad un certo tipo di romanticume. E poi, hai fatto il liceo classico, ti piaceva più il greco del latino. Se lo avessero chiamato Eros, non ci sarebbero stati fraintendimenti.

Quest’anno, per ovviare al problema, ti sei fatto mettere in turno 12 ore.

Ma non ti preoccupare, io e i nostri 2 “cùpidi” ti aspetteremo alzati per farti gli auguri di persona.

Per ora buon San Valentino, romanticone!!

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Ritorno al futuro

Nell’arco di 15 giorni Ariel ha distrutto un notebook (annegato nella Coca), un tablet (morto di consunzione) e il mio smartphone (schermo distrutto – nonostante il vetro protettivo temperato – e scocca piegata). Poiché in casa era rimasto solo il suo Samsung, Luca è corso ai ripari e ha acquistato un cellulare per le emergenze immediatamente denominato la “baracca”.

Dopo 10 minuti di valutazione a distanza, Ariel lo ha preso e analizzato. Appurato che non ha il touch screen, che non ha internet e che la tastiera serve solo a bloccare la SIM, profondamente sdegnata, ha abbandonato la “baracca” in mezzo al corridoio. Posso serenamente affermare che è decisamente più resistente di tutti gli smartphone in commercio e di avere l’innegabile vantaggio di non essere apprezzato dalla piccola autistica nativa digitale.

Tutto bene quindi…

No, perché adesso Luca deve fare un corso accelerato di cellulare old-barac-style. E pensare aveva imparato ad usare lo smartphone in 6 comodi mesi. 🤦🏼

Che dire? Siamo tornati in pieni Anni ’90.

Ora che ci penso… Adesso lavo la DeLorean così domani vado a fare spesa con quella.

Buon cincin d’annata a tutti e che il barricato sia con voi!

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Il girotondo

 

little-girls-wearing-dresses-and-spinning-in-a-circle-picture-id173025792Ieri dal giardino sentivo grida e voci di bambine che giocavano. Strilli felici di chi ancora non conosce le brutture del mondo. Poi sono rientrata in casa e c’eri tu che urlavi, ma di rabbia, disperazione, frustrazione.

Quando sei così, nulla ti consola, nulla ti placa. Un abbraccio è un nemico che non puoi accettare, le parole ti sono aliene.

Quando sei così, nulla mi consola, nulla mi aiuta a capirti. La tua rabbia cresce come una spirale, cerchi concentrici nel lago nero dell’insofferenza nei confronti di questo mondo che non capisci e che non ti capisce.

Stanotte ho sognato che giocavi a girotondo con le tue amiche. Piccoli mani strette a piccole mani, urletti di gioia e risate alla caduta del mondo.

Per fortuna tuo padre mi ha svegliata perché questi sogni, così semplici, così reali sono quelli più difficili da dimenticare, da accettare.

Che bello era quel mondo di risa, codini e voci urlanti.

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Sci e resilienza 

Ieri Davide ha seguito la sua prima lezione di sci.
Sarebbe stato tutto perfetto se qualcuno (ossia io) avesse debitamente informato Ariel che le piste non possono essere usate con lo slittino. Invece, siccome qualcuno (sempre io) non solo non l’ha adeguatamente preparata, ma ha pure avuto la sfrontatezza di offrirle una Coca impedendole di distendersi sulle panchine del rifugio con i doposci ai piedi, la Princess ha scatenato l’inferno. Qualcuno (vi lascio immaginare chi), deve ricordarsi che Ariel a volte è un’autistica da manuale. Rigidità inclusa. 

Quel bravo bambino che è il mio primogenito, ancora una volta si è dimostrato molto più in gamba dei suoi genitori adeguandosi alla situazione e accettando di tornare a casa appena finita la lezione, nonostante volesse stare ancora un po’ con i suoi amici.

Ovviamente ho dovuto pagare lo scotto: l’autorizzazione a vedere i resoconti delle partite in tv.

Per chi non lo sapesse Davide ha un ottavo di sangue siciliano. Bene, io sono convinta che questo ottavo di sangue mediterraneo sia in parte arabo: con lui sembra sempre di essere in un suq a trattare sul prezzo del tappeto.

Bene, dopo la trattativa di ieri, Davide ha ottenuto quanto segue: 3 ore di partite in tv, l’abbonamento a Premium, 5 pacchetti di figurine, un pacco di patatine, una vacanza a Mauritius, un appartamento a Cortina d’Ampezzo, l’enciclopedia Motta della nonna, la cointestazione del mio conto corrente, un diritto di prelazione sull’acquisto del Colosseo ed è stato contattato da Marchionne per il ruolo di Direttore Generale degli Acquisti della Fiat.

Anche oggi il bicchiere è mezzo pieno, poiché sono estremamente orgogliosa del mio Davide che dimostra sempre di avere una buona dose di resilienza e capacità di adattamento. Credo che da adulto sarà una persona molto flessibile e comprensiva. E questo anche grazie alla rigidità della sorella.

… Sempre che non diventi un serial killer…

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C.S.I. Trivignano Udinese

Cosa vuol dire essere amico di qualcuno?

Prendere un caffè al bar confrontandosi sui grandi misteri insondabili della vita? Tra questi citiamo: “Chissà dove trovo un giubbino rosso come quello di quella-famosa-marca-che-non-mi-posso-permettere-a-meno-che-non-venda-un-polmone-e-2-cornee-al-mercato-nero-degli-organi?”, “Ma per la pizza va meglio il lievito di birra, il granulare o il lievito madre?” e soprattutto “Qual è Benji e qual è Fede?”.

Consolare nel cuore della notte l’amica perennemente single ed eternamente innamorata dell’amore con più uomini nel cuore che stelle nel firmamento?

Demolire senza possibilità di appello il potenziale acquisto di una gonna perché già sai che addosso alla tua amica avrà lo stesso effetto della stagnola attorno all’arrosto?

Passare ore a guardare le foto ed il video della luna di miele avvenuta 20 anni fa il cui unico pregio è prendere consapevolezza che, per fortuna, le scarpe da ginnastica “zeppate” non vanno più di moda?

Ognuno di noi ha un proprio concetto di amicizia, ma quasi tutti prevedono uno scambio comunicativo, una relazione tra 2 persone.

In questi mesi, invece, mi sono resa conto che l’amicizia è anche altro e come, al solito, i bambini sono sempre un passo avanti a noi adulti.

Amicizia è:

le bambine di quinta che giocano con Ariel a ricreazione sapendo che daranno tanto affetto e attenzione e riceveranno solo uno sguardo obliquo ed un fuggevole sorriso;

i bambini di prima che da sempre la accompagnano nel suo percorso e che vogliono sapere come fare per giocare al “lupo” con lei consapevoli che inseguiranno, ma non verranno inseguiti (ci stiamo ancora lavorando);

le mamme della scuola che mi chiedono come possono fare per capire meglio Ariel e come possono organizzare un pomeriggio affinchè lei giochi con i loro bambini;

un bambino di seconda che fa un regalo preziosissimo ad Ariel. Purtroppo, però, non so chi sia: l’ultimo giorno di scuola il maestro mi ha dato un pacchettino dicendomi che era “da parte di un bambino di seconda per Ariel”, ma non sapeva il nome del compagno di scuola.

E qui scatta C.S.I. Trivignano Udinese: se qualcuno avesse informazioni su chi è il bambino, me lo faccia gentilmente sapere perchè vorrei tanto ringraziarlo da parte di Ariel e rassicurarlo che il regalo è perfetto anche se c’è scritto “Buona Pasqua” (da quanto mi è stato riferito, era una cosa che lo preoccupava parecchio).

Mai regalo è stato più apprezzato da parte mia: un ciondolo simbolo di amicizia.

Ecco, l’amicizia è questo: fare un regalo ad una bambina autistica senza nessun secondo fine, solo per il gusto di donare qualcosa a chi, probabilmente, non contraccambierà mai.

E anche oggi il bicchiere è mezzo pieno: di amici, di ciondoli con bambine con i codini e di amore.

Ah, sì… L’altra metà del bicchiere la riempiamo con la gioia di avere avuto una bella notizia da una mia amica del caffè mattutino e per il dissolvimento del “blocco dello pseudo-scrittore-principiante-inadeguato” che iniziava a darmi molta ansia.

Mi dispiace per voi, ma… I am back! 

Cheers!